Banche, Tria accusa la Germania: “Ci hanno ricattato per accettare il bail in”. Poi ritratta: “Espressione infelice”

di Daniela Lauria
Pubblicato il 28 febbraio 2019 10:47 | Ultimo aggiornamento: 28 febbraio 2019 10:47
Banche, Tria accusa la Germania: "Ci hanno ricattato per accettare il bail in". Poi ritratta: "Espressione infelice"

Banche, Tria accusa la Germania: “Ci hanno ricattato per accettare il bail in”. Poi ritratta: “Espressione infelice”

ROMA – L’Italia ha accettato il bail in perché sotto ricatto della Germania, che minacciava di diffondere la notizia, e quindi il panico sui mercati, di un sistema bancario italiano prossimo al fallimento. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giovanni Tria in Parlamento, nel corso di una audizione ufficiale in commissione Finanze. Salvo poi ripensarci e parlare di “una espressione infelice”. 

L’affondo contro l’allora ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Scheauble, di avere ricattato il suo omologo italiano sotto il governo Letta, Fabrizio Saccomanni, si risolve così con una goffa marcia indietro. Nessuna “accusa specifica” alla Germania, ha spiegato Tria, solo la necessità di contestualizzare il clima in cui maturò l’approvazione della direttiva sulle crisi bancarie.

La situazione, come peraltro lo stesso Saccomani ricordava poco più di un anno fa sempre in Parlamento, davanti alla commissione d’inchiesta, vedeva l’Italia isolata: la percezione era che Roma potesse rappresentare “un rischio dirompente” e la Germania che dettava la linea a capo del nutrito gruppo dei Paesi rigoristi. Un veto insomma, come ha ribadito Tria correggendo il tiro, poteva essere controproducente.

Il ministro si è detto comunque convinto, così come il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che si tratti di uno strumento “che dovrebbe essere abolito”. La speranza dell’Italia, secondo fonti finanziarie, non sarebbe tanto quella dell’abolizione del bail in, procedura complessa e che richiede largo consenso” ma di una sua “revisione” con la possibilità di usare i fondi obbligatori in maniera preventiva.

Posizione su cui oggi, a distanza di cinque anni, si registrerebbe anche il consenso della federazione bancaria europea e la non opposizione della stessa Germania, mentre ancora non convince alcuni Paesi del Nord. In attesa di modifiche alle norme Ue, l’Italia resta comunque alle prese con la grana dei rimborsi ai risparmiatori, su cui i governi hanno le mani legate proprio in virtù del bail in.

Che cos’è il bail in?

E’ un sistema di salvataggio delle banche imposto da una direttiva Ue recepita in Italia dal 1 gennaio 2016. Per il salvataggio di un istituto finanziario sull’orlo del fallimento si fanno ricadere le perdite su obbligazionisti e correntisti. In pratica i primi a “pagare” di tasca propria il fallimento della banca sono i soggetti creditori più rischiosi, per poi, se necessario, scendere a cascata. Sono invece esclusi i risparmiatori che hanno depositi fino a 100 mila euro, poiché questi sono  protetti dal Fondo di garanzia dei depositi.

Il piano del governo

Il governo Lega-M5s ha puntato tutto sulla “urgenza sociale” per convincere la Ue della bontà del suo decreto risparmiatori. Le norme non prevedono più la valutazione del misselling caso per caso da parte di giudici o arbitri, ma rimborsi generalizzati dopo una più semplice valutazione dei documenti da parte di una commissione tecnica del Mef che sarà comunque formata, come ha spiegato il sottosegretario Alessio Villarosa, da figure “come magistrati o arbitri Anac”.

L’urgenza sociale è tra le voci che consentono un intervento nel rispetto delle regole Ue, ricorda Villarosa, assicurando, come ha fatto anche Tria, che non ci sono quindi “violazioni”. Il decreto, che dovrebbe arrivare “a giorni”, indicherà anche un ampliamento della platea a “microimprese e organizzazioni di volontariato”, mentre la Consap, assicura sempre Villarosa, sarà solo “ente erogatore” dei rimborsi, per i quali il governo ha stanziato 1,5 miliardi in tre anni.

Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev