Brexit, rinvio dell’uscita no deal: Parlamento vota sì. Jonhson: “Elezioni subito”. Ribelli Tory espulsi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Settembre 2019 0:59 | Ultimo aggiornamento: 4 Settembre 2019 1:32
Brexit Boris Johnson

Il premier Tory Boris Johnson alla Camera dei Comuni (Foto ANSA)

ROMA – Il Parlamento inglese il 3 settembre ha votato per obbligare il premier Boris Johnson a rinviare la Brexit a dopo il 31 ottobre in caso di no deal. Una decisione che ha scatenato la durissima risposta di Johnson, che ora chiede elezioni anticipate. A votare contro la Brexit senza accordo anche 21 “ribelli” tra le schiere dei Tory, che sono stati così espulsi dal partito.

La votazione si è tenuta la sera del 3 settembre a Londra. La Camera dei Comuni approvato una mozione con 328 sì e 301 no in cui viene tolto all’esecutivo il controllo del calendario. Un voto cruciale sulla legge anti-no deal sottoposta dagli oppositori per cercare di obbligare il premier britannico a chiedere all’Ue un nuovo rinvio della Brexit.

Una sconfitta pesante, a cui il premier Tory ha risposto annunciando la mozione per il voto politico anticipato. Johnson appare deciso: non andrà a Bruxelles a chiedere un altro rinvio, e ha sfidato il leader dell’opposizione laburista Jeremy Corbyn a farlo, se gli elettori gli daranno il mandato.

Il premier britannico ha dichiarato: “Io non voglio le elezioni, il leader dell’opposizioni le implora da mesi, ora rivolgersi al popolo è l’unica strada possibile”. Questa la soluzione di Johnson se la legge sarà approvata anche nel suo testo in sé nelle tre letture previste per il 4 settembre ancora ai Comuni. “Questo Parlamento non vuole nessun accordo”, ha denunciato Johnson, accusando di fatto i suoi oppositori di puntare semmai a impedire la Brexit, contro il risultato del referendum del 2016.

La replica di Corbyn non si è fatto attendere. Il leader dei laburisti ha dichiarato di essere pronto alle elezioni anticipate, ma ha avvertito ai Comuni di non essere disponibile a votare sulla mozione di scioglimento della Camera preannunciata dal premier Tory prima della approvazione della legge anti-no deal. Sulla stessa linea, i capi degli altri partiti d’opposizione, dagli indipendentisti scozzesi dell’Snp ai Libdem. Per far sciogliere la Camera, occorre il sì di due terzi dei deputati.

Intanto si mette male per i 21 ribelli conservatori che in serata hanno votato contro la linea del governo Johnson. I conservatori saranno privati della cosiddetta whip (letteralmente frusta): ossia espulsi ipso facto dal gruppo parlamentare Tory. La linea dura, che sfarina ulteriormente l’ex maggioranza, è destinata ad abbattersi anche su alcuni esponenti di spicco del partito.

Il provvedimento era stato preannunciato personalmente a ciascun dissidente dal capogruppo Tory (Chief Whip) alla Camera dei Comuni, Mark Spencer. Fra i 12 spiccano i nomi dell’ex ministro e veterano Ken Clarke (79 anni, Father of the House per il suo record attuale di anzianità parlamentare), d’altri ex ministri di primissimo piano dei governi di David Cameron e di Theresa May come Philip Hammond, Dominic Grieve o Justine Greening e anche di Nicholas Soames, 71enne nipote di Winston Churchill.

Fuori dovrebbe finire pure Rory Stewart, effimero astro nascente dei Tories più eurofili e già titolare del dicastero della Cooperazione Internazionale nel governo May, candidatosi nei mesi scorsi senza successo contro lo stesso Boris Johnson nella corsa per la leadership del partito. L’esclusione dai ranghi del gruppo parlamentare Tory coincide, sempre secondo i media, con quella dalle candidature per le prossime elezioni. Candidature a cui peraltro alcuni dei reprobi – come Clarke, la Greening e Soames – avevano già spontaneamente rinunciato. (Fonte ANSA)