Referendum, pasticcio nucleare: 3 mln di schede fantasma. Che fine farà il voto degli italiani all’estero

Pubblicato il 6 Giugno 2011 15:06 | Ultimo aggiornamento: 6 Giugno 2011 15:06

ROMA – La sola certezza è la confusione: manca meno di una settimana ai referendum e, ad oggi, non si sa se gli italiani dovranno esprimersi su tre o quattro quesiti, non si sa se il voto degli italiani all’estero sia valido o se debbano rivotare, non si sa se, in caso di quorum raggiunto di poco, la questione estero possa o meno invalidare il tutto.

A “ballare”, almeno ufficialmente, è il quesito sul nucleare. Uno dei nodi sarà sciolto martedì quando sulla questione l’ultima parola la scriverà la Corte Costituzionale chiamata in causa dal governo dopo il via libera al voto pronunciato dalla Cassazione.A meno di colpi di scena, però, tutto sembra deciso: si voterà anche sull’atomo. L’ha fatto capire, nella mattinata di lunedì 6 giugno, il presidente della Corte Alfonso Quaranta. Erano passati pochi minuti dalla sua elezione (10 voti al primo turno) e Quaranta, parlando a titolo personale, ha detto che a suo giudizio non c’erano i margini per rovesciare il verdetto della Cassazione.

Tutto risolto, allora? Assolutamente no. Paradossalmente la confusione diminuirebbe un po’ solo in caso di improvvisa e improbabile cancellazione del referendum. In caso contrario rimangono sul voto grosse cause di incertezza, dalla validità del voto alla questione, centrale, degli italiani all’estero.

Quattro pasticci. Tutto comincia qualche mese fa con il “pasticciaccio” del decreto omnibus. Il governo sa che è all’orizzonte il voto sul nucleare. Sa che in Italia è già impopolare di suo e soprattutto sa che dopo Fukushima il voto rischia di essere un ko pesantissimo. Nel giro di 48 ore spunta l’idea di una moratoria che diventa decreto: il programma nucleare è sospeso in attesa, ammette esplicitamente il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che l’atomo faccia un po’ meno paura al popolo. La questione, però, è tutt’altro che risolta perché i referendari chiamano in causa la Cassazione. E la decisione della corte, a sorpresa, è che si vota lo stesso.

Il cuore del primo pasticcio sta qua: cambiata la legge è cambiato anche il quesito. Prima ci si doveva pronunciare esplicitamente per il sì o il no alla costruzione di nuovi impianti nucleari sul territorio nazionale. Ora, invece, il sì e il no sono relativi ad un più generico piano energetico nazionale. Sul piano politico, almeno, la sostanza non cambia: il voto (eventuale) con la scheda grigia  resta un chiaro si o no al nucleare. Per il resto cambia tutto.

Prima, infatti, si chiedeva: “Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?”. Ora, invece, a meno di stop della Consulta verrà chiesto: “Volete che siano abrogati i commi 1 e 8 dell’articolo 5 del d.l. 31/03/2011 n. 34 convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75?”.

La differenza non è esattamente una sottigliezza se non altro perché ci sono 3 milioni di italiani, i residenti all’estero, che hanno già votato e che rischiano di doverlo fare di nuovo visto che hanno risposto alla vecchia domanda, quella abrogata del decreto. E’ il secondo pasticcio, da cui seguono a pioggia il terzo e il quarto. Ovvero: ci sono i tempi tecnici per ristampare schede e farle arrivare in tutto il mondo in cinque giorni? Ammesso e concesso che lo si possa fare, quanto costa lo “scherzetto”?. Già è caro così: dato per un attimo come scontato il via libera, andranno ristampate e ridistribuite circa 47 milioni di schede. Le altre vanno al macero.

Lo scenario più probabile è che si decida per votare e ridistribuire il materiale solo in Italia. Se poi, però, il referendum dovesse essere valido con un quorum risicato allora ne vedremmo delle belle. Chiunque potrebbe impugnare il voto dei residenti all’estero e come ha detto il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro: “Sono pronto a scommettere che il ministero dell’Interno farà il possibile per non conteggiarlo”.

Per non farsi mancare nulla l’ultimo caos riguarda tutti gli studenti fuori per il progetto “Erasmus” e i volontari delle varie Ong sparsi per il mondo. A differenza dei residenti all’estero loro a meno di non tornare in Italia (biglietto rimborsato) non potranno votare.