Egitto, l’Independent: “L’inviato Usa Wisner lavora per la lobby amica di Mubarak”

Pubblicato il 7 Febbraio 2011 19:06 | Ultimo aggiornamento: 7 Febbraio 2011 19:51

Frank Wisner

LONDRA – L’inviato americano al Cairo Frank Wisner lavora per una lobby ‘amica’ di Hosni Mubarak. Sabato l’ex diplomatico ha fatto infuriare la Casa Bianca sostenendo l’opportunità che sia proprio il rais a guidare la transizione al Cairo e oggi si scopre che è uno dei partner della Patton and Boggs, un importante studio di Washington che annovera tra i suoi clienti lo stesso governo al centro della crisi.

Il quotidiano britannico Independent ha provocato un nuovo imbarazzo all’amministrazione Obama riaprendo, nel delicato equilibrio della vicenda egiziana, il caso Wisner. L’inviato americano in Egitto era stato sconfessato a caldo dal portavoce del Dipartimento di Stato P.J. Crowley ma il giornale londinese ha buttato sale sulla ferita. A Crowley, che aveva definito ”opinioni personali, da analista”, quelle dell’ex ambasciatore, ha replicato Robert Fisk, il più famoso corrispondente di guerra del Regno Unito: ”Non c’è nulla di personale” nei legami dell’ex diplomatico”, ha scritto Fisk, uno dei pochi giornalisti occidentali che hanno intervistato Osama bin Laden: ”La Patton and Boggs si vanta di avere tra i suoi clienti le forze armate egiziane, l’agenzia per lo sviluppo economico egiziano e che ha curato arbitrati e azioni legali negli Stati Uniti e in Europa per conto di Mubarak”.

Wisner è in realtà l’ennesimo esempio degli effetti talora nefasti della politica della ”revolving door”, la porta girevole che assicura il veloce riciclaggio degli alti funzionari dello stato nel mondo delle lobby: una politica che, vista da oltreatlantico, costituisce nel caso di Wisner ”un evidente conflitto di interesse”.

Secondo l’Independent un”’interpretazione generosa” è che la Casa Bianca abbia richiamato in servizio l’ex diplomatico in pensione senza sottoporlo ad adeguato scrutinio, ma ”potrebbe esserci una interpretazione piu’ sinistra”: un caso in cui ”ancora una volta gli Stati Uniti lavorano segretamente al servizio dei propri interessi in Medioriente”.

Intanto Naguib Sawiris, il tycoon egiziano nel gruppo dei ‘saggi’ che ha preso parte ai colloqui con il governo per avviare la transizione, ha esortato i manifestanti ad accettare che il presidente Hosni Mubarak resti al suo posto fino a quando un chiaro meccanismo per la transizione non venga elaborato. E ha inoltre invitato a riporre fiducia nel vicepresidente Omar Suleiman.

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