Agenda Monti, patrimoniale, Aspi, fiscal cliff: la rassegna stampa

Agenda Monti, patrimoniale, Aspi, fiscal cliff: la rassegna stampa del 27 dicembre 2012

ROMA – Monti, piano per la lista unica. Il Corriere della Sera: “Mario Monti valuta l’ipotesi di formare una lista unica con il suo nome nel simbolo. Il premier dimissionario su Twitter: «Lamentarsi non serve, spendersi sì. “Saliamo” in politica!». Bersani: resti super partes. Berlusconi lo attacca e apre alla Lega.”

Troppo Stato in quell’Agenda. L’editoriale a firma di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi:

“Di ridurre lo spazio che occupa lo Stato non si parla abbastanza nel programma che Mario Monti ha proposto agli italiani. Anzi, finora il governo Monti si è mosso nella direzione opposta. Ad esempio ha trasferito Snam rete gas, l’azienda che gestisce la distribuzione del gas, dall’Eni, di cui lo Stato possiede il 30%, alla Cassa depositi e prestiti, di cui possiede il 70%, cioè l’ha in sostanza nazionalizzata. Non c’è bisogno di ripercorrere la storia dell’Iri (l’Istituto per la ricostruzione industriale) per ricordarci quanto sia costato ai contribuenti l’intervento pubblico nell’economia. Basta fare i conti di Alitalia. Cinque anni fa il governo Berlusconi si rifiutò di vendere l’azienda ad Air France. Invece ne scaricò i 3,2 miliardi di debiti lordi sui contribuenti e indusse alcuni imprenditori ad acquistarla, con l’impegno «implicito» a intervenire se le cose fossero andate male. Come era facile prevedere, Alitalia oggi è sostanzialmente fallita. Il governo deve ora fare fronte al suo impegno verso i nuovi azionisti. Peraltro in un’operazione della quale a suo tempo fu regista l’attuale ministro Passera. Circolano persino ipotesi di un ingresso delle Ferrovie dello Stato, cioè una ri-nazionalizzazione. Invece bisognerebbe andare nella direzione opposta: privatizzare la Cassa depositi e prestiti, come i governi degli anni Novanta seppero fare con l’Iri.”

Monti: ora rinnovare la politica Gelo del Pd, centrodestra all’attacco. L’articolo a firma di Lorenzo Fuccaro:

“L’occasione è servita per esaminare a fondo l’agenda del Professore. Entusiastici i commenti: «piena sintonia», «grande unità operativa», «concordia molto forte». Pare che sia stata rimessa a Monti ogni decisione sulla formazione delle liste. I tempi stringono e per questo i contatti e le riunioni di lavoro proseguiranno nei prossimi giorni. Intanto, però, sul sito di ItaliaFutura c’è un lungo intervento intitolato con un significativo «La modernità e i conservatorismi». E il tono è di assoluta condivisione. «Il discorso del Presidente del Consiglio Monti — si legge — rappresenta sopra ogni altra cosa un passo fondamentale verso il percorso di modernizzazione dell’Italia». Nessuna retorica nelle parole di Monti. Anzi. «Dopo vent’anni di populismo, chi si riconosce in un pensiero liberale, democratico e popolare sente che la costruzione di una casa solida è a portata di mano. Questo fatto è destinato a rompere una volta per tutte gli steccati ideologici nel nostro paese. Da domani il confronto sarà tra modernità e conservazione più che tra destra e sinistra. Questa è stata ed è la nostra battaglia. Noi siamo pronti». A fare che cosa? «A impegnarci nella costruzione di un nuovo soggetto politico che rappresenti il cambiamento e che dia solidità e fondamento democratico ad un’agenda riformista e liberale. Un progetto che le parole pronunciate ieri dal Presidente del Consiglio hanno ben rappresentato. Siamo pronti a seguire il Presidente Monti in una battaglia». Concetti ripresi da Casini. «Le reazioni isteriche del Pdl e di Berlusconi nei confronti del presidente Monti e dell’Udc dimostrano — scrive su Facebook — che abbiamo colpito nel segno. La nostra è l’unica proposta credibile in campo che si rivolge ai popolari, ai moderati e ai riformatori seri. Tutto il resto ci porta al carnevale di qualche anno fa. No grazie, abbiamo già dato».”

