Veneto Stato, gli imprenditori trasferiscono i conti in Slovenia

Pubblicato il 27 Settembre 2011 16:40 | Ultimo aggiornamento: 27 Settembre 2011 16:40

CAPODISTRIA (SLOVENIA), 27 SET – Conti correnti in Slovenia: è la scelta di una trentina di imprenditori veneti, dopo la “fondazione” di Veneto Stato. Il Corriere della Sera racconta la “gita fiscale” oltreconfine: “Non ho più fiducia nel nostro sistema, spiega Walter Torresan di Preganziol (Treviso) – può accadere di tutto: il crollo è dietro l’angolo, con il debito pubblico al 120% sul Pil”.

“L’Italia – gli fa eco Claudio Rigo di Casier (Treviso)- è sempre quella di Gelli, Sindona, Calvi – non mi fido: chi lo sa, magari da un giorno all’altro ci tolgono i soldi dal conto corrente”.

Angelo De Marchi, di Treviso ha persino smesso di pagare le tasse “da quando, nel 1996, la Finanza se l’è presa con me. Mi mandino Equitalia, che gli offro un caffè”.

Giorgio Fidenato, di Pordenone, presiede l’associazione “Agricoltori federati”, che nel 2009 ha stabilito che la figura del sostituto d’imposta va abolita: “Non spetta a noi fare gli esattori”, dice.

Stefano di Albignasego (Padova), bancario, si rende conto che “il rischio di una patrimoniale c’è, eccome: tanto vale diversificare”, depositando il capitale in diverso posti.

Tutti i “venetisti”, sottolinea il Corriere della Sera, sono uniti non solo dalla sfiducia nel sistema fiscale italiano, ma anche dalla delusione per i partiti di provenienza, entrambi di centrodestra: Lega Nord e Popolo delle libertà.

Dice Gianfranco Favero, ex pidiellino di Quinto (Treviso): “Non trovo parole per descrivere la mia delusione”.

Tutte voci dei fautori del “Veneto Stato”, certi di riuscire anche dove ha fallito la Lega perché “il nostro percorso è diverso – spiega il segretario Lodovico Pizzati -: allo Stato italiano non chiediamo niente. Come è accaduto nel Sudan del Sud e nel Montenegro, una volta al potere in Regione organizzeremo una consultazione popolare sotto l’egida della comunità internazionale. Certo, servono i numeri: ma in un anno ci siamo moltiplicati”.