A Marchionne piace tanto pestare i piedi a tutti, anche alle signore sindacaliste come la neo Susanna Camusso

Pubblicato il 5 Novembre 2010 11:12 | Ultimo aggiornamento: 6 Novembre 2010 12:12

L’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne ha fatto scoppiare un caso diplomatico escludendo dalla riunione con i sindacati il nuovo segretario della Cgil Susanna Camusso, da poco subentrata al posto di Guglielmo Epifani. Giovedì scorso sono arrivati alla spicciolata poco dopo le 17 alla sede romana della Fiat. Raffale Bonanni, Luigi Angeletti, Giuseppe Farina, Rocco Palombella e Roberto Di Maulo. Sono i vertici dei sindacati che hanno detto sì a Sergio Marchionne negli accordi separati su Pomigliano e che ora chiedono una riunione a parte per discutere il futuro degli stabilimenti italiani.

L’ad del Lingotto concede l’incontro e nasce quindi il primo caso diplomatico con il nuovo segretario della Cgil, Susanna Camusso. Il fatto che la Fiom sia esclusa dalla riunione è considerato uno sgarbo certo ma che rimanga alla porta anche la Cgil nel primo giorno di insediamento del nuovo segretario generale è abbastanza clamoroso. La Fiat fa notare di non aver organizzato lei la riunione ma di aver acconsentito a un’iniziativa di un gruppo di sindacati. E in serata aggiungeva che non direbbe no a una analoga richiesta della Cgil. Certo, si diceva giovedì, la frase della Camusso nel discorso di insediamento, “la Cgil non lascerà mai sola la Fiom, non deve aver ben disposto Marchionne nei suoi confronti.

Dalla riunione separata Bonanni, Angeletti e Di Maulo escono comunque soddisfatti. “E’ stato un incontro positivo – dicono – perché la Fiat ha accolto una richiesta fatta da noi tre settimane fa e ha garantito che entro una decina di giorni partirà la trattativa sulle produzioni a Mirafiori”. Di Maulo aggiunge che “presto verrà preparato il nuovo contratto di lavoro che traduce i principi dell’intesa su Pomigliano. Il nuovo contratto dovrà recepire anche i punti del contratto nazionale per consentire alla newco di uscire da Confindustria”.

Un meccanismo simile lo illustra nel pomeriggio lo stesso Marchionne uscendo dall’incontro con il neo ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani. Quale garanzia hanno i 4.800 lavoratori di Pomigliano di essere trasferiti tutti nella newco? Non rimarrà qualcuno per la strada? “Con i volumi di produzione della Panda siamo in grado di assorbire tutti i dipendenti dello stabilimento. Saranno poi loro a decidere”, risponde Marchionne ribadendo inoltre che non ha alcuna intenzione di lasciare l’Italia.

Le ultime mosse del numero uno della Fiat provocano la reazione di Fiom e Cgil: “Non è con le scorciatoie degli incontri separati e con gli sgarbi a Cgil e Fiom che Marchionne riuscirà a risolvere il problema del consenso in fabbrica”, dice il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Airaudo. La Cgil con Vincenzo Scudiere chiede “che il governo convochi un tavolo sul futuro degli stabilimenti italiani”. Una strada che Romani non sembra intenzionato a percorrere: “Incontrerò certamente i sindacati ma non ci sarà un tavolo con la Fiat”. Il ministro aggiunge che “sono pervenute molte proposte per il futuro di Termini Imerese. Ne stiamo esaminando sette, non tutte legate all’industria dell’auto”.