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Spinta alla lista unica con nome al Senato e forse alla Camera. Il Professore attende il risultato dei suoi primi sondaggi. L’articolo a firma di Roberto Zuccolini:

“Dopo la conferenza stampa di domenica scorsa infatti l’offerta politica del centro è cambiata sia politicamente che dal punto di vista delle forze in campo. E la novità è proprio quella della sua persona-nome in gara. L’impegno attraverso lo strumento twitter lo conferma. Perché al professore interessa molto cercare di capire che cosa pensano davvero gli italiani del suo programma e se, attorno alle sue idee, sia possibile risvegliare l’interesse di quella vasta area dell’astensione che potrebbe fare la differenza e ridimensionare le quote di Pd e Pdl. Ma sulla lista unitaria ci sono anche dubbi più politici, espressi in queste ore dall’Udc. Fino a qualche giorno fa favorevole, ora il partito di Casini si interroga su quali potrebbero essere gli effetti della supervisione montiana sui candidati. Vorrebbe che venisse riconosciuto «il ruolo» politico (di fedeltà a Monti) avuto durante tutto il suo governo. Ma il controllo sui nomi si preannuncia «severo» in ogni caso e se gli udc relegano ad un «dettaglio» la scelta su una o più liste, ammettono che si tratta di «un dettaglio importante»: in caso di listone la verifica dei nomi sarà più stringente mentre, per forza di cose, la libertà di scelta nelle eventuali singole sigle sarà maggiore. E risolverebbe in parte le resistenze di fronte ad alcune candidature udc sotto osservazione. Come anche il «caso Fini», che a quel punto potrebbe avere una soluzione con la presentazione della lista Fli. In queste ore comunque la situazione è in divenire, di ora in ora. C’è anche chi ipotizza la creazione di una fondazione, per gestire il comitato elettorale, mentre altri parlano di una possibile «lista personale» di Monti accanto alle altre per facilitare la discesa in campo di alcune personalità e di alcuni ministri (appunto come Passera). E Pietro Ichino, approdato nel centro montiano, sostiene che sorgerà «una forza nuova con alcune figure che vengono dalla scorsa legislatura, ma che saranno poche e attentamente filtrate dal presidente Monti».”

«Sì a un vicepremier leghista». L’articolo a firma di Paola Di Caro:

“I contatti anche in questi giorni proseguono, e c’è chi tra i fedelissimi di Berlusconi, come Daniela Santanchè, scommette che l’intesa si farà, anche perché come minaccia l’ex premier in caso contrario «verrebbe meno anche l’alleanza cin Veneto e in Piemonte». Ma un accordo ancora non è stato siglato. Calderoli che si fa promotore di un’offerta anomala (Berlusconi capo della coalizione e Tremonti premier) è una conferma che nella Lega c’è molto fermento e i boatos di questi giorni natalizi attribuiscono un ruolo niente affatto secondario a Bossi nella partita. Un Bossi che, si dice nei pour parler lombardi, potrebbe creare non pochi problemi al segretario del Carroccio con una possibile candidatura-sfida niente meno che nelle liste del Pdl…”

Bersani: ora vedremo se il premier starà sopra le parti o ne sceglierà una. L’articolo a firma di Virginia Piccolillo:

“In un’intervista al Financial Times, apparsa ieri sul sito online, Bersani invia messaggi rassicuranti. Dichiara che «sarebbe pronto — sintetizza FT — a cedere più poteri sovrani sulla spesa pubblica a Bruxelles, in cambio di una maggiore libertà di sostenere settori chiave dell’economia». «La prima cosa che vorremmo fare è rispettare i vincoli di budget, ma permettere maggiori graduali investimenti», spiega Bersani assicurando che intende dare continuità alle decisioni prese da Monti per contrastare la crisi dell’eurozona. «Non voglio rinegoziare il fiscal compact (l’impegno preso in sede europea di ridurre debito pubblico e rispettare pareggio di bilancio ndr) o qualsiasi altro accordo — dice il segretario pd — ma dobbiamo guardare avanti». «Ci piacerebbe che l’Europa si concentrasse sulla crescita e sulla lotta alla recessione con la stessa tenacia con cui ha difeso l’unione monetaria», «altrimenti l’austerity, pur necessaria, da sola potrebbe diventare rischiosa a lungo andare», aggiunge. Ai tedeschi, i più grandi sponsor di un Monti bis, fa sapere che auspica un «serio, franco e amichevole rapporto con la Germania» e di essere «pronto a discutere» la loro proposta per un supercommissario Ue all’economia che monitori le politiche di bilancio nazionali. È un piano che «non mi spaventa, purché l’intenzione sia di costruire fiducia e permetterci, pur in maniera controllata e selettiva, politiche di più ampio respiro» volte alla crescita.”

