M5s ora è un partito. E Di Maio vuole guidarlo per fare le scarpe a Conte

di Bruno Tucci
Pubblicato il 16 Novembre 2020 12:29 | Ultimo aggiornamento: 16 Novembre 2020 13:24
M5s ora è un partito. E Di Maio vuole guidarlo per fare le scarpe a Giuseppe Conte

M5s ora è un partito. E Di Maio vuole guidarlo per fare le scarpe a Conte (Foto d’archivio Ansa)

M5s. Giù la maschera! (Ma non la mascherina, s’intende). Ora i grillini non ci vengano più a dire che non sono un partito. Gli Stati generali lo hanno confermato.

Il movimento del Movimento 5 stelle, o M5s  è un ricordo, il “vaffa day” una vecchia foto da conservare nell’album di famiglia. Difficile raccapezzarsi nel ginepraio dei pro e dei contro. Prima della riunione Vito Crimi aveva voluto tranquillizzare i fans dei pentastellati, quelli della prima ora. “Non c’è nessuna divisione, siamo uniti e andiamo alla ricerca di nuove idee”. Il bluff è finito. I 5Stelle sono come la Dc di una volta. Correnti, segreterie, direzioni, amici e nemici ad un tempo.

Alessandro Di Battista spara a zero contro Luigi Di Maio perché gli vuole strappare la leadership. Ma non dimentica Conte con cui non ha mai avuto un buon feeling. A sua volta, il ministro degli Esteri segue una rotta diversa. Trama in maniera sotterranea per non perdere, anche se non ufficialmente, la guida del partito.

Con la furbizia di un campano, finge di lavorare per l’unità. Ma la realtà è che non solo vuole rimanere al potere, va ancora più in là. Una sua vecchia aspirazione è quella di sedersi sulla poltrona di Palazzo Chigi, però non ha fretta. Desidera ardentemente di  diventare il capo delegazione dei grillini al governo per far perdere popolarità al premier. Come la goccia che buca la pietra, Di Maio sa che questo obiettivo richiede tempo e aspetta tempi migliori.

C’è un interrogativo di fondo che le altre forze politiche vorrebbero scoprire. Il volto del nuovo partito. Chi lo guiderà? “Un organo collegiale”, così continuano a sostenere i pentastellati. Come sarà, come si voterà, chi ne farà parte? Mistero. In fondo, in questi due giorni di dibattito non si è deciso assolutamente nulla. Anche in questo i 5Stelle hanno dimostrato di essere diventati un partito. Che quando vede le brutte rinvia i problemi a data da destinarsi. Il presidente del Consiglio lo ha imparato a memoria questo concetto. E nel momento in cui si trova di fronte ad un bivio chiede tempo per riflettere. Temporeggiare: ecco l’imperativo categorico.

Comunque sia, durante gli stati generali del M5s, non sono mancate le fratture e pure qualche colpo di fioretto (eufemismo per non dire sciabolate). Ad esempio, quella che ha scoccato Roberta Lombardi contro Alessandro Di Battista: “E’ un egoista, pensa solo ai suoi voti, non alle alleanze future”.

Ecco l’altro grande dubbio che assilla il partito. In futuro con chi si alleerà per rimanere al potere? Si voterà nel 2023 a meno che non ci siano scossoni improvvisi. Però, i 5Stelle non si vogliono far trovare impreparati. Continuerà l’abbraccio con il Pd oppure si cambierà strada? E se sì con chi schierarsi? Non sono tante le alternative, i grillini lo sanno.

Per il momento, è importante solo rimanere a galla e non perdere terreno. Se questa è la situazione come si può ancora sperare in una unità nazionale? Mattarella non si stanca di ripetere nei suoi interventi che questa sarebbe la panacea per uscire dalla terribile situazione che sta attraversando il Paese. Una musica che tutti in apparenza approvano, ma in sostanza si comportano in modo esattamente contrario.

Berlusconi lancia una ciambella di salvataggio per evitare all’Italia un disastro. Ma le sue parole sensate chi le ascolta più? Meglio tornare con i piedi in terra e risolvere i problemi più urgenti. La salute innanzitutto e la battaglia contro il virus che non accenna a diminuire. Ieri i nuovi casi sono stati 33979 con 546 decessi. Vogliamo continuare a dividere il Paese e magari a trascorrere un Natale se non in famiglia almeno tranqullizzante?