Chievo primo, Juve ultima: la Serie A è capovolta

di Renzo Parodi
Pubblicato il 31 Agosto 2015 10:07 | Ultimo aggiornamento: 31 Agosto 2015 10:07
Chievo primo, Juve ultima: la Serie A è capovolta

Pjanic esulta dopo il gol dell’1-0 alla Juventus

ROMA –  D’accordo, la Juventus non solo non decolla. Affonda. E fa rumore quello zero nella casella dei punti in classifica. Mai accaduto dal 1912… Madama è in buona (si fa per dire) compagnia. Il Napoli ha un solo punto ed è stato sepolto dal diluvio dei fischi del San Paolo, indispettito dalla rimonta della Sampdoria di Eder. Milan e Fiorentina arrancano e insomma chi ha fatto la rivoluzione (in panchina o fra i quadri della squadra) mediamente ha bisogno di tempo per far quadrare i conti. Poi c’è la Lazio, tramortita dall’eliminazione in Champions, è andata insieme, scriverebbe Brera, beccando una quaterna a Verona, in casa del Chievo. Lotito furioso, ma capitano queste disavventure se l’organico non risulta all’altezza delle sfide. E poi gli infortuni (Biglia, Klose, Djoardevic) lo hanno scarnificato fino all’osso.

Benvenuti dunque nel mondo capovolto, in cui, con Inter e Torino, primeggiano Sassuolo, Palermo, Chievo. E annaspano nel fondo della classifica la Magna Juve, nonché le tre neopromosse, Bologna, Carpi e Frosinone, e non a caso l’ennesima squadra rifondata, l’Empoli vedovo Sarri (e Valdifiori e Hjsay). Divertiamoci e lamentiamoci, sapendo che la classifica, quella vera, comincerà a formarsi dalla decima giornata in poi. Vedrete che allora le gerarchie saranno più chiare e anche più conformi alla logica e alla forza effettiva delle squadre.

Non sottovaluto la partenza-choc della Juventus, né l’accorante espressione di impotenza che la squadra di Allegri ha mostrato nel primo tempo dell’Olimpico, contro una Roma assatanata, tutta pressing, sovrapposizioni, ripartenze. Perso Pirlo, persa la bussola. Sarà pur stato ormai un regista a scartamento ridotto, Andrea, ma nessuno come lui sa dare tempi, ritmi e distanze di gioco ai compagni. Mi aspettavo da Marotta e Paratici un regista alla Pirlo (merce rara, lo so) che in qualche modo lo surrogasse. Marchisio è ai box, ma il Principino servirà in mezzo al campo, spalla a spalla con Pogba, a cantare e a portare la croce. Leggo che la Juve pensa a Witzel, una fotocopia scialba di Vidal, e a Soriano, l’agognato numero 10, il trequartista sfumato nelle nebbie tedesche. Era fatta per Draxler, ma è finito tutto in una bolla di sapone e Marotta ci fa sapere di non averlo mai trattato. Ingenui forse, noi scriba, ma scemi no, caro Beppe.

La vittoria travolgente su Madama ha tonificato la Roma e dissipato i precoci (in tutti i sensi) malumori della piazza giallorossa. Garcia ha costruito una squadra che gioca al calcio e la copia davanti – Salah-Dzeko – si raccomanda per duttilità e assortimento. Ma il vero atout romanista è il centrocampo che non può prescindere da Keita, lavoratore oscuro che esalta la classe di Pjanic e le accelerate di Iago Falque e Florenzi. Buon esordio per Digne e ancora panchina per Totti. Se Francesco accetta il ruolo che fu di Altafini nella Juve Trapattoniana fine anni Settanta, Garcia si ritrova con un’altra arma micidiale. Se viceversa Totti  recalcitra e reclama spazio, saranno guai. Rizzoli ha diretto il big match con scarso polso e alla Roma manca un rigore (idem al Carpi). Ma i calciatori non lo hanno affatto aiutato. Troppo nervosi, specie quelli della Juve,  Pogba meritava il rosso, per doppia ammonizione (scorrettezze e plateali proteste). Graziato.

Vincono le milanesi ma i cantieri restano apertissimi. Mihajlovic non si racconta né racconta balle, era furioso per la prova misera del Milan, salvato dai bomber Bacca e Luiz Adriano dalla sconfitta contro l’Empoli. Serve linfa in un centrocampo  di umili portatori d’acqua, serve un regista vero che in giro peraltro non c’è. Witzel e Soriano’ ottimi giocatori, ma non precisamente quello che occorre al Diavolo per fare il salto di qualità. Aspettando Balotelli. La grande incognita.

L’Inter ha sei punti guadagnati grazie ai gol segnato da Jovetic ad Atalanta e Carpi. Poco gioco, poche idee in campo. In difesa i progressi sono evidenti, anche la Beneamata sconta la mini-rivoluzione tecnica e tattica. Pazienza. E olio di gomito, direbbe Sacchi. Alla ripresa dopo la sosta azzurra andrà in onda un Inter-Milan dai sapori forti.

Il Napoli ha quasi dilagato nel primo tempo contro una Sampdoria remissiva per poi rischiare addirittura la sconfitta: due paratone di Reina su missili di Muriel nella ripresa. Lavori in corso anche qui. Difesa un po’ ballerina se attaccata in velocità (Koulibaly il migliore), Insigne finché il fisico gli regge è un delizioso finisseur, ma peste se gli riesce di segnare. Rinunciare a Gabbiadini è un mistero che solo Sarri potrebbe decifrare. Piazza già bollente e contestazioni in arrivo. Canta Napoli, ché è meglio.

Applausi per Torino e Palermo. Ventura e Iachini sono sperimentati navigatori del mare nostrum e di Toro e Palermo sentiremo parlare parecchio. Il club di Cairo ha condotto un mercato molto saggio e proficuo. Via un pezzo da novanta (Darmian) e dentro giovani talenti (Zappacosta, Baselli, Belotti, Avelar). Così si fa, se non sei la Juve & C. Annaspa il Bologna di Delio Rossi, atteso dalla Sampdoria a Marassi. Non  bastano i nomi, caro Corvino, per fare una squadra. Ma il Bologna si tirerà fuori dalle peste.

Oggi si chiude il calciomercato. Attesi gli ultimissimi fuochi d’artificio. Juve, Milan, Inter, Napoli a caccia del colpo. Accada quel che deve e da domani basta chiacchiere. Testa sul manubrio e pedalare.