Minareti, vince la paura: la Svizzera dice “sì”

Pubblicato il 29 Novembre 2009 17:43 | Ultimo aggiornamento: 29 Novembre 2009 17:43
Manifesto della destra svizzera contro i minareti

Manifesto della destra svizzera contro i minareti

Il 57,5% dei votanti svizzeri ha detto sì al divieto di costruire nuovi minareti, secondo i risultati definitivi del referendum svoltosi oggi nella Confederazione.

Il risultato del voto costituisce una sorpresa poiché smentisce i sondaggi che prevedevano un rifiuto dell’iniziativa promossa dalla destra nazional-conservarice. Si tratta inoltre di una sconfitta per il governo che aveva fatto campagna contro la proposta, insieme alla maggioranza dei partiti.

La proposta di nuovo articolo costituzionale contro la costruzione di minareti è stata approvata da tutti i 26 cantoni della Confederazione tranne quattro: Basilea-città, cantone di Vaud, Ginevra e Neuchatel che la hanno respinta.

Il governo elvetico tenta di minimizzare l’impatto del voto. «L’odierna decisione popolare riguarda soltanto l’edificazione di nuovi minareti e non significa un rifiuto della comunità dei musulmani, della loro religione e della loro cultura. Il governo se ne fa garante», ha affermato il ministro svizzero di Giustizia e polizia, Eveline Widmer-Schlump.

Il governo svizzero «rispetta» la decisione della maggioranza, tuttavia, «l’esito della votazione non ha effetto sui quattro minareti già esistenti e l’edificazione di moschee continua a essere possibile. Anche in futuro in Svizzera i musulmani potranno quindi coltivare il proprio credo religioso praticandolo individualmente o in comunità», precisa il governo.

Per il ministro, l’esito della votazione è espressione delle paure diffuse nella popolazione nei confronti di correnti islamiche fondamentaliste: «Questi timori vanno presi sul serio e il Consiglio federale (governo) lo ha sempre fatto e continuerà a farlo. Tuttavia, il Consiglio federale riteneva che un divieto di edificare nuovi minareti non fosse uno strumento efficace nella lotta contro tendenze estremiste».