Famiglie e imprese non pagano 102 miliardi di prestiti ricevuti

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 21 Novembre 2011 15:29 | Ultimo aggiornamento: 21 Novembre 2011 15:29

foto Lapresse

ROMA – Cento miliardi di euro, anzi 102 per la precisione, sono i crediti che le banche difficilmente recupereranno. Il conto è stato fatto due mesi fa e tende a crescere.  A tanto ammontano i prestiti a rischio erogati dagli istituti di credito, cioè quelli che presentano minori probabilità di rimborso da parte dei clienti. Si tratta di un aumento pari 39,9% rispetto ai quasi 75 miliardi di euro del settembre 2010. Venticinque miliardi in più in dodici mesi, 25 miliardi in più che famiglie e imprese non ce la fanno a pagare. Quasi i due terzi delle sofferenze (che al valore di realizzo, ovvero al netto delle: svalutazioni contabilizzate, ammontano a 53,8 miliardi) è a carico delle aziende. Il resto, a carico delle famiglie. Se si voleva una fotografia in carne e ossa dell’astratto credit crunch, eccola qua.

A rivelarlo è la Banca d’Italia nel supplemento “Moneta e Banche”, secondo cui le sofferenze per gli istituti del paese, nel mese di settembre, hanno superato la soglia dei 102 miliardi di euro. Ennesimo allarmante segnale che conferma come la crisi finanziaria non cenni a mollare la presa. A farne le spese sono famiglie e imprese italiane, sempre più in difficoltà a onorare i debiti contratti con gli istituti di credito.

Se le più esposte come valori assoluti sono le aziende, sono invece le famiglie quelle che in termini percentuali hanno maggiormente visto aumentare le loro sofferenze. Il bollettino della Banca d’Italia rileva che 66.65 miliardi di euro in prestiti a rischio sono a carico di aziende, contro i 47,64 dello stesso periodo dello scorso anno, con un aumento del 39,9%. In carico alle famiglie ci sono invece “appena” 24,07 miliardi di euro, che però, rispetto ai 16,42 miliardi di settembre dello scorso anno, significano un più 46,7%.

Sono i mutui a pesare maggiormente sull’indebitamento dei cittadini e l’aumento dei tassi d’interesse rende ancora più onerosa l’opzione di rifinanziamento. I nuclei familiari devono fare i conti inoltre con la tenuta del bilancio domestico, stretto nella morsa di perdita del potere di acquisto e aumento dei prezzi dei prodotti, anche quelli di prima necessità, come dimostra del resto la contrazione cronica dei consumi.

La ripartizione per settori traccia una mappatura piuttosto aderente delle difficoltà con cui le diverse categorie di imprese devono fare i conti a causa della crisi finanziaria e della paralisi economica in cui si trova l’Italia. E’ l’attività manifatturiera quella più esposta con 22,55 miliardi di euro, seguita dal comparto delle costruzioni e dal commercio sia esso all`ingrosso che la dettaglio.

Palazzo Koch fa notare che i valori descritti nel supplemento “sono stati influenzati da discontinuità dovute ad alcune operazioni societarie compiute da banche”, e questo spiegherebbe in qualche modo il carattere pronunciato delle variazioni rispetto ai mesi precedenti. Ma anche al netto di questa considerazione le cifre sono “preoccupanti”, specie per le famiglie, come spiega Elio Lanutti, presidente dell’Adusbef, l’associazione che tutela i consumatori di banche e istituzioni finanziarie. Ancor più perché nello stesso periodo i prestiti erogati sono stati pari a 1.984 miliardi di euro, rispetto ai 1.914 miliardi di settembre 2010, appena il 3,6% in più. Un’inezia che nemmeno sfiora di un decimo quella registrata dalla sua componente “a rischio”.