Monti contro Bersani? Derby tra “responsabili”. Grillo in porta a valanga

di Riccardo Galli
Pubblicato il 14 Dicembre 2012 15:44 | Ultimo aggiornamento: 14 Dicembre 2012 15:45
Mario Monti e Silvio Berlusconi (LaPresse)

Mario Monti e Silvio Berlusconi (LaPresse)

ROMA – E se Mario Monti cedesse alle lusinghe dei colleghi europei e accettasse l’invito a candidarsi di Silvio Berlusconi, cosa accadrebbe? Accadrebbe che Beppe Grillo e i suoi farebbero festa, rimanendo l’unica scelta per il popolo, storicamente numeroso nel nostro Paese, degli irresponsabili d’opinione, di voto e di governo. Se alla fine la contesa elettorale si risolvesse in uno scontro tra Pierluigi Bersani e il Professore, in un “derby tra responsabili” chi ne trarrebbe maggior beneficio sarebbe certo il Movimento 5 Stelle divenuto, di fatto, l’unico contenitore del voto “contro”.

Appare, ad essere ottimisti, assai improbabile che Mario Monti possa diventare il candidato premier del Pdl. I leader europei spingono perché il Professore rimanga in gioco e Silvio Berlusconi, alla disperata ricerca di consensi, gli ha offerto il posto di candidato a palazzo Chigi del suo partito. Ma Monti, oltre alla vecchia e chissà se vera manifestata intenzione di non candidarsi, difficilmente potrebbe scegliere il Pdl qualora decidesse di rimanere in campo.

È, in fondo, proprio il Pdl il partito che quasi dalla sera alla mattina gli ha tolto il sostegno parlamentare aprendo, nei fatti, la crisi di governo. E sono, Berlusconi e i suoi, tra quelli che più duramente e aspramente hanno criticato l’operato del governo Monti definendolo “il governo delle tasse e delle banche”. Improbabile quindi che il Professore possa mai essere il candidato premier del Pdl.

Chi più di tutti si dovrebbe dispiacere di questa realtà dei fatti è però Grillo e non Berlusconi. Questo perché se Monti divenisse il campione del Pdl alle prossime politiche si sfiderebbero due candidati diversissimi ma in fondo molto simili. Si sfiderebbero Bersani e Monti, due candidati a favore dell’Europa e della stabilità, anche se “ammorbidita” nella visione del segretario del Pd. Si troverebbero di fronte due candidati che considerano l’evasione fiscale un male da debellare e non un male necessario.

Due candidati che, alla fine, farebbero probabilmente qualora eletti politiche assai simili. E due candidati che certo non conquisterebbero nemmeno un voto tra quelli che credono che l’euro sia il responsabile dell’aumento dei prezzi, tra quelli che ritengono l’Europa un covo di speculatori senza scrupoli che lucrano sulla vita degli italiani e di altri sfortunati, e nemmeno tra quelli che “io pago le tasse però i soldi li ho in Svizzera, per sicurezza”.

Pier Luigi Bersani e Mario Monti (LaPresse)

Pier Luigi Bersani e Mario Monti (LaPresse)

Chiamerebbero quindi a raccolta Monti e Bersani tutti gli elettori “responsabili” del nostro Paese. Quelli di destra come quelli di sinistra. Farebbero i due il pieno dei loro voti ma lascerebbero a bocca asciutta una platea orfana del populismo berlusconiano. Una platea vasta, che spesso è stata maggioranza, e che si ritroverebbe all’improvviso senza punti di riferimento. Il faro, la luce da seguire diverrebbe allora per questi elettori il M5S. L’unico contenitore credibile disponibile su piazza per anti europeisti e ultrà del basta tasse, l’unico porto sicuro per quelli che un po’ antipaticamente potremmo definire “irresponsabili” ma che concretamente hanno come orizzonte sempre avuto quello del loro orto o che, benevolmente, potrebbero essere classificati come gli “elettori contro”.

Quale che sia la definizione più corretta e adatta la sostanza rimarrebbe comunque la stessa, e cioè che con Monti e Bersani l’un contro l’altro armati, a far festa sarebbero Grillo e i grillini. Non è un caso che, nel momento dell’annunciato ritorno di Berlusconi in campo, il M5S abbia perso terreno nei sondaggi. Problemi interni è vero, ma è anche vero che il cavaliere e Grillo pescano in larga parte nello stesso elettorato.