Berlusconi, tagli pensioni d’oro, Champions: rassegna stampa del 27 novembre

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Novembre 2013 8:57 | Ultimo aggiornamento: 27 Novembre 2013 8:57
corsera

Corriere della Sera del 27 novembre

ROMA – Nuova maggioranza, senza Berlusconi. Il Corriere della Sera: «Non ci sono più le condizioni per collaborare con questo governo»: Forza Italia annuncia così l’addio al governo Letta. Il premier, di ritorno dal vertice con Putin a Trieste, va al Quirinale per spiegare la sua linea: la verifica sull’esistenza di una maggioranza dopo l’addio di Forza Italia coincide con il voto di fiducia sulla legge di Stabilità, avvenuto nella notte al Senato con 36 voti di scarto (171 sì, 135 no). Napolitano appoggia la scelta. Oggi a Palazzo Madama si decide sulla decadenza di Berlusconi. Il Cavaliere non ci sarà: andrà in piazza coi suoi a protestare.”

Forza Italia va all’opposizione. Ma il Quirinale blinda l’esecutivo. L’articolo a firma di Roberto Bagnoli:

Il governo Letta passa l’esame della prima fiducia senza Berlusconi: 171 «sì» contro 135 «no», una maggioranza non più di larghe intese, ma abbastanza ampia da tranquillizzare, almeno per ora, il presidente del Consiglio. Ne sarebbero bastati 154 di voti a favore perché hanno partecipato 307 senatori. È stata una vera e propria maratona non priva di colpi di scena, ma alla fine, poco dopo l’una di notte, con la fiducia è passata a Palazzo Madama la legge di Stabilità ridisegnata da un maxiemendamento di 340 pagine. Un risultato politico importante nella sfida aperta poche ore prima da Forza Italia uscendo dalla maggioranza e che arriva alla vigilia della decadenza da senatore di Silvio Berlusconi fissata per questa sera.

È la conclusione di una giornata convulsa dominata dalla conferenza stampa di Paolo Romani a metà pomeriggio. Il nuovo capogruppo azzurro spiega «che non ci sono più le condizioni per collaborare con questo governo» e il collega alla Camera Renato Brunetta rincara la dose tirando in campo il capo dello Stato Giorgio Napolitano. «La prassi consolidata — scandisce — prevede in questi casi che il presidente del Consiglio presenti le proprie dimissioni al capo dello Stato, vedremo che fine fanno le riforme istituzionali». L’obiettivo è chiaro, guadagnare tempo, cercare di mettere in crisi l’esecutivo nonostante, dopo la scissione dei berlusconiani, i numeri consentano la tenuta.

Il premier Enrico Letta vola comunque al Quirinale e da Napolitano ottiene la blindatura alla tesi del governo già spiegata dal ministro dei Rapporti col Parlamento Dario Franceschini: il voto di fiducia sulla legge di Stabilità serve a verificare l’esistenza di una maggioranza dopo l’abbandono di Forza Italia. «La necessità di verificare la sussistenza di una maggioranza a sostegno dell’attuale governo sarà soddisfatta in brevissimo tempo», così una nota del Colle che punta a chiudere ogni polemica. Ma Forza Italia resta in rivolta: «Ci permettiamo di dissentire dal Quirinale: dopo la nostra decisione di uscire dalla maggioranza, il tema che si pone è tutto politico», protestano i capigruppo Brunetta e Romani. Clima da battaglia. Accompagnato da scelte strategiche: i presidenti di commissione di FI non si sono dimessi, ma soprattutto non lo hanno ancora fatto, al momento, i suoi 4 sottosegre-tari (Santelli, Micciché, Girlanda e Archi).

Berlusconi non cede: in piazza, è solo l’inizio. L’articolo a firma di Lorenzo Fuccaro:

È un crescendo rossiniano quello scelto da Silvio Berlusconi che parla alle tv Mediaset. Prima risponde alla Telefonata di Maurizio Belpietro su Canale5 poi si fa intervistare da Studio Aperto , il tg di Italia1. Un’offensiva per spiegare agli italiani quali rischi starebbe correndo il Paese con la sua decadenza da senatore e, soprattutto, un modo per fare sentire la sua voce perché da domani la sua capacità comunicativa potrebbe essere ridimensionata per effetto della decisione dell’aula di Palazzo Madama.

