Forza Italia, partito di lotta e di sottogoverno? Scoppia il caso sottosegretari

di Daniela Lauria
Pubblicato il 28 Novembre 2013 - 18:09| Aggiornato il 29 Novembre 2013 OLTRE 6 MESI FA
Forza Italia, partito di lotta e di sottogoverno? Scoppia il caso sottosegretari

Silvio Berlusconi con Gianfranco Miccichè, l’unico ad aver firmato le dimissioni per ora

ROMA – I sottosegretari di Forza Italia non ne vogliono proprio sapere di dare le dimissioni nonostante le poltrone sulle quali siedono siano ormai azzoppate all’indomani del voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi. I fedelissimi del Cavaliere dicono di voler restare al loro posto nonostante la definitiva cacciata dal Parlamento del loro leader, con conseguente passaggio di Forza Italia all’opposizione. Quasi tutti, fatta eccezione per il sottosegretario alla Pubblica Amministrazione Gianfranco Micciché, che ha fatto sapere di aver già firmato le proprie dimissioni. Mentre Jole Santelli, sottosegretario al Lavoro, assicura su Facebook di aver affidato il proprio mandato nelle mani “del presidente Berlusconi e del partito”.

Poltronisti, secondo Roberto Formigoni che picchia duro: “Forza Italia è passata all’opposizione, ma i sottosegretari di Forza Italia restano al governo. Cugini, chi sono i poltronisti?”.  Sono sei i berlusconiani doc con incarichi di governo: si tratta del viceministro agli Esteri Bruno Archi; i sottosegretari al Lavoro, Jole Santelli, e alle Infrastrutture Rocco Girlanda ; alla Pubblica amministrazione, Gianfranco Miccichè (eletto con Grande Sud, rimasto con Berlusconi); agli Affari regionali, Walter Ferrazza (aderente al Mir, vicino al Cavaliere). Oltre a Cosimo Ferri, il tecnico di area centrodestra nominato sottosegretario alla Giustizia.

Ferri ha già fatto sapere che non si dimetterà. “Sono un tecnico e come tale ho cercato sin qui di dare il mio contributo al governo sulla base della mia esperienza professionale. Continuerò a dare il mio contributo sinché sarà ritenuto utile” ha detto Ferri, che è un giudice e prima di approdare al governo e’ stato anche componente togato del Consiglio superiore della magistratura.

Altrettanto ha fatto sapere Girlanda: “Ho intenzione di non dimettermi dal governo. Mi sono dimesso da coordinatore e non essendo parlamentare non c’è nessuna incompatiblità, non c’è nessun conflitto. Credo che in questo momento l’Italia abbia bisogno di un governo, la situazione è difficile”. A chi gli chiede se la decisione di rimanere nell’esecutivo sia da considerarsi la premessa per un futuro passaggio a Nuovo Centrodestra, Girlanda precisa: “Sono cose che non si decidono subito, non è che mi trasferisco da un partito all’altro. Per aderire c’è bisogno di compiere alcuni passaggi. Nei prossimi giorni valuterò. Ho avuto la possibilità di collaborare con il ministro Lupi con cui stiamo facendo un ottimo lavoro”.

Jole Santelli sul suo profilo Facebook scrive: “Per quanto relativo alle mie dimissioni dal governo Le ho messe da ieri nelle mani dello stesso presidente Berlusconi e del mio partito. Ciò alfine di consentire che siano loro a scegliere il momento opportuno che la delegazione di Fi le rassegni inviandole alla sede istituzionalmente corretta”.

Dimissioni sub judice, insomma, che con quelle di Micciché fanno due, anzi una e mezza, su sei. Dagli altri nessun commento ma il vicepremier Angelino Alfano sottolinea: “”Fino a due ore fa mi risulta che nessuno dei vice ministri e sottosegretari, ma neanche nessuno dei presidenti di commissione ha rassegnato le dimissioni dal suo incarico”.