Giappone. Esplosione centrale nucleare. Il primo ministro l’ha saputo dalla tv

Pubblicato il 18 Marzo 2011 0:44 | Ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2011 0:44
In Giappone un proverbio, che viene insegnato come una regola di comportamento ai bambini, dice: «Quando un chiodo sporge fuori, viene martellato», una versione più elegante della nostra «polvere sotto il tappeto». In questa semplice frase si nascondono forse i germi dell’inadeguatezza dimostrata dal governo nel fronteggiare l’attuale crisi nucleare, la peggiore del dopoguerra dopo Chernobyl. Quella che è stata, nella popolazione, una composta reazione ed una prova di dignità, nel caso del governo nipponico, è sembrata una deliberata sottovalutazione della drammatica situazione.

Fin dai primi momenti dopo il disastro, la catena della responsabilità non ha funzionato. Il primo ministro, Naoto Kan, ha fatto la sua prima dichiarazione pubblica ben 30 ore dopo il terremoto. Tepco, la compagnia privata che ha in gestione il reattore nucleare, ha organizzato una conferenza stampa solo dopo due giorni che l’«emergenza nucleare» era stata dichiarata, e diverse ore dopo la prima esplosione nel reattore uno. La mancanza di informazione tra il potere esecutivo e la compagnia incaricata della gestione della centrale è stata totale.

Il primo ministro giapponese avrebbe appreso dell’esplosione nel blocco 1 guardando la televisione. Secondo forti giornalistiche, la Tepco non aveva ritenuto necessario di avvisarlo.

Sono stati giorni di confusione e di continui silenzi sulla reale pericolosità dell’incidente. Appare ora chiaro che il governo ha inizialmente cercato di minimizzare i dati in suo possesso. Alcuni paesi occidentali hanno già criticato la gestione dell’informazione da parte del Giappone e diverse agenzie nucleari hanno dato stime molto diverse, rispetto a quelle delle istituzioni nipponiche, dell’incidente nella centrale di Fukushima.

Perfino l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica ha dichiarato di voler inviare una commissione di esperti in Giappone. La più lampante riprova della miope strategia sono stati gli interventi del portavoce del governo Yukio Edano, che nelle sue prima apparizioni parlava di livelli di radioattività in termini di «micro sievert» e, solo in seguito, ha cominciato a parlare di «milli sievert». Questione di misure, questione di uno zero in più o in meno: ma tutto è buono per camuffare la pericolosità dell’incidente.

In questa situazione, sull’orlo di un’apocalissi nucleare, il governo giapponese sta infine cercando di prendere le contromisure. Secondo fonti giornalistiche, martedì 15 marzo, cinque giorni dopo il disastro di Fukushima il primo ministro ha fatto finalmente sentire alla sua voce alla Tepco: « Cosa sta succedendo? – avrebbe detto ai dirigenti sbalorditi – Noi contiamo su di voi! Riprendetevi!». Per adesso la Tepco e il governo non hanno fatto altro che prendere tempo. Oramai di tempo, questo è chiaro, non ce n’è più e la polvere, questa volta, non è di quella che si può mettere sotto il tappeto.