Generali, al varo la nuova governance: domani assemblea degli azionisti

Pubblicato il 23 Aprile 2010 8:12 | Ultimo aggiornamento: 23 Aprile 2010 9:42

Cesare Geronzi

Ultimi contatti tra i soci privati delle Generali e Mediobanca sulla nuova governance del Leone al varo sabato a Trieste con l’assemblea degli azionisti e, a seguire, con la prima riunione del consiglio di amministrazione presieduto da Cesare Geronzi, che sarà chiamato a distribuire le deleghe e costituire i comitati interni. Dopo le consultazioni ristrette degli ultimi giorni, il primo appuntamento della ‘svolta’ è atteso già per questa sera, quando a Trieste si incontreranno a cena i componenti del vecchio e del nuovo Cda.

Il presidente uscente Antoine Bernheim potrebbe cogliere già questa occasione per esprimere apertamente i propri malumori sull’estromissione dal vertice delle Generali, dopo alcune interviste piccate e l’accusa – da ultimo – di ‘tradimento’ all’alleato di sempre Vincent Bolloré. Resta così ancora da chiarire se il banchiere francese alla fine accetterà la presidenza onoraria, o meno. Quanto alla distribuzione interna dei poteri nelle Generali, benché ogni decisione sia rinviata a sabato pomeriggio, l’attesa è che accanto a Geronzi presidente non esecutivo, Giovanni Perissinotto diventi capoazienda, con la qualifica di ‘group Ceo’, affiancato da Sergio Balbinot, cui andranno invece tutte le deleghe assicurative.

I comitati dovrebbero essere gli stessi di oggi, con aggiustamenti nella composizione e nelle funzioni, soprattutto di quello esecutivo. Su Generali è intanto intervenuto Vincenzo Consoli, amministratore delegato di Veneto Banca Holding e uno dei soci che di recente ha aumentato con decisione il proprio peso nel Leone (é in Ferak, veicolo che aveva già l’1,7% delle Generali e, assieme a Crt, ha acquistato un altro 2,26%). “Chi sia il presidente delle Generali – ha detto tra l’altro Consoli – non ci interessa, siamo fuori da una logica di potere, a noi l’unica cosa che interessa e che il Cda ha in testa è che Veneto Banca funzioni bene: sia sana solida e liquida”, ha detto. Quanto all’investimento, “per quanto ci riguarda è una partita opportunistica”.

Dal gruppo Caltagirone, infine, sono emerse alcune indicazioni nel corso dell’assemblea di Vianini Industria, una delle società con le quali il costruttore ed editore romano ha investito nel Leone arrivando al 2,001%. Vianini ha pagato la propria piccola quota dello 0,116% del capitale 25 milioni e, agli attuali valori di mercato, ne stima il valore a 30 milioni, con una plusvalenza potenziale di 5 milioni, ha spiegato il consigliere Mario Delfini.

In un’intervista Bolloré smentisce che Generali serva un aumento di capitale, come invece detto dal presidente uscente Antoine Bernheim. “Generali non ha bisogno di soldi – risponde -. Il coefficiente di solvibilità e la sua situazione finanziaria sono tra i migliori nel settore. Quanto alla capitalizzazione del mercato, é la migliore al mondo”. Il cambio di presidenza alle Generali non porterà a svolte strategiche, spiega: “Il bilancio di Antoine Bernheim è eccellente” e il nuovo presidente “saprà sicuramente continuare questo sviluppo mantenendo le squadre sul posto”. Bolloré ricorda che Bernheim è “un uomo meraviglioso, verso il quale ho un’ammirazione e un rispetto senza limiti”.Nessun braccio di ferro però è avvenuto sulla decisione di non rinnovarlo nella sua carica: “La grande forza degli italiani è la loro capacità di creare consenso”, spiega l’imprenditore francese, aggiungendo che “la scelta di Cesare Geronzi è stata fatta all’unanimità”.

Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi e il ministro dell’Economia pensano di fare delle Generali il braccio armato dello Stato per difendere il patriottismo economico della Penisola? viene chiesto a Bolloré. “Da sempre, Generali e Mediobanca sono società indipendenti. Tutta l’Italia lo sa – risponde Bolloré -. L’una e l’altra non sono solo destinate a distribuire dividendi ai loro azionisti. Entrambe lavorano per lo sviluppo dell’Italia e devono continuare a intervenire nei dossier strategici per il Paese, come hanno fatto ad esempio in Telecom Italia. Nella crisi, il capitalismo italiano a dimostrato la propria forza. E’ molto ricco, molto determinato e molto unitario”.