Bolletta elettricità: 2 mld in più sulle famiglie, usate come bancomat

ROMA – Per quanto riguarda l’energia elettrica, sulle famiglie pesano due miliardi di costi aggiuntivi, oltre cioè al 60% della spesa dovuta al gas, al 13,5% che se ne va tra tasse e accise varie, al 14% per il funzionamento della rete, cioè del trasporto dell’energia elettrica. Due miliardi che con l’energia e tanto meno con quella verde non hanno nulla a che spartire. A guardare nel dettaglio dentro una bolletta ci si accorge che comprende troppe voci. Viene usata un po’ come un bancomat finanziato dalle famiglie sulle quali viene caricato il fardello di oneri diversi, i più disparati. Ci si paga il vecchio nucleare che pur “rottamato”, costa ancora per lo smaltimento delle scorie e per la messa in sicurezza degli impianti. Ma poi si aiutano le grandi aziende divoratrici di energia a contenere i costi, si finanziano alcuni capitoli della riforma Gelmini, si procurano le risorse per il bonus ai disagiati. E sopra ci si paga anche l’Iva.

I sei miliardi che pesano in bolletta per finanziare gli incentivi al fotovoltaico sono considerati effettivamente troppi, nel senso che il meccanismo che incoraggia la produzione di energia alternativa va nella giusta direzione ma non può pesare sempre sui soliti noti, vale a dire famiglie e piccola impresa. Infatti nel governo si è aperto un dibattito, per non dire due orientamenti contrastanti. Parliamo di 100 miliardi di costi per gli incentivi da qui al 2020, quando si spera che il panorama dell’approvvigionamento energetico abbia cambiato di segno e non poggi ancora solo su gas e combustibili fossili. A quella data sarà possibile calcolare i benefici in termini ambientali ma anche in termini economici con l’auspicabile risparmio nelle bollette bimestrali. In  attesa di conoscere quale sarà il destino della rete Snam scorporata da Eni, del ruolo di Terna, insomma di tutte le questioni energetiche di competenza e rilevanza meramente politica.

Il ministro dello Sviluppo Passera sostiene un ridimensionamento drastico degli incentivi alle rinnovabili: dopo l’allarme sul record raggiunto dalle bollette lanciato dall’Authority per l’ennesimo rincaro di aprile, Passera vuole dimezzare la spesa. Dall’altra parte, il ministro dell’Ambiente Clini predica prudenza, non contesta il collega, ma invita a leggere bene i dati, immaginando una più severa e stringente strategia per l’efficienza energetica e l’energia pulita “e contemporaneamente alleggerire il costo delle bollette”.

Se gli ambientalisti annunciano battaglia, il responsabile per i temi dell’energia del Pd, Federico Testa, invita ad aprire una discussione su cosa va in bolletta e cosa finisce sulla tassazione generale: è necessario guardare alle voci come “i regimi tariffari speciali per le Ferrovie, o il nodo della tassa sulla tassa che caratterizza il metano, che procura allo Stato un extra-gettito di oltre il 6%, che prima o poi andranno affrontate”. Legambiente appoggia il ministro Clini e rileva come assurde le prese di posizione contro quel 10% in bolletta per le rinnovabili, mentre sul resto, sul rimanente 90% non si apra una discussione. Parliamo del “costo del per l’acquisto di petrolio e carbone, i miliardari guadagni delle imprese, i sussidi al nucleare, la dipendenza dai combustibili fossili, le centrali termoelettriche che funzionano a mezzo servizio”.

Comments are closed.

Gestione cookie