Austerità e recessione. Il nobel Krugman: “Follia europea”

Pubblicato il 1 ottobre 2012 9:50 | Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2012 9:59
paul krugman

Il Nobel dell’economia Paul Krugman

ROMA – Con l’editoriale “La follia dell’austerità europea”, l’economista americano e premio Nobel Paul Krugman spara a zero contro l’approccio lacrime e sangue di stati e istituzioni continentali, punitivo al limite del sadismo, che promette di risolvere la crisi tagliando la spesa pubblica proprio quando le popolazioni sono ridotte allo stremo. Sul New York Time Krugman smonta il giudizio unanime, diventato quasi un luogo comune, che un salutare bagno di austerità ci condurrà fuori dal guado.

E’ la favola che ci raccontiamo (che politici e tecnici ci raccontano) e che ha ricevuto la massima illusoria conferma nel recente sblocco degli aiuti della Banca Centrale subordinati a severe misure di tagli alla spesa e altre condizioni capestro. E’ bastato che i mercati ne prendessero atto con soddisfazione per riaffermare la bontà del ragionamento economico: dimenticando, nel frattempo, che persone in carne e ossa stavano pagando il prezzo più alto di questa impostazione. Il problema, secondo Krugman, non è il debito, ma l’assenza cronica di crescita, la disoccupazione a doppia cifra, una stagnazione a livelli di Grande Depressione.

E, improvvisamente,  ci si è accorti che la gente no ce la faceva più. Qualcuno si ostina a credere che scioperi e manifestazioni oceaniche in Spagna e Grecia siano i prevedibili strascichi di una protesta ridotta a differire in qualche modo sacrifici che comunque vanno fatti. Krugman attacca frontalmente questo culto dell’austerità, ribaltando, su un’ideale lavagna, la lista degli autoproclamatosi buoni a favore degli incolpevoli cattivi. Dove sbagliano, ostinatamente, i cultori della austerità?

Non è vero, per esempio, che la crisi spagnola derivi dall’eccesso di spesa pubblica: deriva, invece, dal fatto che la bolla immobiliare è arrivata fatalmente a scoppiare, dopo aver procurato un effimero boom anche occupazionale e un relativo periodo di inflazione che ha reso più difficile alle imprese spagnole di essere competitive. Recuperare competitività richiederà anni: intanto si preferisce tagliare anche i servizi essenziali per una popolazione in ginocchio. E’ vero che in questo momento la Spagna ha grosse difficoltà a finanziarsi sul mercato e il suo debito cresce troppo: ma non è tagliando qualche punto di deficit che i mercati si tranquillizzeranno. Hanno piuttosto paura di uno sbocco sociale della crisi senza controllo.

E, come il Fondo Monetario Internazionale, credono che ulteriori tagli alla spesa pubblica durante crisi economiche profonde e persistenti inducano gli investitori a credere che il declino stia allungando il passo. “I veri attori irrazionali” di questa crisi sono, in questa congiuntura, coloro che si presume siano “i politici e i funzionari seri” e che infliggono “ancor più dolore, giusto per il piacere di infliggerlo”. La loro impostazione moralistica, una falsa prospettiva che dalla Germania si è estesa in tutta Europa, pretende che la crisi abbia a che fare con il cattivo comportamento di chi vive al di sopra delle sue possibilità.

E’ una favola, appunto, che omette, per esempio, il sostegno attivo delle banche tedesche alla bolla immobiliare spagnola. Krugman è lapidario, punta il dito dritto con la Germania e il suo elettorato, spaventato e persuaso dalla paternalista e falsa narrazione  dei suoi politici e economisti: “Se vuole salvare l’euro, la Germania lasci fare alla Bce tutto ciò che è necessario per soccorrere gli stati debitori senza pretendere in cambio altre inutili sofferenze”.

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