Lega: alta tensione. Parte la fase due di Maroni

Pubblicato il 8 Maggio 2012 20:42 | Ultimo aggiornamento: 8 Maggio 2012 20:52

ROMA, 8 MAG – Territorio, congressi e rinnovamento del partito: sono queste le parole chiave del nuovo corso della Lega Nord. Il Carroccio mette alle spalle le amministrative, magari con la speranza di migliorare il proprio bilancio con qualche vittoria nei comuni dove e' ancora in corsa per i ballottaggi. E da' il via alla fase due preannunciata da Roberto Maroni.

Si parte dal successo di Flavio Tosi a Verona. ''Un modello per tutto il movimento'', l'ha definito l'ex ministro dell'Interno che ormai sembra guidare il movimento in vista del congresso federale di giugno che potrebbe incoronarlo come nuovo segretario.

Il 'modello Verona' prevede un forte impegno dei militanti sul territorio e l'apertura anche a chi – come si legge sulla Padania – ''non ha il fazzoletto verde''. Un rinnovamento che vuole chiudere con 'gli uomini con le corna e la barba verde' – confida un parlamentare lumbard – e magari anche qualche regolamento di conti interno.

Nel nuovo progetto, pero', sembra non trovare molto spazio Umberto Bossi, che viene relegato nel ruolo di 'padre nobile del leghismo'. Il 'senatur' non ha ancora commentato l'esito del voto. Nella sua ultima uscita pubblica, prima delle elezioni, ha confermato la sua candidatura alla segreteria del partito al congresso di giugno. Ma proprio questa ipotesi incontra lo stop di Tosi. 'L'eretico leghista', forte della sua vittoria a Verona, invita apertamente Bossi a non presentarsi ''per il bene della Lega''.

Parole che appaiono come una rivincita dopo la aperta contrarieta' del 'capo' alla richiesta di Tosi di presentarsi con una lista propria. A febbraio si arrivo' alla rimozione del primo cittadino scaligero dal ruolo di vicepresidente del 'parlamento padano' e ad un passo dalla sua espulsione dal partito, evitata anche grazie all'intervento di Maroni.

La partita definitiva si giochera' al congresso federale di fine giugno. I maroniani puntano a ritoccare lo statuto per permettere di avere segretario e presidente della stessa regione. Di fatto, significherebbe poter avere Bossi presidente e Maroni segretario, entrambi lombardi, cosa che ora il regolamento vieta. Questa soluzione dovrebbe, inoltre, essere fatta 'digerire' ai veneti che chiedono piu' spazio nella cabina di comando del movimento anche alla luce della tenuta leghista in Veneto a fronte della debacle lombarda.

C'e' poi la questione della segreteria federale veneta. Tosi punta ad ottenerla sulla scia del suo successo. Ma deve vincere la resistenza dei cerchisti, ancora forti a Padova, Venezia e presenti nella stessa Verona. L'ago della bilancia potrebbe farlo la 'serenissima' Treviso: lo storico leader trevigiano Giancarlo Gentilini ha detto di preferire il capogruppo alla Camera, Gianpaolo Dozzo, anch'egli trevigiano ed estraneo alla competizione tra maroniani e cerchisti.