Inflazione crolla all’1,2% nel 2013: non è una buona notizia, consumi depressi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 gennaio 2014 11:06 | Ultimo aggiornamento: 14 gennaio 2014 12:13
Inflazione media dell'1,2% nel 2013: crolla ai minimi dal 2009

Inflazione media dell’1,2% nel 2013: crolla ai minimi dal 2009 (Foto LaPresse)

ROMA – Inflazione crolla all’1,2% nel 2013: non è una buona notizia, consumi depressi. Il tasso d’inflazione medio annuo è sceso all’1,2% nel 2013 rispetto al 3% del 2012. Un tasso ben due volte e mezzo inferiore a quello dell’anno precedente e che segna il livello più basso mai registrato dal 2009, rivelano i dati dell’Istat. Contrariamente al senso comune, che giustamente vede un pericolo nell’aumento generalizzato dei prezzi effetto dell’inflazione galoppante e causa della perdita di potere d’acquisto per le famiglie, una inflazione che persiste sotto certi limiti (diciamo un 2% fisiologico) rischia di preludere a una stagnazione, a una spirale deflattiva dove i prezzi diminuiscono. Con la conseguenza che i consumi si deprimono (ci si aspetta che i prezzi diminuiscano e si ritardano gli acquisti), pregiudicando la ripresa della crescita del Pil (con la conseguenza per lo Stato di dover pagare maggiori oneri per gli interessi sul debito).

Dietro il calo c’è una forte contrazione dei consumi, tanto che il 68% degli italiani ha optato per pesanti spending review casalinghe, spiega Coldiretti, dicendo addio a viaggi e lussi, ma anche tagliando sulla spesa destinate al tempo libero e all’abbigliamento.

“INFLAZIONE IN CALO” – Il forte rallentamento dell’inflazione, secondo il parere dell’Istat, è spiegato dalla “dinamica dei prezzi al consumo nel 2013 riflette principalmente gli effetti della debolezza delle pressioni dal lato dei costi, in particolare degli input energetici, e quelli dell’intensa e prolungata contrazione della spesa per consumi delle famiglie”.

L’Istat ha poi sottolineato che “in questo quadro l’aumento dell’aliquota ordinaria dell’Iva, entrato in vigore all’inizio di ottobre 2013, ha esercitato sull’inflazione un effetto parziale e modesto”.

Quanto al cosiddetto carrello della spesa, che va dal cibo ai carburanti, l’Istat spiega che ”le caratteristiche del quadro inflazionistico del 2013 si sono riflesse in un ridimensionamento della crescita dei prezzi dei prodotti acquistati più frequentemente dai consumatori. I prezzi di tali prodotti sono infatti aumentati, nella media del 2013, dell’1,6% rispetto alla crescita del 4,3% del 2012, segnando comunque un valore di 0,4 decimi di punto percentuale più elevato rispetto all’inflazione media annua totale”.

Inoltre, l’Istat fa sapere come l’eredità dello scorso anno sia pari a zero: ”Il calcolo del trascinamento dell’inflazione sul 2014 registra un valore nullo, dovuto alla marcata attenuazione delle tensioni inflazionistiche nell’anno appena concluso”.

“CONSUMI TAGLIATI” –  L’inflazione è calata bruscamente per effetto del crollo dei consumi delle famiglie nel 2013, con più di due italiani su tre (68 per cento) che hanno ridotto la spesa o rimandato l’acquisto di capi d’abbigliamento e oltre la metà (53 per cento) che ha detto addio a viaggi e vacanze e ai beni tecnologici e molto altro ancora. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixè in riferimento ai dati Istat sull’inflazione.

Una situazione provocata dalla recessione che, sottolinea la Coldiretti, ha fatto scendere i consumi in Italia del 9% negli ultimi 5 anni, tanto da toccare nel 2013 il livello più basso dal 1997. Ad essere tagliate nel 2013 sono state addirittura le spese per l’alimentazione, con una riduzione del 3,9% secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ismea relativi ai primi nove mesi dell’anno. La situazione economica generale del Paese, precisa la Coldiretti, si riflette sul potere di acquisto delle famiglie e quindi sull’andamento dei consumi.

La crisi infatti ha provocato una profonda spending review dei bilanci familiari che ha colpito tutte le voci di spesa come la frequentazione di bar, discoteche o ristoranti nel tempo libero, dei quali ha fatto a meno ben il 49%. Il 42% degli italiani ha rinunciato alla ristrutturazione della casa, il 40% all’auto o la moto nuova e il 37% agli arredamenti. E sul 2014, conclude la Coldiretti, pesa il fatto che appena il 14% delle famiglie italiane pensa che la propria situazione economica migliorerà, mentre per il 35% e destinata a peggiorare anche se una maggioranza del 51% ritiene che non cambierà.