Aumenta la popolazione. Per Lombardia e Lazio più seggi in Parlamento. L’articolo a firma di Fiorenza Sarzanini:

“La popolazione è aumentata di oltre due milioni e mezzo, passando da 56.995.744 residenti del 2001 a 59.433.744 secondo l’ultimo conteggio effettuato dall’Istat nel 2011. E l’effetto più eclatante di questo nuovo conteggio si avrà proprio sulle prossime elezioni, visto che alcune regioni potranno essere più determinanti che in passato per la vittoria finale di uno degli schieramenti. Ma tanto basta perché si scateni la polemica, con Francesco Storace de La Destra che attacca ministero dell’Interno e Quirinale «visto che adesso cambierà anche il numero delle firme necessarie alla presentazione delle liste e il numero dei candidati che ogni partito può presentare». La nuova «tabella» è inserita nel decreto di scioglimento delle Camere firmato il 23 dicembre dal capo dello Stato. E fissa il numero delle circoscrizioni sulla base della popolazione. Per quanto riguarda la Camera, tre seggi li guadagnano Lazio e Lombardia; due il Veneto, la Liguria e l’Emilia; uno il Trentino; due seggi li perdono la Campania, la Puglia, la Calabria e la Sicilia; uno in meno per Piemonte e Sardegna. Numeri diversi rispetto alle precedenti elezioni anche per il Senato con la Lombardia che guadagna due seggi, il Lazio e l’Emilia uno mentre ne perdono uno Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna.”

Patrimoniale? Ecco chi rischia di più. L’articolo a firma di Mario Sensini:

“Una ricetta che non sembra però dispiacere a Pier Luigi Bersani, che giusto ieri diceva di non aver trovato «cose sconvolgenti» nell’agenda Monti e che in ogni caso «l’equità» è anche uno dei cardini del suo programma. Ma che terrorizza letteralmente il Pdl, almeno per la lettura che ne danno i suoi leader. Per Angelino Alfano non ci sono dubbi. «Solo tre certezze: Imu, patrimoniale e aumento dell’Iva» sentenzia il segretario via Twitter. A sentire i suoi ispiratori, però, Monti punta ad altri obiettivi. «La patrimoniale c’è già ed è l’Imu, che va confermata e magari va distribuita meglio. Quanto ai consumi non è questione di aliquote, ma di recuperare l’enorme evasione fiscale che c’è dietro» spiega Morando. Il fatto è che prima dell’Imu l’Italia era il Paese dove in Europa, oltre a pagare le imposte più alte sul reddito, si pagavano le tasse più basse sui patrimoni. Dove i lavoratori dipendenti pagavano più dei «rentier». Con l’Imu, ma anche con la tassazione degli immobili detenuti all’estero, con l’imposta di bollo sui conti correnti bancari, con la stessa Tobin Tax sulle transazioni finanziarie, tutte introdotte dal governo Monti, però, le cose sono molto cambiate.”

Lavoro, partono i nuovi sussidi. Assegni più alti e per 18 mesi. L’articolo a firma di Lorenzo Salvia:

“Tra le novità in arrivo con il primo gennaio c’è l’Aspi, l’assicurazione sociale per l’impiego prevista dalla riforma del mercato del lavoro, che prenderà gradualmente il posto del sussidio di disoccupazione. Rispetto ad oggi viene allungato il periodo di sostegno, passando da 12 a 18 mesi se si hanno più di 55 anni. Cambia anche l’importo dell’indennità, che sale da 60 al 75% dello stipendio, con un tetto massimo di 1.119 euro. Le risorse aggiuntive vengono finanziate con un contributo dell’1,4% a carico dei datori di lavoro per i soli contratti a termine. Ma qui si apre un altro problema, quello del rinnovo dei contratti dei precari.”

