Gina Cetrone, ex consigliera regionale del Pdl arrestata. Accusa: estorsione con metodo mafioso

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 Gennaio 2020 14:52 | Ultimo aggiornamento: 29 Gennaio 2020 14:52
Gina Cetrone, ex consigliera regionale del Pdl, arrestata per estorsione con metodo mafioso

Gina Cetrone, ex consigliera regionale del Pdl, arrestata per estorsione con metodo mafioso (Foto Ansa)

ROMA  –  La ex consigliera regionale (nel Lazio) del Pdl Gina Cetrone è stata arrestata insieme ad altre quattro persone con l’accusa, a vario titolo, di estorsione, atti di illecita concorrenza e violenza privata, con l’aggravante del metodo mafioso per fatti risalenti al periodo maggio-giugno 2016. Ne danno notizia Ansa, Agi e tutti i principali quotidiani nazionale e locali.

Scrivoe l’Agi che l’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, si è avvalsa anche del contributo dichiarativo di due collaboratori di giustizia, di cui uno già sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Latina e per il quale si procede separatamente. 

Nei confronti di Gina Cetrone e degli altri quattro arrestati, il gip di Roma Antonella Minunni ha disposto la misura cautelare del carcere.

Secondo le accuse, nell’aprile 2016 Gina Cetrone e il marito Umberto Pagliaroli, nella veste di creditori di un imprenditore, in relazione a forniture di vetro effettuate dalla società a loro riconducibile, avrebbero richiesto l’intervento di altre tre persone per riscuotere il credito, previa autorizzazione di un altro uomo, che è considerato da chi indaga capo dell’associazione di stampo mafioso a lui riconducibile.

Sempre secondo l’ipotesi dell’accusa, moglie e marito, dopo aver convocato l’imprenditore presso la loro abitazione, gli avrebbero richiesto il pagamento immediato della somma dovuta (circa 15mila euro), impedendogli di andare via a bordo della sua auto. La coppia, sostiene l’accusa, avrebbe costretto l’uomo ad attendere l’arrivo degli altri tre che, una volta sul posto, sempre secondo la ricostruzione dell’accusa, lo avrebbero minacciato. Questi ultimi, è la tesi dell’accusa, avrebbero costretto poi l’imprenditore ad andare in banca il giorno dopo sotto la loro stretta sorveglianza e ad effettuare un bonifico di 15mila euro a favore della società e a consegnare loro 600 euro, a titolo di disturbo. 

Sempre secondo l’accusa nella campagna elettorale del 2016. Cetrone e Pagliaroli avrebbero stretto un accordo con una famiglia che, in cambio di un contributo di 25mila euro, si sarebbe attivata affinché la candidatura di Gina Cetrone a sindaco di Terracina (con la lista ‘Sì, cambia’) avesse il massimo della visibilità nella competizione elettorale nella provincia di Latina del 2016. 

Nel provvedimento cautelare firmato dal gip si fa riferimento, in particolare, all’episodio di violenza che sarebbe stato messo in atto ai danni di Gianluca D’Amico e Matteo Lombardi, addetti al servizio di affissione dei manifesti elettorali degli altri candidati. (Fonte: Ansa e Agi)