L’Europa prova a tagliare per spendere. Intanto primi 230mln per project bond

Pubblicato il 22 Maggio 2012 18:11 | Ultimo aggiornamento: 22 Maggio 2012 18:12

BRUXELLES – L’Europa prova a tagliare per spendere: tagliare le spese superflue e il sommerso nei singoli Paesi per spendere tutti insieme soldi pubblici, attraverso strumenti come Eurobond o Project Bond, per finaziare nuovi strumenti informatici, banda larga, trasporti velici e moderni, biotecnologie, prodotti di alta gamma… Spendere per riconvertire in fretta le produzioni, i prodotti e le modalità di lavoro. Spendere mettendo sulla spesa e sui progetti, anche privati, il bollino della garanzia europea. Unico modo, e la Germania si dovrà arrendere, per crescere e tentare di non sfasciare la creatura Europa. L’attesa è tutta per il 23 maggio, all’incontro informale che si terrà a Bruxelles e dove i grandi d’Europa si preparano a parlare proprio di questo: in prima fila ci sarà il neo presidente Francois Hollande che si lancerà anima e corpo all’urlo di “eurobond subito” contro le resistenze della tedesca Angela Merkel, strenua sostenitrice dell’austerity come unica via possibile per risolvere la crisi del Vecchio continente.

Ma la Merkel dovrà cedere se vuole che l’Europa continui ad esistere. E’ vero che la Germania è il Paese più potente in Europa, e il più ricco, ma è vero anche che tutti gli altri sono uniti nel sostenere la necessità di strumenti di crescita come Eurobond e Project Bond. Un passo avanti comunque, alla vigilia dell’incontro informale di Bruxelles, già si è fatto: Parlamento europeo e Consiglio si sono accordati per il via libera ai primi ‘project bond‘ europei. I rappresentanti delle istituzioni europee hanno raggiunto, in una riunione a Strasburgo, il compromesso per varare un progetto pilota che destina 230 milioni di garanzie e prestiti per l’emissioni di obbligazioni con un moltiplicatore atteso tra 15 e 20, in grado quindi di mobilizzare 4,6 miliardi di euro di investimenti privati per progetti per infrastrutture in trasporti, energia e tecnologie digitali.

Il compromesso raggiunto riguarda un progetto-pilota di 18 mesi per ‘project bond’ da attivare grazie alle risorse disponibili nel bilancio Ue del 2012 e 2013. Ma, nel quadro del bilancio pluriennale 2014-2020 attualmente in discussione, punta ad attivare investimenti per 1.500 miliardi di euro nell’ambito del rinnovo delle infrastrutture per trasporti, energia e tecnologie per le reti digitali. ”La crisi economica in Europa non e’ solo il risultato di una crisi finanziaria ma anche la conseguenza del crollo degli investimenti – ha osservato il socaldemocratico svedese Goran Farm, rappresentante del Parlamento nel negoziato con il Consiglio – I project bond sono un modo per fare investimenti in importanti progetti di infrastrutture europee in modo più attraente per investitori istituzionali come i fondi pensione e senza troppi rischi per i contribuenti”.

Nonostante questo passo in avanti Angela Merkel continua a contrapporre il suo “niet” alla politica della spesa pubblica per risollevare l’economia europea. E proprio alla vigilia della riunione a Bruxelles ha ribadito la sua posizione contraria agli eurobond in un incontro con l’Unione (Cdu-Csu) sostenendo tra l’altro che il tema non sarà in discussione a Bruxelles. Ma tutti puntano gli occhi su Francois Hollande che invece fa del sostegno per la creazione degli eurobond la cifra della sua politica europea.

In attesa delle decisioni, o non decisioni, vediamo di chiarirci le idee su cosa siano realmente gli EuroBond e i Project Bond. Ci viene in aiuto Vito Lops sul Sole 24 Ore.

EuroBond. Gli EuroUnionBond sono obbligazioni che dovrebbero essere emesse da un Fondo finanziario europeo preposto. Gli EuroUnionBond sono garantiti da capitale realmente conferito dai Paesi (e non potenziale come nel fondo salva-Stati). In che modo? Attraverso un mix di riserve auree e azioni di società esistenti o da costruire, specializzate in reti e infrastrutture (tlc, trasporti, etc.). Nel dettaglio, il capitale reale sarebbe conferito dagli Stati dell’Uem nelle stesse proporzioni che essi hanno in quello della Banca centrale europea. Insomma, un mix di oro (riserve) e infrastrutture (azioni di società) per emettere bond da prestare agli Stati in difficoltà, ridare ossigeno all’economia facendola ripartire dalle fondamenta, le infrastrutture appunto.

Secondo la Germania una soluzione del genere spingerebbe i Paesi ad abbandonare l’austerity per risanare i conti dei Paesi più indebitati dell’Eurozona. L’austerity e il rigore sono invece l’unica strada che la Germania (primo Pil dell’Eurozona con un’indubbia influenza sulle scelte politiche dell’area) ritengono perseguibili per uscire dalla crisi.

Project Bond. I project bond prevedono che grandi progetti infrastrutturali lanciati da privati vengano salvaguardati da una garanzia dall’Unione europea. Anche in questo caso (come per gli EuroUnionBond) il focus è sulla crescita e sulle infrastrutture.