Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Doppiogrillismo”

Pubblicato il 5 Aprile 2013 10:20 | Ultimo aggiornamento: 5 Aprile 2013 10:20
Marco Travaglio

Marco Travaglio

ROMA – Marco Travaglio, il MoVimento 5 Stelle e Beppe Grillo. L’editoriale di Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano, “Doppiogrillismo”:

“Ma non si vede perché M 5 S, per proporre un premier e una squadra di ministri fuori dai partiti da offrire a chi ci sta, debba aspettare l’incarico da Napolitano (che non glielo darà mai, specie dopo che Bersani ha fallito pur avendo la maggioranza almeno alla Camera grazie al premio-porcellum). E qui Grillo sbaglia. Anche perché, se non abbiamo capito male, è questo il percorso scelto per il Quirinale: interpellare online gli iscritti per conoscere il loro candidato preferito e poi votarlo con 163 voti sicuri nelle Camere riunite dal 18 aprile, nella speranza che altri partiti o parlamentari sciolti si associno (piano A). Se ciò non avvenisse e il candidato a 5 Stelle restasse al palo dei 163 voti, si riproporrebbe il dilemma già sorto con l’elezione dei presidenti delle Camere: votare scheda bianca (piano B), o accodarsi al candidato meno peggiore proposto dagli altri (piano C), o concordare con qualcuno degli altri (si spera non con B.) un presidente accettabile (piano D)? La decisione, se vale sempre quel che scrisse Grillo per i vertici delle Camere, verrà presa a maggioranza dai gruppi parlamentari: e sarebbe saggio, se sfumasse il piano A, optare per il D. Tutto ciò premesso, è francamente insopportabile il trattamento doppiopesista che politici e media continuano a riservare al M 5 S rispetto agli altri partiti. Se Grillo ripete le cose che dice da sette anni su Pdl e Pdmenoelle, è Hitler reincarnato che emana diktat antidemocratici, editti, epurazioni e ostracismi, ovviamente per “fare soldi” da quel “miliardario” che è, e perché sotto sotto fa il gioco di Berlusconi (anzi, ha fatto un “patto” con lui, come scrive impudentemente l’Unità). Se invece Renzi propone un patto di governo con B., se Bersani vuole incontrare B. per accordarsi sul Quirinale, se il Pd non vuole nemmeno Prodi al Colle perché “divide” (da B., s’intende), va tutto bene. Tre giorni fa il Fatto, e poi il Corriere, e persino Repubblica (in una micronotizia di 18 righe a pag. 18), rivelano la lettera di un sedicente “uomo d’onore della famiglia di Alcamo” che anticipa il piano stragista “degli amici romani di Matteo” Messina Denaro contro i pm Nino Di Matteo e Nico Gozzo per impedire “un governo di comici e froci”. Cioè un governo con Grillo e una parte della sinistra, sul modello siciliano della giunta Crocetta. Gli inquirenti ritengono serissima la minaccia, perché l’anonimo conosce alla perfezione gli spostamenti dei due magistrati e i punti deboli della loro sorveglianza, con particolari noti solo a chi li abbia pedinati per lungo tempo. Bene, anzi male: non solo nessun’autorità di Stato e di governo pronuncia un monosillabo per dare solidarietà e sostegno ai magistrati nel mirino. Ma nessuno scrive e nessuno commenta il diktat di Cosa Nostra contro il governo di “comici e froci”. Ogni giorno si riempiono pagine e spazi tv su Grillo e i “grillini”; ma, quando un mafioso scrive che gli amici romani di Cosa Nostra non li vogliono al governo, tutti tacciono. Immaginate se la lettera dicesse “non vogliamo al governo il Pd”, o “Monti” o (ipotetica del terzo tipo) “Berlusconi”: sarebbe il titolo di apertura di tutti i giornali e tg. Gli stessi che dipingono gli eletti di 5 Stelle come un branco di zotici analfabeti, ma se il presidente del Senato Piero Grasso definisce la Costituzione figlia delle culture “liberale, socialista e monarchica”, ignaro della XIII disposizione finale che esiliava i Savoia, tutti zitti. Grillo ha torto marcio quando insulta i giornalisti. I quali però ce la mettono tutta per dargli ragione”.