E così preannuncia ciò che, di lì a qualche ora, sarà ufficializzato dai capigruppo Brunetta e Romani, ovvero il passaggio di Forza Italia all’opposizione. Un passaggio, sostiene, dettato dal fallimento dell’esecutivo di larghe intese. «Al governo Letta, che io ho fortemente voluto — ricorda — abbiamo dato tre obiettivi fondamentali: la pacificazione nazionale, finalmente le grandi riforme istituzionali che sono necessarie a modernizzare questo Paese e che non sono nemmeno riuscito a fare con il mio partito e poi la ripresa economica che non si può agganciare con la politica di sinistra del “tassa e spendi” confermata con questa Legge finanziaria. Tre obiettivi tutti falliti».

Berlusconi si rivolge, soprattutto, al suo popolo. È incerto se attaccare il gruppo che ha seguito Angelino Alfano, benché la tentazione sia forte perché, davanti a deputati e senatori riuniti per decidere come comportarsi sulla legge di Stabilità, si lascia andare a una battuta: «È meglio essere di meno, si ha un bel vantaggio. Almeno ora mi trovo davanti a persone tutte simpatiche. È bello essere qui, siete tutti simpatici, prima non potevo dirlo…».

In ogni caso, il Cavaliere denuncia ancora una volta di essere vittima di una persecuzione giudiziaria. «Sono assolutamente innocente — afferma riferendosi alla condanna per frode fiscale in conseguenza della quale oggi l’assemblea di Palazzo Madama ha in programma di votare la sua decadenza — sto subendo un tentativo di eliminazione politica attraverso la via giudiziaria che trasforma la nostra democrazia in una democrazia dimezzata e viola il significato ultimo di Stato di diritto». Difende la decisione di tenere un sit-in sotto la sua residenza. «Una manifestazione assolutamente pacifica e legittima» e promette che «sarà solo l’inizio», lasciando così intendere che altre ne seguiranno. Cosa che questa che fa scattare il Pd. «Stiamo assistendo a un’escalation con toni sempre più violenti», commenta Danilo Leva. «Invocare la piazza — aggiunge — contro una sentenza emessa da un tribunale rappresenta un punto di rottura con la storia della Repubblica: è una strategia che mira a produrre tensione logorando il Paese e che rende Berlusconi sempre più anti-Stato».

Legali cauti: revisione? Da valutare. L’articolo a firma di Dino Martirano:

Matteo Renzi dice che Silvio Berlusconi ha inaugurato alla grande la campagna elettorale e infatti, per questo 27 novembre, la giornata campale in Senato con il voto sulla sua decadenza, l’obiettivo del Cavaliere è soprattutto uno: trarre profitto mediatico dalla contemporaneità della manifestazione di Forza Italia convocata in via del Plebiscito (dalle 15 alle 19) e del voto in Aula previsto per il tardo pomeriggio.

Su un secondo fronte, quello internazionale, l’ex premier ha schierato nella sede della stampa estera i suoi avvocati — Franco Coppi e Niccolò Ghedini — con il mandato di utilizzare toni rassicuranti: «Non ritengo che il presidente Giorgio Napolitano possa aver architettato complotti a carico di Silvio Berlusconi», ha detto il professor Coppi smentendo un mezza dozzina di «falchi» di FI. E anche Ghedini non si è distaccato dalla linea soft: «Non penso possa essere attribuito al presidente Napolitano questo ruolo… Non ho elementi per pensare il contrario». Sulla strategia difensiva futura, i due legali si sono tenuti sul vago. Con una premessa, però: «Provare l’innocenza del presidente Berlusconi è per noi difensori molto più importante del voto di decadenza», ha detto Coppi. E la persecuzione denunciata da Berlusconi? «Preferisco pensare a un giudice incapace che a una persecuzione». Invece, sul «golpe» evocato dal Cavaliere, Coppi aggiunge: «Questa espressione non mi scandalizza… bisogna tenere conto del valore retorico di certe affermazioni».

