Elezioni anticipate, mossa disperata del grande giocatore Berlusconi. Quanto i suoi avversari sono consapevoli dei rischi?

di Marco Benedetto
Pubblicato il 7 Agosto 2010 19:21 | Ultimo aggiornamento: 7 Settembre 2010 17:45

Cosa c'è dietro quel braccio teso?

Il commento che Beppe Giulietti ha scritto per Blitzquotidiano dà i brividi, se uno lo legge con attenzione. Con garbo e eleganza Giulietti sta urlando: attenti, pericolo, vi può crollare la casa in testa.

Fino a oggi la guerra a Berlusconi è stata fatta con un misto di spirito titanico misto a quello da boy scout. Sul “mandiamolo a casa” di Pierluigi Bersani si sono coagulate spinte diverse, incluso lo spirito di vendetta di Gianfranco Fini, che ha anche avuto l’infelice idea di ergersi a paladino della questione morale.

Berlusconi è un giocatore, un gambler supremo, che finora le ha vinte tutte. Non è uno che combatte in campo aperto, aggira, circonda, corrompe e vince. La sua storia è fatta di scommesse folli tutte vinte quando era con le spalle al muro, perse quando la sensazione di vittoria e di infallibilità lo ha portato a sottovalutare l’avversario.

Ora è con le spalle al muro e in queste condizioni dà il meglio di sé. Infatti gioca la carta delle elezioni anticipate.

Gioca il tutto per tutto, preferendo perdere tutto, con conseguenze dalle quali può salvarlo solo l’età avanzata, alla prospettiva di un lento rosolamento su un griglione dove già lo hanno legato come Gulliver.

Per quello che importa ai protagonisti della politica degli interessi italiani in quanto distinti da quelli di partito, una rapida definizione farebbe bene anche al paese, ormai vicino all’inazione in tutte le decisioni che non siano quelle di natura finanziaria. Ma la finanza in ordine è la condizione di salvezza e preliminare a ogni sviluppo, ma da sola non basta, senza una cura costante, proprio come quella del cuoco al suo arrosto.

Se Berlusconi perderà le elezioni saranno problemi suoi e un po’ meno nostri.

Se Berlusconi vincerà le elezioni, le conseguenze potrebbero essere dolorose. Nulla gli impedirebbe di interpretare il voto come un plebiscito, un mandato popolare diretto e personale e non credo che ci sia Unione Europea che potrebbe trattenere l’Italia dallo scivolare in una forma di dittatura, meno brutale di quelle fin qui sperimentate in Europa, ma più perversa, perché nel frattempo tecnologie e mezzi di comunicazione hanno fatto qualche progresso.

Quello che spaventa non è Berlusconi, di lui si sa tutto, basta studiarlo un po’: le cose che gli escono dalla bocca sono certamente sfoghi un po’ senili di una comprensibile impazienza, ma sono anche le logiche conseguenze di una elaborazione concettuale coerente e precisa, Non parla a vanvera, non riesce a trattenere voce dal sen fuggita oppure la butta lì per provare le reazioni. Nessuno dice nulla e lui prende buona nota: è l’anestesia che precede l’intervento del bisturi.

Nessuno darà retta a Giulietti. Il celodurismo è diffuso a sinistra, versione 2,0 del boia chi molla fascista di quarant’anni fa. Invece è bene che ci stiano attenti, che si compattino, che imparino a fare bene i conti, ad aggregare, non a dividere. Berlusconi, con sua buona pace, ottiene, attraverso il suo partito, poco più di un terzo dei voti italiani: il resto viene dal compattamento di forze tutt’altro che omogenee, che è riuscito a tenere assieme per un ventennio.

Bisogna che i suoi avversari imparino  la lezione. Bisogna anche che evitino i killeraggi fratricidi. La sensazione, a leggere le cronache del potere e del sottopotere, è che il saldo dei conti con gli ex democristiani, da parte delgi ex comunisti, proceda con discrezione, spensieratezza, determinazione.

Ci sono dolorosi precedenti nella storia, il più tragico dei quali è la guerra di Spagna, persa dalle forze antifasciste perché una parte di esse, i bisnonni di Bersani e D’Alema, si preoccupò più di eliminare i diversi che gli avversari.

Grazie al cielo Berlusconi non è Franco e non è in corso una guerra civile. Ma la tentazione autoritaria è un virus che sempre in incubazione e come si sa le malattie si sviluppano più facilmente quando si pensa di stare meglio in salute.