Cina-Svizzera, ok libero scambio: Pechino in Europa dalla finestra, senza dazi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Dicembre 2013 - 10:47 OLTRE 6 MESI FA
Cina-Svizzera, ok libero scambio: Pechino in Europa dalla finestra, senza dazi

Cina-Svizzera, ok libero scambio: Pechino in Europa dalla finestra, senza dazi

ROMA – Cina-Svizzera, ok libero scambio: Pechino in Europa dalla finestra, senza dazi. Pechino e Berna hanno sottoscritto un’intesa di libero scambio tra i due paesi che azzera i dazi (soprattutto nel lusso) e che sarà operativa già dal prossimo anno. Per la Cina si profila un’ottima opportunità di utilizzare i cantoni della confederazione elvetica per  vendere nei Paesi dell’Unione Europea senza barriere tariffarie. L’accordo vale ovviamente in entrambe le direzioni specie se consideriamo il vantaggio che imprese europee avrebbero a stabilirsi in Svizzera per vendere in  Cina o per aziende cinesi che investono in Svizzera per vendere in Europa. Anche le aziende italiane che aprono una filiale a Berna  potrebbero utilizzare i vantaggi dell’accordo per esportare in Cina. Tuttavia il rapporto di forze nella penetrazione dell’export tra Europa e Cina è di 1 a 3.

“L’accordo di libero scambio facilita gli investimenti di Pechino in Europa: se dall’intesa le imprese elvetiche hanno da guadagnarci un immenso mercato per i loro prodotti di lusso, le aziende cinesi in cambio ricevono dalla Svizzera una porta d’accesso per i Paesi del Vecchio Continente. (Luca Tajoli, prof. di Economia Internazionale al Politecnico di Milano intervistato dal Sole 24 Ore).

A livello procedurale il problema nasce proprio dalla regolamentazione che consente di apporre sull’etichetta di una merce la dicitura “made in Switzerland”. Le cosiddette “rules of origin” (diciamo la denominazione d’origine) in genere stabiliscono che “per essere qualificato come nazionale un prodotto debba aver acquisito in quel dato Paese più del 50%, spesso anche il 70% del suo valore aggiunto” (Luca Tajoli). Un limite abbastanza vincolante, come si vede, che limita la portata dell’accordo. Tuttavia, sfuggire ai limiti o vestire di un altro colore la nazionalità di una merce non è così complicato sono eventualità da considerare più che possibili.

Nell’era della globalizzazione chi può garantire la vera identità di un prodotto? Ad esempio, il 60% di tutte le merci in uscita dalla Cina, cioè quelle che noi consideriamo l’export cinese nel mondo, in realtà deriva da investimenti di multinazionali straniere. (Romeo Orlandi, Osservatorio Asia, intervistato dal Sole 24 Ore)

A questo proposito sui giornali svizzeri si è diffusa la convinzione che la Svizzera sia in procinto di diventare la piattaforma finanziaria cinese in Europa: il “canton Pechino”, la mossa del cavallo del dragone orientale.