Attentati Parigi, ministro: “Chiuderemo moschee radicali”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 Novembre 2015 11:21 | Ultimo aggiornamento: 16 Novembre 2015 11:21
Attentati Parigi, ministro: "Chiuderemo moschee radicali"

Attentati Parigi, ministro: “Chiuderemo moschee radicali”

PARIGI – Il ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve, in diretta su France 2, ha detto di aver avviato i procedimenti per lo “scioglimento” di quelle moschee in cui “certi soggetti fomentano l’odio”. Intanto, a denti stretti, la destra e l’estrema destra dicono sì all’unità nazionale nel clima di massimo allarme in cui è piombata la Francia con gli attentati del 13 novembre, con Francois Hollande che intende estendere fino a tre mesi lo stato d’emergenza.

All’Eliseo, dove il presidente aveva convocato oggi tutti i leader di partito, sono sfilati fra gli altri anche Nicolas Sarkozy, leader de Les Republicains, e Marine Le Pen, presidente del Front National. Se entrambi – con accenti diversi – chiedono maggior fermezza e misure drastiche contro i fondamentalisti islamici e chi li sostiene, sia l’ex presidente sia la figlia del fondatore del FN si schierano dalla parte dell’unità nazionale. Un appello alla fermezza che sembra essere stato immediatamente recepito da Cazeneuve, che ha annunciato di aver già avviato i procedimenti per “sciogliere” le moschee in cui viene predicato “l’odio”. Si tratta infatti, per lo più, non di vere e proprie moschee ma di locali di diversa natura – magazzini, garage, cantine – adibite alla predicazione. Il ministro ha rivendicato di non aver “atteso l’emergenza per combattere i predicatori d’odio” ma che le misure eccezionali consentiranno di “agire in modo più rapido”.

“Servono drastiche modifiche della politica di sicurezza”, aveva detto ai giornalisti – uscendo dal palazzo della presidenza dopo il colloquio – Nicolas Sarkozy. “Ho detto a Hollande – ha riferito l’ex presidente – che dobbiamo costruire risposte adeguate, un inasprimento della nostra politica estera, decisioni sul piano europeo, modifiche drastiche della nostra politica di sicurezza”. Nessun dubbio sulla lealtà allo spirito della ‘Republique’ in questo momento, pieno accordo anche sullo stato di emergenza, del quale appunto Hollande proporrà al Parlamento una proroga fino a tre mesi. “Siamo d’accordo con questo stato d’emergenza – ha detto la Le Pen – a patto che si decida finalmente di andare a disarmare le banlieue. Non pensiamo soltanto a Parigi, tutti i prefetti devono essere autorizzati ad andare nelle periferie a trovare le cantine, i nascondigli di armi e i covi dei fondamentalisti”.

Il FN, ha ribadito la Le Pen, “è contrario a lasciar decuplicare il numero degli stranieri con questa ondata di migranti. La presenza di rifugiati in questo gruppo di terroristi dimostra che il pericolo di infiltrazione è reale. Il terrorismo può approfittare di questi movimenti”. Inoltre, il “ripristino dei controlli alle frontiere in questa occasione dimostra che si tratta di uno strumento efficace per garantire la sicurezza dei cittadini. Noi vogliamo che questi controlli alle frontiere siano ripristinati a tempo indeterminato”. A Parigi, incontro fra i ministri dell’Interno dei due Paesi che hanno ormai unificato le loro inchieste sull’azione terroristica di venerdì, il francese Bernard Cazeneuve e il belga Jan Jambon. I due sono d’accordo su tre misure da proporre venerdì a un vertice europeo straordinario dei ministri della Giustizia e degli Interni: un “nuovo approccio europeo sul traffico d’armi, che deve essere smantellato se vogliamo davvero combattere il terrorismo”; un “accordo urgente sul PNR (Passenger Name Record)”, il registro dei nomi dei passeggeri che le compagnie aeree devono trasmettere agli stati; infine, una applicazione “più rigida” di Schengen, con “maggiori controlli alle frontiere europee”.

Lunedì 16 novembre, a Versailles, Assemblea nazionale e Senato riuniti in seduta straordinaria per le comunicazioni annunciate da Hollande. La gravità del momento è testimoniata da queste iniziativa del presidente, adottata soltanto un’altra volta nella storia della Quinta Repubblica, da Sarkozy, nel 2009, per lanciare le linee guida del rilancio della Francia dopo la crisi.