Parlamentarie Pd e Sel al via in 9 regioni: come, dove e quando si vota

ROMA – Parlamentarie Pd al via: il 29 dicembre si vota dalle 8 alle 21 in 9 regioni, domenica 30 si vota nelle altre 11. In quasi 1.500, tra big e peones, puntano al voto degli elettori per entrare nelle liste del Pd in una sfida “ai limiti dell’impossibile”, come lo stesso Pier Luigi Bersani ha ammesso per lo sforzo di volontari e aspiranti onorevoli. Anche Sel chiama al voto i suoi elettori per scegliere i parlamentari e, a differenza dei democrats che chiuderanno le liste l’8 gennaio, Nichi Vendola ha già annunciato i 23 nomi del listino, tra i quali la portavoce dell’Alto commissario Onu Laura Boldrini e Giorgio Airaudo (Fiom).

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Quando e come si vota. I seggi sono aperti sabato 29 in 9 regioni dalle 8 alle 21: Abruzzo, Alto Adige, Calabria, Campania, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte e Umbria. Nelle altre regioni – Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino, Veneto – si voterà invece domenica 30 dicembre con le medesime modalità.

Saranno allestiti oltre 6000 seggi grazie al lavoro di più di 50 mila volontari. Anche in questa occasione sarà richiesta una sottoscrizione di almeno due euro per sostenere le spese della campagna elettorale. Potranno votare tutti gli iscritti al Pd del 2011 che abbiano rinnovato la tessera entro il giorno del voto e coloro che hanno votato alle primarie per il candidato premier del centrosinistra dello scorso 25 novembre e che sottoscrivano l’appello come elettori del Pd.

L’elettrice/ore potrà esprimere due preferenze, una a favore di una donna e l’altra a favore di un uomo. Qualora le due preferenze fossero a favore di candidati dello stesso sesso, la seconda nell’ordine sarà considerata nulla. Saranno considerate invece valide, conseguentemente, le schede con una sola preferenza. L’affluenza e i risultati dello spoglio – e cioé il numero dei votanti e le graduatorie dei consensi – saranno trasmessi dalle direzioni provinciali una volta espletate tutte le formalità e i conteggi al sito www.primarieparlamentaripd.it .

Chi perde non sarà recuperato nel listino” assicura il Pd per smorzare tensioni e malumori della vigilia, in primis in Puglia dove tre consiglieri regionali, non ammessi alla gara, si sono autosospesi dal partito.

Volenti o nolenti, quasi tutti nel Pd, tranne chi di fatto sa già che sarà nella ‘quota protetta’ del 10%, si sono messi in gioco, rischiando la candidatura: dai decani, che hanno ottenuto la deroga per il limite dei tre mandati, come Anna Finocchiaro e Rosy Bindi, che corrono ‘fuori sede’ a Taranto e Reggio Calabria, ad alcuni membri della segreteria Pd, come Stefano Fassina e Matteo Orfini in corsa a Roma.

Il rischio esclusione è alto per i parlamentari uscenti, sfidati da molti esponenti che sul territorio hanno grandi bacini territoriali. Così come la doppia preferenza uomo/donna è un pericolo per i parlamentari maschi.

Nutrita la pattuglia di renziani in corsa, dal presidente del consiglio dell’Emilia Romagna Matteo Richetti a Giorgio Gori che corre a Bergamo fino al vicesindaco di Firenze Dario Nardella fino all’assessore comunale Rosa Maria Di Giorgio, entrambi in corsa a Firenze.

La difficoltà della posta in gioco ha, invece, spinto molti parlamentari uscenti, come l’operaio della Thyssen Antonio Boccuzzi, Sandro Gozi e Paola Concia, a rinunciare alla corsa. Alla fine non si sono candidati, e probabilmente finiranno nel ‘listino’, anche ‘decani’ come Franco Marini e Giuseppe Fioroni e ‘nuove’ personalità, come la portavoce del comitato Bersani alle primarie, Alessandra Moretti, e il coordinatore della campagna per Matteo Renzi sempre alle primarie Roberto Reggi.

Molti, invece, puntano ad arrivare in Parlamento per la prima volta: in Puglia il fratello del sindaco di Bari Alessandro Emiliano e ben 4 consiglieri regionali uscenti sfidano i deputati uscenti Francesco Boccia, Dario Ginefra e Gero Grassi. Ed è proprio nel tacco d’Italia che è scoppiato un caso: l’assessore regionale Fabiano Amati e i consiglieri Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia, esclusi dalla corsa, si sono autosospesi dal gruppo in Regione denunciando “primarie porcellum” per i metodi con cui, a livello regionale, sono state concesse le deroghe per consentire agli amministratori di partecipare alle primarie.

Piazza molto affollata anche a Roma, dove oltre ai parlamentari uscenti, come Marianna Madia e Roberto Morassut, tentano la scalata un gruppo di consiglieri regionali uscenti e il segretario romano Marco Miccoli. A Bologna è in corsa il presidente dell’associazione dei famigliari delle vittime della strage del 2 agosto Paolo Bolognesi mentre a Milano Pippo Civati sfida parlamentari del calibro di Barbara Pollastrini, Emanuele Fiano e Emilio Quartani.

Dodici i candidati a Torino, dall’ex ministro Cesare Damiano all’uscente Anna Rossomando e Fabrizio Morri ad un nutrito drappello di consiglieri e amministratori locali. Se la sfida si consumerà in un giorno, i tempi per conoscere vincitori e vinti saranno un po’ più lunghi e un quadro complessivo si avrà solo il 2 gennaio.

Risultati e affluenza. A differenza delle primarie per la premiership, i risultati delle primarie per i parlamentari, così come l’affluenza, non saranno subito noti la sera stessa del voto e un quadro complessivo su ‘vincitori e vinti’ si potrà avere solo il 2 gennaio visto che l’1 è prevista la pausa di Capodanno.

I dati saranno resi noti a livello provinciale, che è la dimensione scelta per le primarie, e poi si farà la composizione delle graduatorie a livello di collegio con un lavoro tra direzione regionale e partito a livello nazionale.

Quindi, nelle 9 regioni in cui si vota domani, spiegano fonti del Pd, i dati principali, come i primi 10 nomi in graduatoria ed il numero dei votanti, si conosceranno il 31 mentre per le 11 regioni in cui si vota domenica è difficile che si conoscano le graduatorie dei candidati prima del 2. La sintesi finale sulle liste, inclusi i nomi dei capilista e la quota del 10 per cento del ‘listino’, sarà fatta poi nella direzione nazionale dell’8 gennaio.

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