Spread a livello di agosto, come se la Bce non fosse mai intervenuta

Pubblicato il 5 Settembre 2011 13:59 | Ultimo aggiornamento: 5 Settembre 2011 16:56

MILANO – Non c’è niente da fare: i mercati in generale temono la recessione, in particolare alla manovra italiana di aggiustamento dei conti non vogliono proprio crederci. E così inizia un’altra settimana di passione per Piazza Affari, con l’ennesimo lunedì nero di questa fase congiunturale che non accenna a passare. L’indice Ftse Mib arriva a perdere più del 5% nel pomeriggio, messo sotto pressione di nuovo dai bancari. Perdite che si allineano a quelle dei mercati asiatici e che, c’è da giurarci, saranno confermate anche a Wall Street. I dati drammatici sull’occupazione Usa spaventano i mercati e gli investitori, inibendo ogni propensione al rischio.

I risultati europei si allineano, nel pomeriggio, su un generale -5%. Francoforte -5,5%, Parigi -5%, Milano -5,1%.

Intanto la situazione italiana resta critica. L’attacco speculativo contro i titoli di stato torna ai livelli precedenti l’8 agosto, giorno in cui la Bce ha iniziato ad acquistare bond italiani e spagnoli per frenare la speculazione. Avevano ragione gli economisti che avevano avvertito sulla efficacia di breve termine di un intervento del genere. I bond italiani scendono così per l’undicesimo giorno consecutivo e i rendimenti arrivano a superare anche il 5,4%, con lo spread Italia/Germania che vola a 360. Eppure, secondo Bloomberg, la Bce è sul mercato per acquistare carta italiana anche oggi. Considerando i sondaggi sulla fiducia degli italiani al governo dopo la manovra, i mercati non fanno altro che confermare questa crisi di credibilità.

Non aiutano nemmeno le cattive performance del bund tedesco e il crollo dei consensi del cancelliere Angela Merkel, che ha perso le elezioni anche nel Meckleburgo-Pomerania, nell’ex est depresso. Ha perso in casa sua, consegnando la vittoria a socialdemocratici e Linke, che faranno un governo insieme. Gli occhi di tutto il mondo, a cominciare da noi, guardano all’evoluzione della politica tedesca: un’ondata di protesta anti-euro che trovasse sponde governative rimetterebbe in discussione le faticose intese di sostegno comunitario ai debiti sovrani in difficoltà, Italia in testa.