Sic transit gloria Silvii

berlusconi con michelle obama
Accadrà. Non so quando accadrà, ma accadrà.

E quando accadrà, tutta la variopinta corte che ora si affolla intorno al potente di turno e allora buttato giù del suo modesto piedistallo (i demagoghi trasformati in giullari, le ex pin up da copertina che appaiono compunte e castigate nei loro vestiti da educande, i pensatori seriosi ridotti a fare la guardia alle performance sessuali del capo, i nanerottoli che sgambettano in mezzo ad altissime e aitanti guardie del corpo)  cambieranno casacca da un giorno all’altro e si esibiranno in calorose professioni di fede per la democrazia. Diranno: «Io l’ho sempre saputo, non sono mai stato dei loro».

Li ho già visti.

Quando ero un ragazzo (purtroppo ho un’età venerabile) un anarchico che era nostro vicino di casa fu condannato a un anno e due mesi perché aveva riso sguaiatamente nel vedere Mussolini che si protendeva dal balcone. Nessuno allora rideva, tutti applaudivano.

Tre anni dopo, erano diventati tutti antifascisti.

Questa proterva attitudine di gran parte degli italiani al vezzo dei camaleonti è ricorrente come le stagioni.

È anche per questo che non riesco a prendere sul serio i berlusconiani e lo stesso Berlusconi.

Quando si aggira trionfante fra i potenti della terra nei convegni internazionali, con la sua sguaiata convinzione di essere davvero preso sul serio, nemmeno lo sfiora il sospetto che vivrà nella memoria dei nostri pronipoti come l’eterna macchietta italica, quel misto di ignoranza e di presunzione che gonfia il tacchino destinato alla pentola.

Sotto questo aspetto provo per lui una profonda pietà. Ma i divertiti commenti della stampa internazionale al suo incontro con Obama e Michelle nel summit del G20 a Pittsburgh, col “Daily Telegraph” che sottolinea come la suddetta Michelle tratti quel vecchio dongiovanni “con la cautela di chi mette un topo morto in bocca a un coccodrillo”, col canadese “National Post” che rileva l’eccitazione del nostro presidente del Consiglio all’apparizione della first lady, che gli nega il bacio del benvenuto a tutti gli altri generosamente elargito, col “Daily Mirror” che ironizza su un Berlusconi che innesca lo charme, questi divertiti commenti, ripeto, che in Berlusconi sembrano individuare l’eterno stereotipo italico, mi muovono a indignazione.

Naturalmente è una indignazione assai modesta, ma non per questo meno sentita. L’Italia non è soltanto Berlusconi, non c’è solo lui nella nostra lunga storia.

L’Italia è un grande paese. Capita a tutti i popoli, ed è capitato anche agli altri più volte, di essere malamente rappresentati.

Anche se questa volta è toccato a noi, meritiamo rispetto.

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