Haters all’attacco sul web, manca una legge che inchiodi le piattaforme e difenda le vittime: donne, deboli, ebrei

di Enrico Pirondini
Pubblicato il 11 Aprile 2021 12:05 | Ultimo aggiornamento: 11 Aprile 2021 12:44
Haters all'attacco sul web, manca una legge che inchiodi le piattaforme e difenda le vittime: donne, deboli, ebrei

Haters all’attacco sul web, manca una legge che inchiodi le piattaforme e difenda le vittime: donne, deboli, ebrei

Haters sul web. Proliferano i leoni di tastiera, i teppisti online fabbrica di insulti. Nel mirino vip e gente comune. È  in parte anche il devastante effetto collaterale del lockdown. L’odio web crea angoscia e paure. Non basta l’azione di contrasto della Polizia postale. Serve una legge che responsabilizzi le piattaforme. La Germania c’è l’ha dal 2017. Quando in Italia?

Proliferano, come conigli, i leoni di tastiera. Sono i teppisti online. Fabbriche di odio che corrono sul web. Quasi sempre impuniti. Cosa di cui vanno fieri. È il devastante effetto collaterale del lockdown. Chiusi per lo più nelle loro stanzette, proni sul computer, sicuri di non essere scoperti, pigiano i polpastrelli sui tasti, sfogando la loro rabbia, la loro frustrazione, la loro invidia sociale.

E sparano insulti e minacce , critiche gratuite e feroci, a vittime di ogni genere. Forti del loro anonimato o del loro nickname.

Passano il tempo così. Fuori non possono andare. Ma chi sono questi seminatori di odio? Risponde una vittima illustre, l’ex ministro della Pubblica Istruzione Lucia Azzolina, che aveva l’hater addirittura  dentro il suo ministero: “Chi sono? Gente normale, a volte padri di famiglia; gente a cui manca la consapevolezza del male che fanno con la loro ferocia. Procurano angosce e paure. Ora mi muovo con la scorta“.

VIP assediati dagli odiatori, gli haters

Alcuni costretti a disattivare gli account. L’ultimo, in ordine di tempo, l’ex ct. della Nazionale  e  Fiorentina, Cesare Prandelli.

Il 23 Marzo  Prandelli ha lasciato la guida della Fiorentina perché si sentiva “stanco e svuotato”. Apriti Cielo. Sui motivi del suo addio sono iniziate a girare sui social ogni tipo di nefandezze (parole sue). Una valanga di becerume.

Tanti altri personaggi noti sono finiti nel mirino di questi soggetti problematici. Due nomi? Bebe Vio e Vanessa Incontrada. La prima, 24 anni, veneziana, campionessa mondiale ed europea  in carica di fioretto individuale paralimpico. Sui  social ha subito di tutto: “Fai soldi sulla tua disgrazia. Vergognati“. Vanessa Incontrada, 42 anni, è quasi diventata un simbolo contro il body-shaming (la derisione del corpo). Tanti gli odiatori che l’hanno offesa per il suo aspetto fisico. Nel 2109 la showgirl ha tenuto un monologo commosso alla Rai sulla “bellezza della imperfezione”.

E all’estero? Stessa cosa. Ricordate Thierry Henry, il calciatore della Juventus (poi otto stagioni all’Arsenal, tre al Barcellona)? Oggi fa l’allenatore, ha 43 anni e vive in Francia. La notizia è fresca, la riferisce il tabloid londinese “The Sun”, quasi tre milioni di copie ogni giorno. Sentite: “Ne ho abbastanza dei social. In tanti sopportano molestie, razzismo, bullismo. Io no. Ho disattivato l’account. Basta. La Rete è tossica e viene usata come arma. Prima il razzismo, nel calcio, si percepiva dagli spalti. Ora è ovunque“.

Manca una legge che responsabilizzi le grandi piattaforme sugli haters

In Germania c’è dal 2017. Prevede sanzioni anche di 50 milioni.

In Italia sono nati Osservatori che riferiscono di una situazione più che preoccupante. L’Osservatorio Vox, in collaborazione con tre Università (Bari, Roma La Sapienza, Cattolica di Milano), documenta il rischio che corrono gli adolescenti prigionieri della Rete. Il 16% trascorre 7-10 ore al giorno con lo smartphone, il 10% addirittura supera le 10 ore. Pazzesco. L’onlus californiana “Common Sense Media“ certifica che il 13% dei ragazzi subisce azioni di cyberbullismo. Manca una legge che responsabilizzi le grandi piattaforme, come esiste in Germania.

I soggetti più colpiti sono le donne. Seguono a distanza la comunità Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender). Quindi disabili ed Ebrei.

I sondaggisti, i vari studi, concordano sugli haters

Le donne sono le vittime preferite dai leoni di tastiera. Percentuale da brividi: 63%. La comunità LGBT è al 10,81%, i migranti al 10%. I diversamente abili sono il 6,4%, gli Ebrei colpiti sono il 2,2% delle vittime.

I reati  commessi dai leoni? Nell’ordine: diffamazione aggravata, sostituzione di persona, molestie, incitamento all’odio. In aumento il reato di stalking (atti persecutori, art.612-bis c.p.). I persecutori sono l’80% uomini, quasi sempre ex partner. Ma anche vicini di casa, colleghi di lavoro, amici  o semplici conoscenti.

Il fenomeno cresce

Umberto Eco definiva i leoni di tastiera “legioni di imbecilli“, Enrico Mentana li chiama   “Webeti”, Massimo Gramellini “ruttatori del web”. Come non essere d’accordo?