M5S, “dimissioni in bianco ogni 6 mesi per candidati in Sicilia”. Ed è polemica

Pubblicato il 23 Ottobre 2012 9:02 | Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre 2012 9:04
Beppe Grillo, candidati in Sicilia si impegnano a dimissioni in bianco ogni 6 mesi

ROMA – Per essere candidati con il Movimento 5 Stelle in Sicilia i candidati devono impegnarsi a firmare dimissioni in bianco ogni sei mesi e rimettere il mandato nelle mani dei cittadini, che decideranno se sono stati meritevoli di continuare a governare. Lo ha rivelato la candidata di Grillo in Sicilia, Giannina Ciancio. E intorno al Movimento 5 Stelle è subito polemica.

”Per essere candidati alle prossime elezioni regionali – ha rivelato la Ciancio – abbiamo superato una selezione e poi firmato il documento ‘la voce del movimento’ impegnandoci a rimettere ogni sei mesi il nostro mandato in assemblee con i cittadini”. La Ciancio spiega che saranno i cittadini a decidere di sei mesi in sei mesi, in assemblee convocate in ognuna delle province siciliane, se i consiglieri regionali grillini hanno ben operato, e dunque sono meritevoli di restare in Regione, oppure se devono andare a casa lasciando il loro posto ad altri. Oltre alle dimissioni pre-firmate, il carnet per i candidati prevede anche un impegno economico: la promessa di versare in beneficenza la parte eccedente i 2500 euro dello stipendio.

I candidati di Grillo in Sicilia non hanno avuto nulla da eccepire, anche perché la linea del Movimento prevede il contatto diretto e continuo degli eletti con i propri elettori. A porre il problema sono stati invece i radicali, che hanno denunciato l’illegalità della regola. ”Se domenica prossima fossi in Sicilia a monitorare le elezioni per conto dell’Osce – ha detto l’esponente radicale Matteo Mecacci, presidente della commissione diritti umani dell’Osce – dovrei segnalare una grave violazione della Costituzione italiana da parte del movimento 5 stelle”. Le dimissioni in bianco imposte ai candidati, ha ricordato Mecacci, sono una pratica che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha già condannato perché ”lede il diritto indisponibile di ogni eletto ad esercitare pienamente e liberamente il proprio mandato elettorale”.