Linda Hogan prima donna cardinale? Vaticano: solo dibattito teorico

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Novembre 2013 14:00 | Ultimo aggiornamento: 4 Novembre 2013 14:00
Linda Hogan, sarà lei la prima donna cardinale? Il Vaticano frena

Linda Hogan, sarà lei la prima donna cardinale? Il Vaticano frena

ROMA – Si chiama Linda Hogan, ha 49 anni, è sposata ed è una teologa. E potrebbe presto diventare la prima donna cardinale della Chiesa Cattolica. Condizionale ovviamente obbligatorio, ma non si tratta di boutade. Perché, tecnicamente, almeno fino al 1917 era possibile diventare cardinali anche senza essere sacerdoti e quindi sarebbe possibile diventarlo anche per le donne. Senza affrontare direttamente, ma certamente incrinandolo in qualche modo, il veto al sacerdozio femminile della Chiesa romana.

L’ultimo laico cardinale risale al 1858: si chiamava Teodolfo Mertel e fu creato cardinale da Pio IX. Poi anche Paolo VI ebbe la tentazione: e pensò al  filosofo Jacques Maritain. Ma non se ne fece nulla.

Quanto alla donna cardinale ci hanno pensato anche Papi più conservatori di Francesco. Montini e Giovanni Paolo II pensarono, ma poi non se ne fece nulla, a Madre Teresa di Calcutta.

Ora, invece, spunta il nome della Hogan. Per ora, come scrive sul Corriere della Sera Gian Guido Vecchi, è poco più di una suggestione e il Vaticano smentisce.

Scrive il Corriere:

Domenica il quotidiano britannico The Sunday Times ha lanciato un’altra candidatura meno nota, la teologa irlandese Linda Hogan, 49 anni, sposata nonché docente al Trinity College di Dublino: potrebbe essere lei, scriveva, la prima «lady in red» del Vaticano.

 Il nome è ripreso da una «rosa» proposta  su Facebook a fine settembre dal gesuita americano James Keenan e rilanciata dal Washington Post : oltre alla Hogan, faceva i nomi di suor Teresa Okure, teologa nigeriana, e di Maryanne Loughry, religiosa al vertice del Jesuit Refugee Service in Australia. In Vaticano, peraltro, si spiega che la questione in sé è solo «un dibattito teorico» e «non è realistico né fondato» immaginare nomine al concistoro di febbraio.

Mai come in queste settimane l’ipotesi delle donna cardinale è stata dibattuta sui media internazionali. La tesi di padre Keenan è stata ripresa dallo spagnolo El Pais . E in Italia Lucetta Scaraffia, editorialista dell’Osservatore Romano , ha sostenuto il superamento dell’«ultimo tabù» commentando sul Messaggero : «Costituirebbe un atto di cambiamento forte, significativo, di quelli che ormai siamo abituati ad aspettarci da Papa Francesco». Tutto nasce dalle parole di Bergoglio a fine luglio: «Il ruolo della donna nella Chiesa non è soltanto la maternità, la mamma di famiglia, ma è piu forte: è proprio l’icona della Vergine, e la Madonna è più importante degli Apostoli!».

 Nel Vangelo gli apostoli erano uomini e quindi per la Chiesa il sacerdozio femminile non è possibile, «quella porta è chiusa». Ma c’è la necessità di pensare una «teologia della donna», ha ripetuto il Papa in settembre alla Civiltà Cattolica : «La sfida oggi è proprio questa: riflettere sul posto specifico della donna anche proprio lì dove si esercita l’autorità nei vari ambiti della Chiesa». Francesco, però, non ha fatto cenno alle donne cardinale. E in quella stessa intervista metteva in guardia dall’applicazione alle donne, nella Chiesa, di modelli maschili: «Temo la soluzione del machismo in gonnella… E invece i discorsi che sento sul ruolo della donna sono spesso ispirati proprio da un’ideologia machista».

 Del resto, l’ipotesi ricorrente del cardinalato femminile è stata proposta, per lo più, da gesuiti come Bergoglio. Nel ‘94 lo disse al Sinodo dell’Africa il vescovo congolese Ernest Kombo.