Resa dei conti in via Bellerio, Rosy badante sfida la Lega

Rosy Mauro (Foto Lapresse)

MILANO – Alle 16 in punto dal portone di via Bellerio è passata anche lei. Rosy Mauro è entrata nella sede della Lega Nord insieme alla bodyguard Pier Moscagiuro. L'”infermiera”, la “badante”, la “nera”, anche un po’ “strega”. Ma ancora, soprattutto, vicepresidente del Senato. Rosy Mauro potrebbe essere espulsa dal partito, come non fa mistero di volere Roberto Maroni, ormai saldamente alla guida del partito. Il consiglio federale leghista era stato convocato formalmente per decidere la sorte del tesoriere Francesco Belsito, scontato che verrà rimosso. Meno scontata la resa della Mauro. Fino a 48 ore fa ripeteva con determinazione che lei alla vicepresidenza del Senato non rinuncia. Neanche se a chiederglielo è stato Bossi stesso. “Non vedo perché dovrei”, “su di me solo menzogne”. Difesa strenua la sua. Ma la sfida non è solo per la poltrona a Roma. Rosy rischia la tessera del suo stesso partito.

“La faremo dimettere noi” gridava Maroni durante la manifestazione dell’orgoglio leghista. E la folla di manifestanti era tutta con lui. Rosy, nella sua parabola discendente, è stata anche definita “puttana” nelle intercettazioni tra il tesoriere e la segretaria Dagrada. Ovvero il nucleo di chiacchierate che hanno svelato l’ingorgo di soldi del partito finiti a saldare conti privatissimi di università in Svizzera e presunti amanti. Tutte chiacchiere smentite prontamente dalla Mauro a mezzo stampa e da Bruno Vespa. Ma forse oggi, in via Bellerio, non saranno sufficienti.

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