Roma: giunta monocolore Pd, Sel out. Renzi evita Marino: “Ora sta a te…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 luglio 2015 10:07 | Ultimo aggiornamento: 28 luglio 2015 10:10
Roma: giunta monocolore Pd, Sel out. Renzi evita Marino: "Ora sta a te..."

Roma: giunta monocolore Pd, Sel out. Renzi evita Marino: “Ora sta a te…”

ROMA – C’era la Festa dell’Unità a Roma proprio nelle ore in cui il sindaco Ignazio Marino stava faticosamente preparando la nuova squadra, il famoso rimpasto in Campidoglio dopo che Sel si è chiamato fuori. Renzi è intervenuto all’appuntamento celebrativo del Pd romano ma ha accortamente evitato Marino cui sostanzialmente ha mandato a dire “arrangiati”, o cambi passo o te ne vai.

E Marino, che non ha appoggio popolare, ha visto via via fuggire dalla sua Giunta 8 assessori, è determinato a resistere ad oltranza (“tirare a campare è meglio che tirare le cuoia”, Lina Palmerini sul Sole 24 Ore evoca Andreotti). Presenterà oggi le new entries di un governo cittadino monocolore Pd, con Sel che garantirà appoggio esterno ma senza sconti decidendo delibera per delibera e un Giubileo in vista, un evento che per definizione esorbita da beghe e piccoli calcoli locali, investendo la reputazione dell’Italia tutta e del suo Governo in primis.

Dalle buche nelle strade agli autobus dimezzati, dai bilanci delle municipalizzate fino all’organizzazione del Giubileo il lavoro che attende Marino è da far tremare i polsi, considerando anche che la partita sul Commissariamento eventuale è stata anticipata da un rimpasto inevitabile dopo le defezioni in massa ma resta all’orizzonte come una minaccia o un formidabile strumento di pressione. Renzi lo ha ribadito oggi in una lettera al Messaggero: ora tocca a te, niente scuse.

“Roma ha eletto un Sindaco, appena due anni fa. A lui oneri e onori. Il Pd capitolino, ben guidato in questa fase di commissariamento da Matteo Orfini, ha un obiettivo unico e semplice: dare una mano a Roma. Non ci interessa puntellare una Giunta, fare un rimpasto, scambiare poltrone”, scrive Renzi. “Tocca al Sindaco, adesso, nessuno può sostituirsi. Se ne sarà capace, avrà il nostro appoggio”. “Noi ci siamo. Siamo pronti sul Giubileo, siamo pronti sulle Olimpiadi, siamo pronti sulle infrastrutture, siamo pronti sulle periferie, siamo pronti sulle aziende partecipate. Purché dal Comune arrivino proposte, non polemiche a distanza”.

Ma su Roma è anche Renzi a giocarsi la faccia perché, sottolinea Lina Palmerini, non sta applicando i metodi che nel bene e nel male lo hanno contraddistinto a livello nazionale per risolvere i problemi, a partire dalla considerazione assoluta della necessità del consenso popolare: tanto per capirci per molto meno Prodi e Letta sono stati sacrificati senza troppi scrupoli.

Se è vero che la città ha bisogno di voltare pagina, non lo può fare un sindaco delegittimato e che, per di più, deve gestire un evento come il Giubileo che metterà sotto stress una città già provata dall’ordinaria amministrazione. È chiaro che senza una spinta popolare forte si finisce per non cambiare nulla ma si resiste e basta. Né serve una tattica di partito a rimettere le caselle a posto. E qui sta il secondo paradosso del segretario Pd.  Fin qui ha ripetuto la formula magica del voler andare avanti e non farsi bloccare dal partito del “Forza palude” ma, poi, a Roma ci finisce dentro. Anzi ne diventa parte e complice. E cade negli stessi tic dei suoi avversari. Perché su Roma non può fare politica facendo sapere che non parla con Marino, che con lui c’è il gelo. Insomma, che fa, pure lui mette il muso lungo?  (Lina Palmerini, Sole 24 Ore).