Orban l’anti Ue ingrassa con i soldi della Ue

di Riccardo Galli
Pubblicato il 31 agosto 2018 8:32 | Ultimo aggiornamento: 31 agosto 2018 8:32
Orban l'anti Ue ingrassa con i soldi della Ue

Orban l’anti Ue ingrassa con i soldi della Ue

ROMA – Criticare l’Europa alla mattina e incassarne i fondi alla sera. Chiudere i confini negando solidarietà ai migranti ma negandola anche ai partner europei e, allo stesso tempo, prendere da Bruxelles molto più di quanto si versa. Avere una politica economica e un’economia fiorente, con un Pil che da anni viaggia a ritmi di crescita del +3/4%, ma essere contemporaneamente tra chi l’Europa critica e anzi prova a smontare. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] E’ l’impresa che sta confezionando il premier ungherese Viktor Orban insieme ai sodali del cosiddetto gruppo di Visegrad: distruggere l’Europa con i soldi dell’Europa.

Qualche numero. L’anno scorso, 2017, l’Ungheria del nazional-sovranista Orban ha versato a Bruxelles 900 milioni di euro ricevendone in cambio 3 miliardi. Budapest ha quindi incassato più di 3 volte quanto versato con un rapporto tra entrate ed uscite sbilanciato a favore delle prime come in nessun altro Paese dell’Unione. Situazione sostanzialmente uguale nel 2016, quando i milioni dati erano stati 924 e i miliardi ricevuti 4,5, con un saldo di 3,6 miliardi pari al 3,2% del Pil di quell’anno e al 32% delle spese pubbliche per beni e servizi. Meglio dell’Ungheria l’anno scorso ha fatto la Polonia, altro Paese affiliato al gruppo di Visegrad, che in termini assoluti ha incassato anche di più: 11miliardi contro 4, ma comunque al di sotto del rapporto 1 a 3 di Budapest.

Condizioni che rendono le economie di questi paesi particolarmente competitive e floride e le hanno rese tali anche nei periodi di crisi. A finanziare l’economia, infatti, ci pensa il bilancio dell’Ue. “Gli investimenti pubblici sono aumentati da un maggiore assorbimento dei fondi Ue”, spiega nell’ultimo rapporto il Fondo monetario internazionale.

Uno ‘squilibrio’ figlio del patto su cui si basa l’Unione Europea per esigere e distribuire i suoi fondi. Patto basato su quella solidarietà che Visegrad ed Orban negano quando non si tratta di soldi e di vantaggi per loro e che prevede che ogni anno i paesi più ricchi versino più soldi di quelli che ricevono, mentre i paesi più poveri ricevano più di quanto versano. Questo vuol dire, in concreto, che i paesi dell’Europa dell’Ovest versano più di quello che incassano, e quelli meno sviluppati dell’Est – che sono poi i più critici con la UE, come l’Ungheria – ricevono più soldi di quanti ne versino. È la ragione per cui l’Italia nei suoi rapporti con la UE ogni anno ‘perde’ circa 3-4 miliardi, mentre la Slovacchia – che ha un Pil 20 volte inferiore all’Italia – nel 2017 ha avuto un saldo netto di un miliardo di euro.

La Germania, per dire, è quella che ha il saldo negativo più alto e lo stesso discorso vale per altri ‘big’ ad ispirazione europeista, come la Francia. Ma se i Paesi del gruppo di Visegrad sono quelli che incassano di più, sono anche quelli che contro l’Europa più forte remano. Sono quelli che hanno chiuso le frontiere non solo ai migranti ma soprattutto al concetto di solidarietà continentale, lasciando il carico sui Paesi di ‘primo approdo’ come Italia, Spagna e Grecia e, soprattutto, minando quelle che sono, forse erano, gli ideali su cui l’Europa si era voluta unire dopo le ferite della seconda guerra mondiale.