Istat: economia sommersa nel 2008 tra i 255 e i 275 miliardi di euro

Pubblicato il 13 luglio 2010 10:20 | Ultimo aggiornamento: 13 luglio 2010 11:49

Un minimo di 255 e un massimo 275 miliardi di euro. A tanto ammonta, secondo l’Istat, il peso del sommerso nel nostro Paese nel 2008. Secondo l’Istituto di statistica, infatti,  il peso dell’economia sommersa è compreso tra il 16,3% e il 17,5% del Pil (nel 2000 era tra 18,2 e 19,1%).

Tra il 2000 e il 2008 l’ammontare del valore aggiunto sommerso registra una tendenziale flessione, pur mostrando andamenti alterni: la quota del sommerso economico sul Pil raggiunge il picco piu’ alto (19,7%) nel 2001, per poi decrescere fino al 2007 (17,2%) e mostrare segnali di ripresa nel 2008 (17,5%).

La valutazione dell’economia sommersa effettuata dall’Istat individua una ”forchetta” di stime: ”Il valore inferiore di quest’ultima – spiega la nota – e’ dato dalla parte del prodotto interno lordo italiano che e’ certamente ascrivibile al sommerso economico; quello superiore si riferisce, invece, alla parte del Pil che presumibilmente deriva dal sommerso economico ed ingloba anche una componente di più difficile quantificazione, data la commistione esistente tra problematiche di natura statistica e quelle di tipo più prettamente economico.

L’incremento del 2008, rilevato sia in termini assoluti che relativi, è ascrivibile esclusivamente alla componente correzione del fatturato e dei costi intermedi, che fa registrare un incremento del 6,4 per cento, mentre le altre componenti restano sostanzialmente stabili (lavoro non regolare) o diminuiscono leggermente (riconciliazione stime offerta e domanda). Nel 2008 la quota del Pil imputabile all’area del sommerso economico (17,5 per cento nell’ipotesi massima) e’ scomponibile in un 9,8 per cento dovuto alla sottodichiarazione del fatturato ottenuto con un’occupazione regolarmente iscritta nei libri paga, al rigonfiamento dei costi intermedi, all’attivita’ edilizia abusiva e ai fitti in nero, in un 6,5 per cento riconducibile all’utilizzazione di lavoro non regolare e in un 1,3 per cento dovuto alla riconciliazione delle stime dell’offerta di beni e servizi con quelle della domanda.

Il peso del valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso economico differisce considerevolmente per settore di attivita’ economica. Nel 2008, nell’ipotesi massima, il valore aggiunto sommerso nel settore agricolo e’ pari al 32,8 per cento del valore aggiunto totale della branca (9.188 milioni di euro), nel settore industriale al 12,4 per cento (52.881 milioni di euro) e nel terziario al 20,9 per cento (212.978 milioni di euro). Questi valori percentuali si discostano in modo evidente da quelli d’inizio periodo, quando in agricoltura risultava sommerso il 29,7 per cento del valore aggiunto, nell’industria il 14 per cento e nel terziario il 23,2 per cento. Nel considerare il peso del sommerso nel terziario, sottolinea l’Istat, e’ utile tener presente l’effetto ‘calmieratore’ del settore pubblico, dove il fenomeno e’ assente.

Se si considera solo la parte di attività di mercato, cioe’ quella svolta dalle imprese, il peso del valore aggiunto sommerso in questo settore si attesta sul 29,9 per cento nel 2000 e sul 27,1 per cento nel 2008. Nel 2008, se consideriamo solamente l’economia di mercato, al netto della Pubblica amministrazione, il peso del sommerso è del 20,6 per cento, contro il 17,5 per cento calcolato sull’intera economia. Tra il 2000 e il 2008 il valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso economico ha subito andamenti diversi. Al considerevole incremento del 2001, che, nell’ipotesi massima, ha portato il peso del sommerso al 19,7% del Pil, e’ seguita una fase decrescente interrottasi nel 2008 quando l’ipotesi massima e’ passata al 17,5% dal 17,2% del 2007 (il valore piu’ basso nel periodo 2000-2008).