Cena ad Arcore tra Berlusconi e Bossi. Sul tavolo le riforme e il futuro del Pdl

Pubblicato il 6 Aprile 2010 22:02 | Ultimo aggiornamento: 7 Aprile 2010 8:31

Accordo sul metodo delle riforme, accelerazione su giustizia e federalismo. Questi i punti stabiliti nel vertice tra Lega e Pdl di ieri ad Arcore. In campo quindi i leghisti che prepareranno dei testi che poi saranno discussi con gli alleati.

Il segretario della Lega Nord, Umberto Bossi ha lasciato poco dopo la mezzanotte la villa di Arcore del premier Silvio Berlusconi dove martedi sera si è tenuto un vertice tra Pdl e Lega.

I temi sul tavolo erano le riforme, da quella costituzionale a quella della giustizia, il nuovo assetto di governo dopo la vittoria alle regionali in Veneto del ministro dell’Agricoltura Luca Zaia e anche le giunte regionali che devono essere formate.

Uscendo dal cancello di villa San Martino, Bossi ha abbassato il finestrino dell’auto e ha salutato con la mano ma non si è fermato a parlare con i giornalisti presenti.

Del seguito di auto del ministro delle Riforme faceva parte anche il figlio di Umberto Bossi Renzo, appena eletto consigliere regionale. Subito dopo è uscito anche l’ex ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani.

Anche se molti erano i commensali, l’impressione data all’esterno era quella di una cena in famiglia, anche se, essendoci  sul piatto temi come i vari progetti di riforme e il futuro del Pdl, da sotto la tavola imbandita si potevano vedere spuntare i cannoni. Che non tutto sia filato liscio e che il percorso si prospetti lungo e complesso lo ha confermato il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che uscendo ha detto: “Stiamo lavorando, stiamo parlando di riforme possibili quindi la cosa è lunga”.

Al contrario il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, ha detto che “è stata una riunione importante, abbiamo trovato la quadra sul metodo per fare le riforme”.

Secondo Calderoli il risultato ottenuto nel vertice di maggioranza riguarda soprattutto i tempi “rapidi” per le riforme. E, come la Lega aveva chiesto, Umberto Bossi e lo stesso Calderoli hanno la delega per le riforme che più hanno a cuore. Il metodo trovato è quello per cui i ministri competenti predispongono un testo che passa poi al tavolo dei coordinatori, per un esame preliminare, e che poi approda al consiglio dei ministri e quindi in Parlamento.

“Tutto quello che c’é da fare nel campo delle riforme – ha detto Calderoli – seguirà questo percorso”.

Quindi riforma dello stato e del governo, riforma costituzionale, della giustizia, legge sull’intercettazioni, par condicio. “Il risultato è importante perché adesso c’é un metodo concreto e condiviso su cui lavorare in tempi rapidi”.

Incassato il successo alle regionali, il presidente del Consiglio intende scrivere subito la road-map dei prossimi tre anni di governo. Obiettivo? Preparare le condizioni per una sua quarta e ultima ricandidatura.

Per parte sua il Senatur, forte di aver stravinto le elezioni al Nord, è venuto a batter cassa. Sono due le questioni su cui la Lega vuole vederci chiaro, prima di arrivare al dessert.

Il completamento del federalismo fiscale e la nascita del Senato federale. In sospeso c’è anche il destino del ministero dell’Agricoltura  che Bossi rivendica alla Lega. Ora c’è Zaia, del Carroccio, neo-eletto governatore in Veneto. E sul sostituto il Senatùr ha già un nome. Se Berlusconi darà l’ok, al Nord passerà il messaggio che va avanti chi è gradito alla Lega. Cosa che non va giù ai colonnelli del Pdl: Ignazio La Russa in una intervista ha sferzato la Lega: «Deve rispettare i patti ed essere meno avida. E i patti sono che il sindaco di Milano e il ministero dell’agricoltura spettano al Pdl».

È per questo che Berlusconi ha spiegato a Bossi che il federalismo dovrà viaggiare insieme alla riforma istituzionale con tanto di elezione diretta del presidente della Repubblica, riduzione dei parlamentari e Senato federale. «Un pacchetto unico», come vorrebbe il ministro Calderoli, per discutere con le opposizioni e prepararsi all’eventuale referendum se in Parlamento non si dovesse raccogliere una maggioranza di due terzi necessaria ad evitare la consultazione.

Il Senatur ha già fatto sapere che le due riforme posso camminare di pari passo senza alcun problema. E così pure quella sulla giustizia che tanto sta a cuore al Premier. Il Cavaliere sembra pronto a mettere per iscritto l’intesa con Bossi e Fini anche sui tempi di realizzazione dell’intero pacchetto di riforme che dovrebbe vedere la luce nel giro di un anno e mezzo. In modo da far svolgere l’eventuale referendum prima delle elezioni politiche del 2013.

Infine, per quanto concerne il nodo del rimpasto di governo, la Lega avrebbe confermato di voler rispettare il patto in base al quale al posto dell’uscente Luca Zaia subentrerà Giancarlo Galan.

Sul futuro del Pdl pesa, però, l’incognita Fini. Il presidente della Camera non intende stare a guardare. Italo Bocchino rivendica per lui il ruolo di “pivot” nella partita delle riforme. Solo Fini, spiega il vicepresidente dei deputati Pdl, «può garantire da un lato la coesione della maggioranza e il dialogo con l’opposizione e un attento ascolto delle valutazioni del Colle». Anche di questo dovranno parlare il Cavaliere e Fini nell’incontro previsto per questa settimana ma che, almeno per ora, non è ancora stato fissato.