Caso Ruby: il Tg1 paragona Berlusconi a Giovanni Leone, è bufera su Minzolini

Pubblicato il 19 Gennaio 2011 1:20 | Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio 2011 15:51

Augusto Minzolini

Il Tg1 di Augusto Minzolini paragona lo “scandalo Ruby” di Silvio Berlusconi agli “attacchi di stampa” a cui fu sottoposto sul finire degli anni’70 il Presidente della Repubblica, Giovanni Leone. Ed è subito polemica.

Nell’edizione delle 20 del Tg1 del 18 gennaio, infatti, non è andato in onda un editoriale del “direttorissimo” ma un pezzo del suo vice Gennaro Sangiuliano. Un pezzo arrivato dopo la cronaca sul “caso Ruby” e sui presunti festini ad Arcore.

Sangiuliano che fa? Dopo aver dato nota delle intercettazioni in cui si evince che Ruby è stata indotta a dire “cazzate” sulle feste del premier, passa a ricostruire l'”affaire Leone”, ovvero la campagna di stampa di radicali e dell’Espresso, poi appoggiati anche dal Partito Comunista Italiano, contro il Presidente della Repubblica Giovanni Leone. Una campagna di stampa accentrata soprattutto intorno allo scandalo Lockheed (dicono i libri di storia) e che costò una condanna alla giornalista Camilla Cederna e al settimanale l’Espresso, che vennero condannati per diffamazione dei figli di Leone.

Ora, a Sangiuliano la storia a cosa serve? Sembra tanto per fare un paragone tra la storia di Berlusconi e quella di Leone. Due storie, questa forse l’idea del Tg1, inventate e pompate da alcuni organi di stampa. L’accostamento allora, serve a questo? E forse anche a pronosticare l’epilogo del “caso Ruby”?

Le reazioni. “Il paragone scelto dal TG1 di Minzolini con il caso Leone è giornalisticamente appropriato. Anzichè insultare, la sinistra farebbe bene a ricordare le scuse che tanti dovettero indirizzare a posteriori a Giovanni Leone. I linciatori di ieri e di oggi ci riflettano, e non cerchino di intimidire il TG1″: così Daniele Capezzone, portavoce del Pdl.

“Il coraggioso Minzolini deve aver sentito il suo datore di lavoro ben nervoso, stasera, per spingersi nella spericolata difesa d’ufficio che avrà di certo mandato di traverso la cena a milioni di italiani”, afferma l’europarlamentare del Pd, Debora Serracchiani che aggiunge: “Abbiamo una domanda da porre al prode direttore: ma vieni pagato dal servizio pubblico o da un fondo di previdenza gestito dal presidente del Consiglio? Dopo lo spettacolo offerto stasera dal Tg1 è davvero difficile difendere l’importanza del servizio pubblico”.

“Il Tg1 oggi ha passato il segno. Non solo sceglie di non comunicare nel merito la notizia dello scandalo scatenato dalle vicende private di Silvio Berlusconi, passando direttamente ai commenti, ma si supera imbastendo un parallelo inverosimile tra i fatti di oggi e la vicenda Leone-Cederna”, afferma Sergio Cofferati, europarlamentare del Pd. “Il tutto – aggiunge – condito da subdole accuse ai soliti ‘comunistì. È uno stravolgimento della realtà di gravità inaudita, che non solo offende l’intelligenza degli italiani, ma che assume tratti inquietanti trattandosi del principale telegiornale di quello che dovrebbe essere il servizio pubblico”.

“Qual è il nesso tra le centinaia e centinaia di pagine di intercettazioni che riguardano, non da oggi il presidente del consiglio Berlusconi e il caso Leone? E dal momento che il nesso non c’è come lo stesso autore del servizio ha dichiarato perchè è stato fatto il parallelo?”. Lo affermano in una nota il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti e il senatore Pd Vincenzo Vita. “Tra l’altro c’è una differenza sostanziale relativa al fatto che il Presidente Leone non era proprietario delle televisioni e in questo periodo le campagne mediatiche sono state scatenate proprio contro gli oppositori a partire dal presidente della Camera e dell’ex direttore dell’Avvenire. E’ evidente pertanto che, dal momento che non c’è alcun nesso il Tg1 continua una personale campagna politica”. “Sarebbe ora e tempo – concludono Giulietti e Vita – che l’autorità di garanzia dica qualcosa in merito e verifichi se e in che modo i magistrati e le altre persone pesantemente aggredite abbiano avuto o meno diritto di replica”.