Passera: “Non è il sindacato a frenare la crescita, ma la burocrazia”

Pubblicato il 30 Agosto 2010 21:01 | Ultimo aggiornamento: 30 Agosto 2010 21:38

Corrado Passera

Le relazioni sindacali non sono un ostacolo alla crescita economica. Corrado Passera sceglie lo scenario di veDrò, il pensatoio fondato da Enrico Letta, per intervenire su uno dei temi centrali dell’estate e rivendicare l’esperienza positiva di ‘concertazione’ avuta sia nel pubblico, alle Poste, e sia nel privato, in Intesa SanPaolo.

Alcuni dei nodi venuti al pettine di recente proprio in vertenze sindacali sembrano legati, secondo Passera, più a questioni complessive di politica economica e industriale. Così, ad esempio, inquadra le strategie nella globalizzazione avviate dalla Fiat di Sergio Marchionne, dove – spiega – si rende necessario a quel punto ”capire che cosa si può fare in ciascun Paese”.

Il Lingotto deve comprendere ”se la componente produttiva nel suo settore di attività può essere mantenuta”, e si tratta comunque di un problema che ”in molti comparti” dobbiamo porci come Paese. ”C’è un valore importante nel mantenere molto sviluppata in un Paese come il nostro anche la manifattura”, dice Passera.

Sulle relazioni sindacali, comunque, il numero uno di Intesa SanPaolo è chiaro: ”Tra i problemi che bloccano la nostra crescita non metterei tra i primi quelli dei rapporti con il sindacato: anche ad andare a esaminare le ragioni dei pochi investimenti esteri, non è questa una delle motivazioni principali che vengono portate per spiegare perché non vengono fatti investimenti nel nostro Paese”, dice, quasi replicando idealmente alle affermazioni di Marchionne a Rimini.

Lo sono piuttosto, afferma, ”il malfunzionamento della pubblica amministrazione che non dà risposte, il malfunzionamento della giustizia, la mancanza di infrastrutture o il controllo sul territorio in alcune zone del Paese”.

”Ho esperienza di operazioni anche complicate – aggiunge il numero uno di Intesa Sanpaolo – e di ristrutturazioni molto difficili fatte con il sindacato. In tutti i casi, sia nel pubblico e sia nel privato, c’è stato un confronto molto forte e una concertazione sugli obiettivi da raggiungere e le modalità per farlo, e insieme ai sindacati si è riusciti a fare piani molto coraggiosi”.

”Certo, bisogna avere la capacità di andare avanti – sottolinea. Noi stessi abbiamo fatto accordi in deroga da contratti, per evitare di dover portare dipendenti nell’Est Europa, per poterli mantenere in Italia e poter assumere personale giovane. Quindi è stato fatto un contratto in deroga e non tutti i sindacati l’hanno firmato, ma siccome la maggioranza ha firmato, siamo andati avanti”.

L’intervento di Passera nell’ex centrale elettrica di Fies a Dro era incentrato sull’Italia tra dieci anni, nell’ambito di una riflessione che a veDrò quest’anno si è soffermata in particolare sulla leadership, ma ha spaziato su molti temi, tornando più volte sulla crisi economica e la necessità anche di una leadership capace di creare crescita economica in difesa della democrazia stessa.

”Ci stiamo rimettendo in moto ma non abbiamo neanche lontanamente raggiunto la velocità di cui avremmo bisogno per creare nuova occupazione”, avverte. ”Ci sono rischi pesanti per una democrazia che non cresce, che non assicura crescita economica perché può portare molta delusione e questo, come ci ha insegnato la storia, può essere pericoloso – chiarisce. Una democrazia che non decide diventa insopportabile e pesante. Se non assicura la giustizia con tempi più ragionevoli, viene tarlato alla base il patto tra Stato e cittadini”.

Alla fine Passera rivendica il diritto di occuparsi del bene comune: ”Sono già in campo e ci sto benissimo”, risponde questa volta all’ennesima domanda su un eventuale impegno politico diretto.