Cgil a Sacconi: “Basta. Già così nel 2013 donne in pensione a 68 anni”

Pubblicato il 23 Settembre 2011 15:35 | Ultimo aggiornamento: 23 Settembre 2011 17:10

ROMA, 23 SET – La Cgil dice no a nuovi interventi sul sistema previdenziale e avverte che già con le norme approvate finora le donne si troveranno ad andare effettivamente in pensione di vecchiaia nel 2031 a 68 anni e due mesi. Nessuna disponibilità quindi ad accelerare i tempi di transizione così come chiesto dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi attraverso un avviso comune tra le parti sociali.

L’insieme delle norme già in vigore con le manovre del 2010 e del 2011 – sottolinea la Cgil in uno studio che l’ANSA è in grado di anticipare – porteranno l’età effettiva delle donne (tra incremento previsto per la pensione di vecchiaia, aumento legato all’aspettativa di vita e la cosiddetta finestra mobile) a 68 anni e due mesi nel 2031.

Nel 2014 grazie all’anno di finestra mobile, i tre mesi di aumento per l’aspettativa di vita e il mese previsto per l’avvicinamento dell’età delle donne nel settore privato con quella degli uomini l’età di accesso effettivo alla pensione di vecchiaia per le donne del settore privato sarà di 61 e 4 mesi mentre per le lavoratrici autonome sarà di 61 anni e 10 mesi (la finestra mobile per queste lavoratrici è di 18 mesi).

Nel 2020 ai 63 anni e 2 mesi previsti grazie al percorso di avvicinamento all’età di vecchiaia degli uomini le donne del settore privato dovranno aggiungere naturalmente l’anno fissato per tutti di finestra mobile andando in pensione a un età effettiva di 64 anni e due mesi. Già nel 2022 l’età effettiva sarà di 65 anni e sei mesi mentre nel 2023 si andrà a 66 anni (le lavoratrici autonome a 66 anni e messo).

”Continuano a rincorrersi le indiscrezioni su una nuova manovra del Governo – afferma il segretario confederale Cgil Vera Lamonica – il Ministro Sacconi fa appello alle parti sociali per un avviso comune sulle pensioni. Non ha alcuna credibilità un Ministro che ha fatto della divisione tra le parti sociali e dell’attacco alla loro autonomia la ragione della sua esistenza. E poi è ora di smetterla di mettere le mani sulle pensioni”.

Il sistema previdenziale risulta in equilibrio, ma caso mai è la politica che avrebbe il dovere di intervenire per sanare le tante ingiustizie ancora presenti nel mondo del lavoro e per evitare l’impoverimento di migliaia di persone. ”Il problema non è la sostenibilità finanziaria, ma la sostenibilità sociale della previdenza pubblica”. Per la Cgil un nuovo intervento sulle pensioni sarebbe ”inaccettabile” perché ”gia’ la situazione risulta al limite della tollerabilita”’.