Manifestanti Bologna, Anm contro Alfano: “Applichiamo legge”

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 Novembre 2015 0:15 | Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2015 0:15
Manifestanti Bologna, Anm contro Alfano: "Applichiamo legge"

Angelino Alfano (Foto Lapresse)

ROMA – L’Associazione nazionale magistrati in una nota esprime “vivo stupore” per le dichiarazioni del ministro dell’interno, Angelino Alfano, sulle scarcerazioni dei manifestanti arrestati e poi liberati a Bologna. “La magistratura è tenuta ad applicare la legge che per le misure cautelari prevede forti limiti e divieti di applicazione, soprattutto nei casi di imputati incensurati”.

In una nota i magistrati fanno sapere:

“L‘Associazione Nazionale Magistrati esprime vivo stupore per l’affermazione “noi con le nostre forze di polizia li abbiamo arrestati, i magistrati li hanno scarcerati, l’opinione pubblica giudicherà”, attribuita al Ministro dell’Interno e riferita alla scarcerazione di tre giovani, arrestati nel corso degli scontri verificatisi in occasione della recente manifestazione di Bologna. Tali parole, qualora trovassero conferma rischiano di alimentare la falsa idea di un presunto – e inesistente – contrasto fra la magistratura (dipinta come lassista) e le forze dell’ordine, contrasto offerto, addirittura, al giudizio dell’opinione pubblica. A fronte di ciò, dobbiamo allora ricordare come la magistratura – che, a seconda delle convenienze del momento, è accusata ora di lassismo, ora di eccessi nel ricorso alla custodia cautelare – è tenuta ad applicare la legge. E’ appunto la legge a prevedere per le misure cautelari forti limiti e divieti di applicazione, soprattutto nei casi in cui si tratti di imputati incensurati e sia possibile la concessione della sospensione condizionale della pena”.

I magistrati, poi, ricordano come sono cambiate certe norme con la riforma della disciplina cautelare, che regola i fermi degli indagati.

“Peraltro, va spiegato all’opinione pubblica che tali limiti e divieti sono divenuti ancora più stringenti con la recente riforma della disciplina cautelare, in relazione alla quale proprio l’Associazione Magistrati aveva osservato che essa “spostava il punto di equilibrio fra il necessario rigore sotteso ad ogni limitazione della libertà personale e la tutela della sicurezza, a detrimento di quest’ultima, con potenziali rischi sotto il profilo della tranquillità sociale” e che “una riforma che fosse percepita come un indebolimento della sicurezza collettiva” avrebbe potuto provocare “un effetto paradosso, con reazioni di rigetto, istanze di controriforma e speculare arretramento culturale” (così nel parere rassegnato alla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati)”.