Fassina, Renzi sospetta dimissioni pilotate dai nemici nel partito

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 gennaio 2014 14:11 | Ultimo aggiornamento: 6 gennaio 2014 14:12
Renzi, il sospetto su Fassina: "Dimissioni già pronte per incastrarlo"

Renzi (LaPresse)

ROMA – Matteo Renzi è pas­sato al contrattacco. Cer­cando di smontare la trappola mediatica abilmente orchestra­ta dai suoi oppositori interni e fat­ta scattare con gran prontezza da Stefano Fassina.

Il segretario Pd, in un post su Fa­cebook, rinfaccia, a Fassina, la strumentali­tà delle accuse con cui ha cerca­to di motivare dimissioni “già pronte da settimane”, come di­cono in molti nel Pd, convinti che l’ex viceministro avesse fin dalla conclusione del congresso l’intenzione di sganciarsi dal go­verno per essere libero di attac­carlo e di intestarsi la leadership dell’opposizione interna, lascia­ta vacante da Gianni Cuperlo.

Scrive Laura Cesaretti sul Giornale:

Fassina – dice il segretario – «oggi mi accusa di avere una vi­sione padronale del partito. Non me ne ero accorto quando si trattava di confermare i capi­gru­ppo o di scegliere il presiden­te o di tenere aperta la segreteria anche a persone non della mag­gioranza ». Sottolineatura sarca­stica del fatto che la sinistra dale­mian­ bersaniana è stata ben lie­ta, dopo la vittoria di Renzi, di te­nersi o prendersi tutti i posti pos­sibili, su cui il nuovo segretario non ha avanzato pretese né fatto repulisti. “Certo- dice ancora- a differenza di quello che avrebbe fatto la politica tradizionale il pri­mo mio gesto non è stato chiede­re il rimpasto, come Fassina mi ha chiesto su tutti i giornali” (…)

Un rimpasto che, spiegano a Palazzo Chigi, potrebbe esserci a fine gennaio, «dopo la chiusu­ra del contratto di coalizione», ma che il neo leader Pd non ha al­cuna intenzione di avallare. Fi­no ad allora, la poltrona di vice­ministro all’Economia di Fassi­na è destinata a restare vuota. E per quanto riguarda i renziani, può rimanere così: «Ci sono già molti bravi vicesegretari, come Pierpaolo Baretta: basta sposta­re a loro le deleghe. Non si vede la necessità di un nuovo vicemi­nistro », dice un dirigente parla­mentare vicino al sindaco. Ag­giungendo una battuta che la di­ce lunga sulle difficoltà del «pat­to »tra Letta e il segretario:«L’uni­co rimpasto possibile è cambia­re il premier, ma al momento pa­re difficile».

In barba anche ad alcuni dei suoi, che si erano affannati a smentire la fatidica battuta («Non è vero che abbia detto “Fassina chi?”, ha solo chiesto “chi?” perché non aveva senti­to »), il leader del Pd non smenti­sce nulla. Anzi ri­vendica il suo ap­proccio diretto: «Non cambierò il tono dei miei in­contri con la stam­pa. Mai. Non di­venterò mai un grigio burocrate che non può fare una battuta. Con­tinuerò a farle e a riceverle». E con­trattacca con de­cisione, consape­vole di­essere fini­to in un trappolo­ne preordinato: «Fassina non aspettava altro che un pretesto per strappare, e ha colto l’occasio­ne con grande abi­lità, facendo pure la parte della vittima»,ammettono in casa ren­ziana (…)