Sulle nuove prove americane, comunque, si vedrà: «Stiamo raccogliendo prove e materiale e vogliamo che tutto quello che acquisiamo sia controllato dalla magistratura. Non vogliamo buttare lì un’istanza che possa essere dichiarata inammissibile un minuto dopo», ha risposto Coppi. E anche Ghedini ha parlato di «ipotesi di richiesta di revisione». In ogni caso, ha aggiunto, per smentire legami stretti tra il Cavaliere e il presidente della Paramount Bruce Gordon, la fotografia agli atti del processo che ritrae i due insieme «è solo una photo opportunity ». Insomma i due legali, davanti ai corrispondenti stranieri, accreditano la tesi di una richiesta di revisione del processo ponderata, non legata alla contingenza del voto del Senato. Voto sulla decadenza che comunque Ghedini giudica quanto meno intempestivo: «Nel caso in cui venisse accolta la richiesta di revisione la decisione del Senato non potrebbe essere cambiata». Intanto, però, Coppi e Ghedini devono vigilare sull’esecuzione della pena inflitta al loro assistito lo scorso 1° agosto: sulla pena accessoria (due anni di interdizione dai pubblici uffici, ricalcolati a ottobre dalla Corte d’appello di Milano), verrà presentato ricorso in Cassazione; poi «non è detto che l’affidamento ai servizi sociali si traduca nel pulire i cessi, come qualcuno poco elegantemente ha detto, perché potrebbero essere giudicati sufficienti colloqui periodici con gli assistenti sociali»; infine, c’è il ventilato arresto del Cavaliere dopo la decadenza: «Un’ipotesi irreale», dice Coppi.

Tagli alle pensioni d’oro per finanziare il reddito minimo salta la vendita delle spiagge. L’articolo su Repubblica a firma di Roberto Petrini:

Colpo di accetta sulle pensioni d’oro per finanziare il reddito minimo e micro-intervento sul cuneo fiscale nonostante sia stato concentrato sui redditi fino a 35 mila euro. Arrivano le detrazioni per la tassa sulla prima casa, mentre viene cancellata la misura sulla vendita delle spiagge che aveva provocato la sollevazione degli ambientalisti. Ma nel testo c’è anche una stretta sulle concessioni per le sale Bingo, fondi per la costruzione di navi da guerra e numerosi finanziamenti a pioggia: dalle associazioni dei reduci alle manifestazioni per il centenario della Prima guerra mondiale. Con queste novità è stata votata nella notte la fiducia ai 523 commi del maxi- emendamento allestito dal governo sulla base del testo della Commissione Bilancio del Senato.

La misura sulle pensioni d’oro darà 40 milioni da destinare al reddito minimo per aiutare le fasce più povere sull’intero territorio nazionale: il reddito avrà a disposizione in tutto 120 milioni per i quali si è battuto il Pd. Nello specifico il contributo di solidarietà è stato rafforzato: sarà del 6% per gli assegni sopra i circa 90 mila euro, del 12 oltre i 128 mila e salirà al 18% sopra i 193 mila euro. Resta al palo, invece, l’indicizzazione piena delle pensioni fino a 2.500 euro che dovranno accontentarsi di un ristoro parziale dall’inflazione: mancano 200 milioni che si tenterà di trovare durante il passaggio alla Camera. Viene invece aumentato di altri 75 milioni il fondo per i non autosufficienti, dalla Sla alle altre patologie. Nasce anche l’Ana, l’anagrafe nazionale degli assistiti, per compiere un monitoraggio delle prestazioni. Circa 200 milioni arrivano per i mutui prima casa. Sale dal 20 al 30% la deducibilità Ires e Irpef sui beni strumentali delle imprese.

Molte le misure relative ad interventi sull’economia e a favore di alcune categorie, che hanno già suscitato proteste. «La supercasta delle spese militari che non conosce la crisi e la fa sempre franca», ha dichiarato il co-portavoce dei Verdi Angelo Bonelli. Nei commi 21 e 22 del maxi-emendamento del governo ci sono infatti oltre 3 miliardi in 20 anni (40 milioni già dal prossimo anno) per interventi nel settore della difesa degli interessi nazionali nel settore marittimo, ovvero spiega Bonelli, per finanziamenti a nuove navi militari.

