Dalla Siberia all’Atlantico, corridoio euroasiatico di ferrovia e autostrada

Pubblicato il 20 Marzo 2014 7:20 | Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2014 17:21
Dalla Siberia all'Atlantico, corridoio euroasiatico di ferrovia e autostrada

Mario Lettieri: corridoio trans-asiatico-europeo per pace e sviluppo

Mario Lettieri, ex sottosegretario all’Economia del Governo Prodi, e l’economista Paolo Raimondi sono stati tra i pochi stranieri invitati, e ora al rientro in Italia ne danno l’annuncio con grande entusiamo e convinzione:

“Mentre i venti di una nuova guerra fredda e i rischi di veri e propri conflitti intorno alla questione Ucraina crescono, importanti personalità dell’economia e delle scienze della Russia propongono invece una visione pacifica dello sviluppo infrastrutturale, economico e culturale dell’intero continente euro-asiatico. L’11 marzo scorso, a Mosca il presidente delle Ferrovie Russe, Vladimir Yakunin, con il decisivo sostegno della prestigiosa Accademia delle Scienze Russa (RAS), ha proposto un progetto di grandi investimenti infrastrutturali noto come “Il corridoio euro-asiatico Razvitie”. Questa parola russa significa sviluppo. Dopo la sua validazione scientifica da parte della RAS, il progetto adesso è pronto per essere presentato e discusso nelle varie istituzioni dell’amministrazione statale”.

Potete spiegarci in cosa consiste il progetto?

 “Si tratta di un mega progetto, che negli anni potrebbe richiedere investimenti per parecchie centinaia di miliardi di euro, per collegare con moderne infrastrutture la costa russa del Pacifico con i Paesi europei fino all’Atlantico. Nel corridoio, oltre ai trasporti ferroviari e autostradali, sono previsti anche collegamenti continentali con pipeline per il gas, il petrolio, l’acqua, l’elettricità e le comunicazioni,. Si prevedono anche collegamenti diretti futuri con la Cina, che del resto sta già attivamente portando avanti simili politiche di sviluppo euro-asiatico attraverso la realizzazione di moderne Vie della Seta, e con il Nord America, con la realizzazione di collegamenti ferroviari che, passando attraverso lo Stretto di Bering, potranno collegare via terra la Russia e l’Asia con l’Alaska”.

Si tratta solo di un questione di transiti?

 “Assolutamente no! La visione strategica del progetto va ben oltre la realizzazione del corridoi di transito. Infatti si ipotizza anche lo sviluppo in profondità di una fascia di 200-300 km lungo l’intera linea per nuovi insediamenti urbani e nuovi centri produttivi. Secondo Yakunin un tale progetto potrebbe creare almeno 10-15 nuovi tipi di industrie basate su tecnologie completamente nuove. Potrebbe sembrare l’idea di visionari. Ma la Russia da tempo sta cercando di definire una strategia che non sia soltanto economica ma che sappia mobilitare e unire le forze sociali, culturali e spirituali dell’intera popolazione intorno ad un grande progetto”.

Il corridoio euroasiatico attraverserebbe però regioni con grandi differenze di densità demografica. Non si tratta di un handicap?

 “Lei ha indicato un problema reale, niente affatto trascurabile. Con questo progetto si pensa proprio di affrontare anche la questione demografica. La Russia ha visto negli ultimi venti anni diminuire spaventosamente i livelli di popolazione e di fertilità. Con esso si potrebbe mettere in moto anche una progressiva urbanizzazione dei territori della Siberia e dell’Estremo Oriente ancora quasi totalmente disabitati. In verità la Russia in passato si è sempre mobilitata intorno a grandi progetti che inizialmente sembravano irrealizzabili. La costruzione più di cento anni fa della linea ferroviaria transiberiana lunga 9.300 km, il piano di elettrificazione dell’Unione Sovietica e i programmi spaziali sono gli esempi più noti. Yakunin ha ricordato che recentemente sono già stati decisi investimenti di lungo termine quali la modernizzazione della Transiberiana e della linea ferroviaria Bajkal-Amur”.

Si aggira ancora per il mondo lo spettro della crisi, che è globale. Come superare un ostacolo di queste dimensioni?

 “La crisi globale che ancora caratterizza l’inizio del ventunesimo secolo potrebbe essere un importante stimolo per un nuovo accordo della Russia con l’Unione europea e gli Stati Uniti dando una risposta vincente alla politica di deindustrializzazione che ha colpito tutte e tre le aree. L’utopia della società post-industriale è fallita e potrebbe così essere superata con una nuova e moderna industrializzazione”.

Che ci guadagnerebbero l’Europa e in particolare l’Italia?

“In un mondo di scambi di beni e di tecnologie, il corridoio di sviluppo euro-asiatico dovrebbe quindi conciliare gli interessi dei tre grandi sistemi economici, creando nel contempo una garanzia di sicurezza geopolitica per tutti. E’ ovvio che un progetto di così grande portata può essere realizzato soltanto con la partecipazione di tutti i Paesi coinvolti ed interessati, a cominciare dall’Unione europea, il cui contributo tecnologico appare insostituibile. Per l’Europa e per l’Italia si aprirebbero anche prospettive di modernizzazione tecnologica, di nuova occupazione e di nuovi business per le nostre imprese”.

Forse però questo è il momento meno adatto per progetti così grandi, addirittura epocali.

“Può sembrare stravagante in questo delicato momento dei rapporti tra i Paesi del G8 parlare di simili progetti, ma riteniamo che occorra pensare a nuove fasi di sviluppo globale e a nuovi assetti geopolitici pacifici e fortemente integrati. E proprio perché si tratta di un progetto come ha detto lei epocale, bisogna crederci e puntare a realizzarlo. “I have a dream”, diceva Martin Luther King. E questo del corridoio euroasiatico è un bellissimo sogno, anzi un progetto da trasformare in realtà. I giovani dell’Europa e dell’Asia dovrebbero far prpprio questo progetto e gridare “we have a dream!”. Si tratta infatti dell’eterno sogno delle sviluppo, di un ulteriore sviluppo. A portata di mano. E senza guerre”.