Suicidio in massa di topi nelle campagne venete: ipotesi “pullulazione”, sopprimersi per salvare la specie

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Giugno 2021 14:50 | Ultimo aggiornamento: 10 Giugno 2021 7:54
Suicidio in massa topi veneto

Suicidio in massa di topi in Veneto (Ansa)

Suicidio in massa di topi nelle campagne venete. Qual è la causa della grande moria di topi in Veneto?

Suicidio in massa di topi nelle campagne venete

Gruppi di carcasse di ratti e topi vanno accumulandosi sui sentieri, le strade, i fossi in tutta la pedemontana tra le province di Treviso e Pordenone. Vanno a morire a centinaia, a migliaia. Forse lo fanno di proposito. 

In assenza di altre spiegazioni, è la teoria scientifica più accreditata: tecnicamente, si dice “pullulazione”. In pratica un suicidio di massa tra gli individui della stessa specie per preservarne la continuità biologica. La scarsità di risorse indurrebbe i topi al sacrificio di una parte di loro. 

Cos’è la “pullulazione”: sopprimersi per la sopravvivenza della specie

Significa che la popolazione si è allargata oltre il limite sostenibile dalle risorse alimentari: ragioni evolutive, in questi casi, fanno scattare questa sorta di autoregolamentazione per garantire la sopravvivenza della specie.

I sindaci della zona incriminata si rivolgono tutti a quello di Vittorio Veneto, Antonio Miatto, che di professione è veterinario. E’ lui ad aver fatto l’esempio dei lemming che si suicidano in massa e spiegato il fenomeno della “pullulazione”.

Come i lemming delle zone artiche che si gettano dalle scogliere

I lemming, ha spiegato, sono piccoli roditori delle zone artiche del pianeta: quando il cibo scarseggia e non basta più, si suicidano in massa gettandosi in mare dalle scogliere.

“È un’ipotesi plausibile anche per i nostri topi, magari diventati sovrabbondanti in seguito ad una super produzione recente di frutti di certe conifere in seguito venuta meno – prosegue il sindaco veterinario – ma purtroppo ancora non possiamo dire quale sia la causa scientifica della morte”.

Conclusione, ne sappiamo molto ma ancora non è sufficiente. “Non abbiamo capito in che modo gli individui lo provochino e, ancora meno, con quali segnali la natura li induca a compierlo”.