Giuseppe Giulietti

Rai: chi la festeggia, chi le vuole fare la festa. Privata per Licio Gelli?

Rai: chi la festeggia, chi le vuole fare la festa. Privata per Licio Gelli?

Chi vuole la Rai privata, di chi fa il gioco?

In queste ore milioni di italiani hanno festeggiato i ” Primi ” 60 anni della Rai, altri invece continuano a pensare a come ” Fare la festa alla Rai”.

Non si tratta di cittadine e di cittadini, magari indignati per questo o quel programma, o per le spese eccessive, o per un compenso straordinario, ma dei soliti noti che, da decenni, provano a ” Dissolvere” il servizio pubblico, come per altro già indicato da Licio Gelli nel suo cosiddetto Piano di rinascita nazionale.

Così un vasto fronte trasversale é sempre all’opera; ci prova e di riprova, di volta in volta assume le sembianze del leghista incazzato, del grillino indignato, del forcone di passaggio, del liberista accanito, del professore tecnocrate, del ” democratico” innovatore.

Il quotidiano di famiglia ” Libero” ha sintetizzato questi umori con il titolo ” Privatizziamola”, sparato in occasione del compleanno di viale Mazzini.

Dal momento che non siamo tra quanti temono privatizzazioni, liberalizzazioni e radicali riforme dell’esistente, non ci scandalizziamo che si possa discutere anche di questo tema, purché si sappia di cosa si sta parlando e di quali siano gli interessi in campo.

Sarà appena il caso di ricordare che le istituzioni europee e le agenzie internazionali .che si occupano della libertà dei media, hanno assegnato all’Italia una posizione indecorosa nelle graduatorie internazionali.

Tale posizione non discende dalla ” Fucilazione ” dei cronisti, ma dagli irrisolti nodi strutturali che condizionano il sistema dell’informazione.

I riferimenti e i richiami riguardano il conflitto di interessi, la debolezza delle normative anti trust, la fonte di nomina delle Autorità di garanzia e del consiglio di amministrazione della Rai, le cosiddette ” Querele temerarie”.

Nessun richiamo ha mai riguardato la eventuale privatizzazione del servizio pubblico e neppure una sua progressiva riduzione di ruolo e di funzione.

Di fronte a questo quadro, i governi e la politica, non riescono a fornire risposta alcuna e preferiscono buttare la palla in tribuna e sproloquiare di privatizzazioni che, per altro, non faranno, anche perché mancano i compratori.

Di privatizzazione in privatizzazione, nel frattempo, non si sfiora il conflitto di interessi e non si prova neppure a mettere governi e partiti fuori dalle Autoritá di garanzia o dal consiglio di amministrazione della Rai.

Chi oggi invoca la privatizzazione della Rai, senza aver prima affrontato le questioni relative al conflitto di interesse, alla distribuzione delle risorse e alla autonomia del servizio pubblico, o non sa quello che dice, o sta solo lavorando per impedire qualsiasi riforma del settore.

Forse, quando la Rai compirà cento anni, i sostenitori del conflitto di interesse e i custodi di una Rai occupata dai governi di turno si ritroveranno ancora insieme per invocare le privatizzazioni e “Surgelare in eterno” le reciproche convenienze e connivenze.

 

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