Serie A, il punto. Juve a valanga, la Roma resta in scia. Napoli terza forza

di Renzo Parodi
Pubblicato il 10 novembre 2014 13:09 | Ultimo aggiornamento: 10 novembre 2014 13:09
Serie A, il punto. Juve a valanga, la Roma resta in scia. Napoli terza forza

Serie A, il punto. Juve a valanga, la Roma resta in scia. Napoli terza forza

ROMA – Il campionato trova la terza forza, il Napoli. Non era dunque una rondine di primavera la vittoria sulla Roma, battere autorevolmente la Fiorentina è la controprova che la squadra di Benitez si è lasciata alle spalle le turbe e i malumori prodotti dalla traumatica eliminazione in Champions. Probabilmente il Napoli non riuscirà ad insidiare entrambe le regine, tuttavia Juventus e Roma dovranno farci i conti, da oggi alla fine. La difesa ha trovato equilibrio, il centrocampo di faticatori dai piedi buoni innesca con perizia le punte, Higuain ha segnato per la quinta volta di fila e insomma l’orizzonte si è rischiarato penso in via definitiva. Unica nota dolente, l’infortunio al ginocchio che ha spezzato il risalita di Insigne. La diagnosi non è ancora nota ma si preannuncia infausta e la perdita è davvero grave. Nel tridente con Callejon e Higuiain il piccolo guizzante esterno napoletano, fatta pace col San Paolo, era diventato imprescindible.

Juventus e Roma hanno disposto a piacimento di Parma e Torino, Madama ha maramaldeggiato senza misericordia sui resti del Parma che fu. Doppiette per Tevez, Llorente e Morata e singola di Lichsteiner nell’intermezzo tennistico sotto la pioggia che ha deliziato il pubblico e ringalluzzito Allegri. Servirà un avversario più tosto per essere certi che la Juve sia tornata ai suoi livelli ma intanto si prende nota dell’abbondanza in attacco, in attesa che anche la difesa posa ricostituire i ranghi. Fuori Pirlo per infortunio, Marchisio ha guidato la squadra con la consueta perizia. Penso che lo vedremo sempre più speso nei panni del metronomo, per la felicità di Allegri e pure di Conte.

La Roma ha scherzato con il povero Toro scornato di questi tempi, infliggendogli un 3-0 che non lo umilia ma segnala le difficoltà della squadra di Ventura che in attacco si regge solo su Quagliarella. S’è rivisto in campo Strootman dopo 8 mesi dall’infortunio al ginocchio. Ottimo segnale per una squadra impegnata su più fronti. Prosegue la quaresima di gol di Gervinho, che palla al piede è il solito ciclone ma ha difficoltà ad inquadrare la porta. In compenso segna Ljajic, talento limpido ma inespresso.

Campane a morto per l’Inter, barcollante e con i nervi a fiori di pelle. In vantaggio sul Verona con la doppietta di Icardi, uno che ha pochi rivali nel sedici metri) la Beneamata rischia il tracollo per sua fortuna Toni fallisce il rigore del 2-2 ma è dura per la banda-Mazzarri reggere in dieci (espulso Medel) e finisce col pareggio dell’Hellas. Disperazione dei giocatori, ira del pubblico, Thohir annichilito in tribuna, Mazzarri in fuga negli spogliatoi con un diavolo per capello, dopo quello che aveva l’aria di un battibecco con Icardi, sostituito (il giovane spiegherà che aveva chiesto di uscire per via di un piccolo acciacco). La malattia nerazzurra non guarisce, la squadra gioca con la paura in pancia, la difesa incassa un mare di gol e dopo la sosta azzurra il calendario comanda il derby. Se lo perdesse, Mazzarri sarebbe al capolinea.

Non che il Milan scoppi di salute. Ha rimediato un incoraggiante 2-2 sul campo della Sampdoria, quarta forza dietro le tre grandi. Finalmente in gol El Shaarawy, ricordato da Conte nelle convocazioni azzurre. Ma ha lasciato la partita in mano alla Sampdoria per un’oretta rischiando di perderla. Un rigore giusto a norma di regolamento (mani di Mesbah) l’ha rimesso in linea di galleggiamento e però in termini di palle-gol non c’è stata partita. Tre per il Milan, sei per la Sampdoria. Che reclama un rigore sull0 0-= (spintone di Rami a Okaka). Inzaghi si è platealmente lamentato con Orsato e ha ribadito poi di aver visto “cose strane”: Alludeva ad un intervento su Torres, cinturato in area nell’indifferenza dell’’arbitro. Voce di spogliatoio segnala che Orsato avesse fischiato in precedenza un tocco di mano del centravanti spagnolo (con lui un altro Milan, lo ha notato anche Galliani). Episodi a parte, Inzaghi impari da Mihajlovic che non parla mai dell’arbitro e si regola secondo la massima di Boskov. “Rigore è quando arbitro fischia”.

A proposito di rigori, la Sampdoria ne ha incassati quattro in cinque gare, TROPPI. Colpa del cervellotico regolamento che per i falli di mano prevede la volontarietà, ma contempla altresì – in patente contraddizione logica –anche il procurato danno all’avversario (pallone sotratto alla disponibilità dell’avversario) e la dilatazione della figura con le braccia eccessivamente allargate, come se il calcio fosse un passo di danza alla Pina Baush). Incongruenze varate dalla Ifab, l’organo tecnico della Fifa di Blatter, nel quale gli arbitri non possono mettere becco. Con questo regolamento zeppo di codicilli, subordinate e sottocasi, Lo Bello, Casarin & C non avrebbero mai fischiato i rigori per il Milan e contro l’Inter. E Gigi Riva il grande (auguri per i suoi 70 splendidi anni) avrebbe segnato la metà dei suoi gol e rimediato il doppio delle squalifiche.

La giornata segnala i rigori falliti da Avelar (Cagliari), Vasquez (Palermo) e appunto Toni (Verone). Salvo il caso dell’Hellas che a Milano è riuscita comunque a pareggiare, gli errori sono costati la vittoria al Cagliari sul Genoa e al Palermo sull’Udinese, uscite entrambe con gagliardi pareggi, meritatissimo per il Genoa che ha giocato a fronte alta, salvandosi grazie al solito strepitoso Perin. Più a scartamento ridotto l’Udinese che ha interrotto la serie nera ed è rimasta agganciata all’alta classifica.

In zona salvezza, prezioso il successo in extremis del Chievo sul Cesena, colto grazie alla doppietta del risorto Pellissier, un vecchietto che graffia ancora. E del vivacissimo Empoli di Sarri, che ha preso i tre punti alla Lazio, relegata al quinto posto col Genoa. Brutto passo indietro della squadra di Pioli, che non ha ancora la mentalità-killer della Grande. Soporifero lo 0-0 fra Sassuolo e Atalanta nel primo anticipo. Ma un punto fa classifica e Di Francesco e Colantuono non ci sputano sopra. Niente affatto.

Ps. Conte ha richiamato in azzurro Balotelli (o meglio il suo simulacro) per la sfida di qualificazione europea contro la Croazia a Milano. Incomprensibile scelta, in termini tecnici. Mario arranca miseramente nel Liverpool e lassù sulla Mersey si è già giocato stampa e tifosi, nonché la fiducia di Rodgers che difatti lo schiera col contagocce. Conte, che antepone la meritocrazia a tutto il resto, ce la spiega questa convocazione? Smentisca la diceria che insinua che Balotelli è rientrato in azzurro perché è marchiato Puma, lo stesso sponsor della Nazionale. Sarebbe gravissimo se fosse vero e Conte è dovrà convincerci che è soltanto malevola chiacchiera.