Bertone a Guardie svizzere: “La vostra condotta di vita deve essere irreprensibile”

Pubblicato il 6 Maggio 2010 17:19 | Ultimo aggiornamento: 6 Maggio 2010 17:56

Il cardinale Tarcisio Bertone in occasione del giuramento della Guardia Svizzera Pontificia

Solo “una condotta di vita irreprensibile” si addice ai “servitori del Papa e della Chiesa”, cioè alle Guardie svizzere. Lo ha sottolineato il segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, nell’omelia della messa celebrata per le reclute della Guardia, che oggi presteranno giuramento, e per le loro famiglie.

Con queste parole il segretario di Stato ha confermato come il reclutamento delle guardie svizzere si sia fatto molto più rigido da quel lontano 4 maggio del 1998 quando un neocomandante dell’esercito del papa, Alois Estermann, venne trovato morto, ucciso a colpi di pistola, nel suo appartamento in Vaticano, accanto alla moglie Gladys Meza Romero e al vicecaporale Cedric Tornay.

La strage in seno alla chiesa alimentò a lungo dubbi e pagine di cronaca. Le indagini condotte dalle autorità vaticane portarono nel febbraio 1999 ad attribuire a Tornay la responsabilità dell’accaduto: colto da un raptus avrebbe ucciso il comandante, verso il quale nutriva rancore, e sua moglie, e si sarebbe successivamente tolto la vita.

Un fatto isolato nella storia centenaria del corpo che il 6 maggio del 1527 salvò papa Clemente VII dai Lanzichenecchi durante il Sacco di Roma, e che da allora serve con lealtà e fedeltà, con poche o nulle eccezioni, i successori di Pietro.

“La Guardia svizzera pontificia – ha ricordato Bertone  – si caratterizza per la disponibilità dei suoi componenti di porsi a servizio del Sommo Pontefice, per provvedere alla particolare custodia della Sua persona; si tratta di una volontà che voi, care Guardie svizzere, avete espresso in quanto cristiani, cioè motivati dall’amore per Cristo e per la Chiesa”.

“Il grande amore di Dio per ognuno – ha concluso il cardinale – esige di essere ricambiato. Sentiamo allora il bisogno di vivere secondo i suoi comandamenti, di osservare una condotta di vita irreprensibile”.