Usa. Sulla rielezione di Obama l’ombra della occupazione in crisi

di Licinio Germini
Pubblicato il 2 Giugno 2011 18:13 | Ultimo aggiornamento: 2 Giugno 2011 20:16

WASHINGTON, STATI UNITI – Nessun presidente americano dai tempi di Franklyn Delano Roosevelt è stato rieletto per un secondo mandato quando nel giorno delle elezioni il tasso di disoccupazione era superiore al 7,2 per cento. E 17 mesi prima che gli americani si rechino alle urne è sempre più chiaro che il presidente Barack Obama deve smentire quella consuetudine se vuole restare alla Casa Bianca, perchè, stando alle analisi correnti, nell’ Election Day la disoccupazione non sarà molto inferiore all’attuale 9 per cento.

Milioni di americani cercano ma non trovano lavoro e gli analisti, inclusi quelli presidenziali, predicono solo un modesto miglioramento della situazione entro il novembre del 2012.

I dati sulla disoccupazione che verranno pubblicati venerdi, secondo le aspettative non saranno affatto incoraggianti e susciteranno ulteriori preoccupazioni. Le aziende stanno licenziando meno personale, ma le assunzioni restano anemiche. L’andamento della crescita è in ribasso, deboli indici manifatturieri, aspettative di brutte notizie riguardo ai dati sulla disoccupazione di venerdi e un calo delle vendite di automobili hano provocato la peggiore chiusura dei mercati da agosto, con declini propagatisi in Asia giovedi.

Ma, rileva il New York Times, la triste realtà della diffusa disoccupazione non sta suscitando una adeguata risposta da Washington. La Federal Reserve fa sapere di aver sborsato abbastanza durante la crisi del 2008 e dal Congresso non c’è da spettarsi molto. Sia i democratici che i repubblicani hanno le loro soluzioni per creare posti di lavoro, ma sono contrapposte e non stanno facendo progressi per mettersi d’accordo. I repubblicani vogliono ampi tagli nella spesa federale, che secondo loro incoraggerebbero gli investimenti privati, mentre i democratici si battono per minimizzare i tagli, che temono causerebbero ulteriori perdite di posti di lavoro.

”E’ una situazione molto difficile”, dice Jared Bernstein, che fino allo scorso aprile era consigliere economico del vice-presidente Joseph Biden, il quale si chiede se esiste la volontà di attuare un altro grande stimolo di tipo Keynesiano. La sua risposta è negativa. Oltre 13,7 milioni di americani non hanno potuto trovare lavoro in aprile, avendolo cercato anche nei mesi precedenti. Altri milioni di persone si sono scoraggiate ed hanno smesso di cercare. L’impossibilità di guadagnare uno stipendio è una catastrofe personale e gli studi correnti indicano che la possibilità di trovare un impiego si allontana più passa il tempo. La disoccupazione mette sotto pressione anche le famiglie dei senza lavoro ed i programmi di assistenza.

La Federal Reserve può ridurre la disoccupazione mediante iniezioni di denero nell’economia, come accaduto nella crisi del 2008 quando per fermarla e favorire la ripresa ha investito oltre duemila miliardi di dollari. Ma ora i responsabili della Fed sono riluttanti a fare di più. Il presidente del banca centrale Ben Bernanke ha spiegato in aprile che altri stanziamenti non aumenterebbero la crescita, ma provocherebbero il rischio di accelerare l’inflazione.

Non è d’accordo Heather Boushey, economista anziana al Center for American Progress, un gruppo di ricerca progressista, secono cui la Fed è troppo cauta riguardo all’inflazione e troppo insensibile verso la disoccupazione. ”Abbiamo un enorme problema di disoccupazione che continua a peggiorare. Non va bene per l’economia e non va bene per la nostra società. Abbiamo i mezzi per intervenire. Perchè non usarli?”

La Casa Bianca sta prendendo una serie di iniziative di piccolo calibro, come persuadere la Cina di comprare più beni e servizi americani, aumentare la fiducia del mondo degli affari nell’economia, sollecitare nuovi investimenti e cercare un accordo con i repubblicani sulla riforma dell’imposizione fiscale alle corporazioni. Ma Christina Romer, capo del consiglio dei consiglieri economici di Obama fino all’autunno del 2010, ha avvertito in un recente discorso alla Washington University di St. Louis che nessun settore governativo sta affrontando il problema della disoccupazione con sufficiente urgenza e speranza. ”Urgenza perchè la disoccupazione è una tragedia che non può essere tollerata un minuto di più, e speranza perchè politiche possibili e prudenti potrebbero sanare la situazione”.