Libero: “I terroristi islamici crescono in Veneto”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Agosto 2014 12:43 | Ultimo aggiornamento: 27 Agosto 2014 12:43
Libero: "I terroristi islamici crescono in Veneto"

La prima pagina di Libero del 27 agosto

ROMA – Dal Veneto ben 30 dei 50 italiani che combattono con l’Isis: sono figli di rifugiati bosniaci, allevati nel ricordo delle persecuzioni e indottrinati da imam itineranti.

Scrive Cristiana Lodi su Libero:

Sotto Natale l’imbianchino Ismar Mesinovic aveva chiuso in fretta due valigie e dopo un saluto agli amici del centro culturale Assalam di Ponte nelle Alpi, era filato a gambe levate dal piccolo paese in provincia di Belluno dove abitava dal 2009. Una tappa veloce in Germania dalla mamma e poi via, ancora di corsa, dal Veneto direttamente in Siria:pronto a combattere nella terra dell’Isis (lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante), contro il regime di Assad. A gennaio, mentre guerrigliava in nome di Allah e della Guerra Santa, è morto col figlio al seguito. Aveva due anni, il piccolino.

Ismar Mesinovic, poi Idris Bilibani: super sorvegliato da Digos e Ros in quanto frequentatore sospetto del Nordest: i suoi continui viaggi internazionali e i messaggi via web sono nel mirino degli investigatori che non lo perdono d’occhio. Loro e, ancora, il fatidico Bilal Bosnic: wahabita, considerato fra i capi dell’Isis in Iraq, anche lui passato dal Triveneto alla Toscana: dalla Destra Tagliamento, a Treviso fino a Cremona passando per Monteroni D’Arbia (Siena).

Imam, predicatori violenti,meritevoli di essere espulsi se non fosse che se ne sono andati da soli a esercitare il loro massimo sforzo sul fronte del Jihad: la Guerra Santa, la più alta istituzione dell’Islam che compare in 23 versi del Corano. Predicatori pericolosi, transitati dal Nordest e accomunati da un denominatore unico: l’origine bosniaca. Ma anche dall’età che oscilla fra i 18 e i 35 anni. Sono la seconda generazione dei tanti reduci scampati al tracollo della ex Jugoslavia, arrivati in Italia dai primi Novanta a inizio Duemila.

E’ su questi personaggi e non più soltanto sul fronte nordafricano, mediorientale o più precisamente afghano, che Digos e Ros tengono alta l’attenzione.Soggetti che agiscono sottotraccia, in modo autonomo, come «ufficiali di collegamento tra il nostro territorio e quello islamico». Lontani dal fare proselitismo di massa, hanno come base il garage o il computer; non più la moschea o quello che fino a qualche anno fa poteva essere il viaggio di indottrinamento in Afghanistan. «Cani sciolti, sfuggenti (proprio per questo), al controllo di polizia e carabinieri», spiega una fonte, «avventurieri abili ad arruolare seguaci sul posto ».

La Bosnia-Erzegovina, per la sua particolare connotazione di centro di riferimento di differenti e numerosi gruppi etnici, è stata da sempre al centro di movimenti migratori, la maggior parte delle volte dovuti agli scontri tra la forte componente serba e le altre due etnie, bosniaca e croata. Dopo la disaggregazione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, la Bosnia- Erzegovina è stata oggetto di una guerra interna drammatica, infuocata dallo scontro di religione fra cristiani e musulmani.

Siamo fra il 1992 e il 1995. Il conflitto tra serbi, croati e bosniaci fedeli all’islam, ha costretto alla fuga oltre due milioni di abitanti. Germania, Montenegro, Serbia, Croazia, Italia: le mete dei fuggiaschi che hanno portato con sé l’astio legato alle persecuzioni subite da parte dei cristiani. Nel nostro Paese il flusso di immigrati provenienti dalla ex Jugoslavia è cresciuto in breve tempo. Dal 1996 al 2006 i bosniaci approdati, soprattutto al Nord, sono più che duplicati, passando da 9.500 a 26.300 (e il 56% sono uomini). Il grosso si concentra proprio nel Nordest, soprattutto in Veneto (5.700 unità). Poi in Lombardia (3.000), Friuli Venezia Giulia (2.300) e Emilia- Romagna (1.700).

In Veneto i residenti di origine bosniaca sono ormai radicati nelle province di Vicenza, Verona e Padova; di Venezia e Rovigo, oltre che di Belluno. Qui, a Ponte nelle Alpi, ha abitato l’imbianchino immolatosi in nome di Allah: Ismar Mesinovic. E’ su questo Nord, dove molti bosniaci musulmani, figli di profughi induriti prima dalla guerra e poi dalla crisi economica, che resta alta l’attenzione della nostra intelligence. Molti di loro sono fra la trentina di residenti nel Triveneto ora sotto stretto controllo per via delle loro idee estremiste. O per le frequentazioni sospette (…)