“Abbiate pazienza, siamo qui per provare a cambiare l’Italia”. La Stampa: “Parma, il primo sindaco”grillino” di una grande città fa il bilancio dei suoi sette mesi di governo “Cerchiamo un approccio diverso, che richiede tempi lunghi: i risultati solo tra cinque anni”. L’articolo a firma di Michele Brambilla:

“Il sindaco di Parma – già capitale del Ducato di Parma Piacenza e Guastalla, già governata dai Farnese e poi dai Borbone e poi dagli Asburgo, città che ebbe Carlo I come Duca e la moglie di Napoleone Bonaparte, cioè Maria Luigia Leopoldina Francesca Teresa Giuseppa Lucia, come Duchessa – il sindaco di Parma, dicevamo, mi riceve nel suo regno in jeans, maglioncino grigio e camicia azzurrina. Si chiama Federico Pizzarotti, ha 39 anni e nel maggio scorso è diventato il primo sindaco grillino di una grande città (Parma è seconda in Emilia Romagna con i suoi 189.833 parmigiani: guai a confonderli con i parmensi, che sono quelli della provincia). Ha un diploma da perito elettronico. È sposato con Cinzia Piastri e non ha figli. Sul suo sito ha scritto: «Fin da piccolo ho sempre voluto cambiare il mondo». Come quasi tutti gli esseri umani che hanno una visibilità pubblica, ha già litigato con Vittorio Sgarbi, che ha detto: «Pizzarotti è diventato sindaco ma non si sa perché: è un passante nominato da un partito inesistente. È un sindaco che governa inconsapevolmente». Il nostro giovane grillino, via Twitter, gli ha risposto pan per focaccia («Certo che leggere insulti dall’ex sindaco di un comune sciolto per mafia è quantomeno esilarante») e Sgarbi l’ha querelato.”

“Assad ha usato le armi chimiche”. L’articolo a firma di Giordano Stabile:

“Un’altra defezione ai vertici, un nuovo massacro. L’anno si chiude in Siria com’era iniziato. Dalla Turchia, base arretrata delle forze ribelli, parla il generale Abdulaziz al Shalal. Fino a ieri era il capo della potente polizia militare, uno dei pilastri delle forze di sicurezza del presidente Bashar al Assad. Ora è passato dall’altra parte. Parla da uno studio televisivo, in uniforme, con le mostrine rosse che spiccano, le mani sul tavolo, leggendo dal comunicato steso davanti a lui. Una raffica di accuse. Ha disertato perché «l’esercito ha tradito il suo compito di proteggere i cittadini siriani» e si è trasformato «in una banda di assassini», che compie massacri a ripetizione «in città e villaggi». Molti altri come lui sono pronti a fuggire, ma «il regime li controlla strettamente». Poi l’accusa più grave ad Assad, quasi una condanna: aver autorizzato «l’uso di armi chimiche in un attacco nella regione di Homs», alla vigilia di Natale.”

Usa, il “fiscal cliff” svuota le casse dei servizi pubblici. L’articolo a firma di Paolo Mastrolilli:

“Benvenuti nell’America del «fiscal cliff». Finora si è parlato di questa catastrofe che attende gli Stati Uniti in maniera teorica: all’inizio di gennaio scadranno una serie di agevolazioni fiscali e nello stesso tempo entreranno in vigore tagli automatici e progressivi alla spesa pubblica percircauntrilione di dollari. Un colpo che, secondo gli analisti, riporterebbe il Paese in recessione. Il «fiscal cliff», però, avrebbe anche una serie di effetti molto concreti, come la rapina di Weaver. Tra i tagli alla spesa federale, ad esempio, c’è una limatura dell’8% ai 2 miliardi di dollari che ogni anno il governo centrale gira alle istituzioni locali, per finanziare il rispetto della legge. Lo sceriffo Turner ha già elaborato un sistema chiamato Rat – «Risk assessment tool», strumento di valutazione del rischio – con cui classifica i suoi detenuti, stabilisce quali sono i meno pericolosi e li rilascia perché non ha più i soldi per trattenerli. Gli abitanti dell’Oregon hanno sempre bocciato qualunque aumento delle tasse per sanare i buchi di bilancio ma adesso, in media, le famiglie vedranno salire la loro bolletta fiscale di circa 3.000 dollari.”

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