Papa Francesco contro false cooperative: “Pagate salari giusti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 Marzo 2015 8:39 | Ultimo aggiornamento: 1 Marzo 2015 8:39
Papa Francesco contro false cooperative: "Pagate salari giusti"

Papa Francesco (Foto Lapresse)

CITTA’ DEL VATICANO – Papa Francesco contro la “prostituzione delle cooperative e a chi ne usa il “buon nome per ingannare la gente a scopo di lucro”, pagando salari non giusti ai lavoratori.

Sabato 28 febbraio il pontefice ha dato udienza alla Confcooperative, e dopo il saluto dei dirigenti e le testimonianze di alcune cooperative dal Rione Sanità di Napoli e della piemontese “Cassiopea”, ha detto la sua su quanto le cooperative “autentiche” possono fare per risolvere con la solidarietà i problemi dei disoccupati; per trovare risorse per “salari giusti” e “investimenti” nei settori necessari; per essere “motore che solleva e sviluppa la parte più debole delle società”. E per ricondurre la “economia globale” alle sue finalità di “giustizia sociale” e di “bene comune”.

Un discorso lungo e approfondito, un discorso che diventa un tassello significativo nella ricerca di questo pontificato di azioni concrete contro la “economia dello scarto” e per la “globalizzazione della solidarietà”.

Il tutto ha dunque motivi di interesse sia rispetto all’Italia dove anche di recente la mano della mafia sulle cooperative ne ha stravolto le finalità e danneggiato le vite degli onesti; sia rispetto alla economia mondiale, visto che papa Francesco non si mostra affatto pentito di quella critica alle teorie della “ricaduta favorevole” nel libero mercato che ha svolto nella Evangelii Gaudium e che gli ha attirato molte antipatie, soprattutto negli Stati Uniti.

Interessanti nel discorso di sabato anche gli inserti a braccio, a cominciare da quel “Le cooperative sfidano tutto, anche sfidano le matematiche, perché in cooperativa, uno più uno è tre” e una vittoria “in cooperativa è tre, ma un fallimento in cooperativa, è un mezzo fallimento, questo è il grande delle cooperative”.

“Oggi la regola, non dico normale, abituale, – altra osservazione a braccio – ma tanto spesso si vede che tu cerchi lavoro, vieni in questa da questa ditta che ti offre 11 ore di lavoro al giorno a 600 euro, ‘ti piace, no? Vattene a casa’. Cosa si fa in questo mondo che dove c’è la coda di gente che cerca lavoro, se tu non accetti un altro accetterà. La fame ci fa accettare anche il lavoro in nero, per fare un esempio, anche il personale domestico, quanti uomini e donne nel lavoro domestico hanno il risparmio sociale per la pensione?”.

‘Tu chi sei, ingegnere, ah, che bello. E quanti anni hai? Quarantanove? Troppo grande, non servi, vattene”. “Oltre alle nuove imprese, – ha detto il Papa in un altro passaggio del discorso – guardiamo anche alle aziende che sono in difficoltà, a quelle che ai vecchi padroni conviene lasciar morire e che invece possono rivivere con le iniziative che voi chiamate ‘Workers buy out, ‘empresas recuperadas, in mia lingua, aziende salvate. Come ho detto ai vostri rappresentanti – ha aggiunto a braccio – sono un tifoso della impresa recuperata”.

Tra i “suggerimenti” papali anche il ricordo di Basilio di Cesarea “che diceva ‘il denaro è lo sterco del diavolo’, “lo ripete – ha detto Bergoglio – ora anche il Papa: ‘il denaro è lo sterco del diavolo’. Quando diventa un idolo, comanda le scelte dell’uomo”. Ha fatto da sfondo al discorso la citazione iniziale della Caritas in veritate in cui Benedetto XVI ha chiesto di dare vita a una “economia del dono”, contro il “dio-profitto”.