Schiaffo Usa alla Cina, i B-52 sulle isole contese. L’articolo su Repubblica a firma di Federico Rampini:

B-52 è una sigla che evoca la guerra fredda, o peggio ancora quella caldissima del Vietnam, dove le “fortezze volanti” prodotte dalla Boeing bombardavano a tappeto, spesso con l’uso del defoliante chimico Napalm. Perciò ieri un brivido di tensione ha fatto rapidamente il giro del pianeta, di fronte alla notizia del sorvolo di due B-52 americani su zone che la Cina considera “sovrane”. Per il governo di Pechino il sorvolo di ieri è potenzialmente una violazione dello spazio aereo nazionale. Per Washington no. Di certo il sorvolo di due mega-bombardieri nei cieli delle isole Diaoyu (questo il nome nella toponomastica cinese) oppure Senkaku (versione giapponese) è un nuovo passo nell’escalation di tensione geostrategica che da settimane ha per teatro il mare della Cina orientale. Una tensione che cresce ininterrottamente ormai da un anno.

Al centro di questa controversia che oppone le due potenze dell’Estremo Oriente, c’è una posta in gioco economica. Gli isolotti in quanto tali non hanno attrattive ma le acque circostanti sono ricche di giacimenti sottomarini di petrolio e gas naturale. Cina e Giappone hanno economie di trasformazione e non sono autosufficienti per il fabbisogno energetico. Importano petrolio e gas dalla Russia e dal Medio Oriente. Poter sfruttare una nuova fonte domestica è importante. Le isole in questione fanno parte di una serie di arcipelaghi contesi, sui quali la Cina si sta mettendo in rotta di collisione con diversi vicini, compresi (per altri arcipelaghi) il Vietnam e le Filippine. La tensione con il Giappone è la più grave, per le dimensioni delle due nazioni, la loro stazza economica (sono rispettivamente la seconda e terza economia del pianeta), la loro forza militare, e ovviamente anche il loro posizionamento nel sistema di alleanze internazionali. Inoltre Pechino e Tokyo hanno due leader relativamente nuovi, Xi Jinping e Shinzo Abe, che non esitano a solleticare le corde del nazionalismo, rivangando ostilità che risalgono alle tragedie belliche degli anni Trenta e Quaranta. E qui entra in gioco l’America, che ha conservato un ruolo storico di “gendarme del Pacifico” dalla fine della seconda guerra mondiale.

Una notte a testa alta. L’articolo su Repubblica a firma di Gianni Mura:

Milan quasi in porto con 8 punti, Napoli quasi fuori con 9. Pesano i risultati di ieri, ma anche le diverse difficoltà dei due gironi. Un vecchio adagio calcistico lega Dortmund a Glasgow: chi sbaglia il gol dell’1-1 becca subito il 2-0. Sbagliano due conclusioni abbastanza facili e ravvicinate Van Dijk e Higuain, segnano Zapata e Blaszczykowski. Diversa anche la difficoltà delle trasferte: più forte il Milan del Celtic, ma quanto indebolito dal pareggio con un Genoa in dieci, dalle polemiche su Balotelli, dall’incertezza societaria? Ci pensa Kakà, ancora lui, di testa su corner, da solo fra cinque scozzesi e senza nemmeno saltare. Un gol da polli. Il resto viene da sé, compreso il 3-0 di Balotelli. Una vittoria fuori casa fa sempre morale, tanto più in un brutto periodo. La notizia relativamente meno buona arriva da Amsterdam, dove il Barcellona perde. Così a San Siro basterà un pari, ma occhio ai cali di tensione.

Il Napoli invece dovrà battere l’Arsenal con tre gol di scarto, se il Borussia vince a Marsiglia, mentre basterà vincere se il Borussia non vince. La vera speranza del Napoli sta in una vittoria o un pari, alquanto ipotetici, del Marsiglia. Era il gruppo di ferro e tale si conferma. Attenzione, stavolta il Napoli non ha fatto atto di presenza come a Londra, anzi se l’è giocata con coraggio. È vero che in difesa i tedeschi erano imbottiti di riserve, ma da centrocampo in su erano i titolari, quelli che secondo Guardiola fanno il miglior contropiede d’Europa. E hanno dimostrato di meritare gli elogi, perché in contropiede hanno potuto giocare da quasi subito, cioè da quando l’arbitro (6’) ha fischiato il rigore per una microscopica trattenuta di Fernandez su Lewandowski. In Europa capita di veder sanzionati gesti che da noi passano inosservati. A Dortmund, rigore a parte, l’arbitro ha innervosito il Napoli con una pessima gestione dei cartellini gialli.